Beppe Grillo alla stampa tedesca: l'Italia è "de facto fuori dall'euro"

In un'intervista alla stampa tedesce il leader del Movimento 5 Stelle avverte: "Siamo de facto già fuori dalla moneta unica"

Beppe Grillo continua a dire no. No a Bersani e al Pd; no all’Europa, a questa Europa. E questo è noto. Secondo il blogger genovese tuttavia anche l’Unione europea presto dirà no all’Italia che “de facto già fuori dall'euro”. Secondo il Grillo pensiero gli stati del Nord manterrà il bel paese nell’eurozona “fino a che non riavranno gli investimenti effettuati dalle loro banche sui titoli di stato italiani. Dopo di che ci lasceranno cadere come una patata bollente”. Queste le convinzioni che il “garante” dei 5 Stelle – dal 18 dicembre presidente con suo nipote Enrico vice – rilasciate al quotidiano tedesco ‘Handelsblatt’.

Giornale tedesco, paura tedesca (che per un Monti bis sarebbe stata pronta a fare il triplice salto mortale), questioni europee. A cominciare dai confini. Dentro o fuori il perimetro dell’Unione. Il quesito secondo il blogger potrebbe essere sciolto solo attraverso un referendum popolare. La scelta di abbandonare la moneta unica non spetterebbe ai partiti, ne tantomeno a Grillo, ma solo ai cittadini. Magari con un referendum online come, più in generale, dovrebbe accadere per “tutti temi sui quali non si è tenuto conto della Costituzione”.

Referendum popolare, fuoriuscita dalla moneta unica. Roba forte. Tanto che poco sotto tranquillizza gli animi all’ombra della Porta di Brandeburgo. Nessun colpo di testa, l’Europa non deve “avere paura” del Movimento 5 Stelle, che è “come la rivoluzione francese, ma senza ghigliottina”. Anche se non mancano i però e gli appunti: come la necessità di un Europa con più “democrazia”. E un “piano b”, da sviluppare al più presto: “Perché non abbiamo una politica comune sul fisco o sull'immigrazione? Perché si è arricchita solo la Germania?”. E sul lavoro svolto dal governo Monti, appunto? Il giudizio è impietoso: “Un amministratore fallimentare per conto delle banche che, invece di tagliare in alto i salari dei top-manager o dell'apparato dello stato, ha appioppato tasse più elevate in basso ai cittadini”.

POVERO PAESE – E mentre a Montecitorio è in corso la riunione dei parlamentari 5 Stelle da cui dovrebbero fuoriuscire i nomi dei candidati alla presidenza di Camera e Senato (anche se non è detto che tutti i dubbi vengano sciolti, per via delle perplessità dei papabili che vorrebbero pensarci almeno una notte), Grillo prima e Crimi dopo hanno continuato a fare il punto. A loro modo, passando per la via dei social network. “Povero Paese – si rammarica Grillo che si scaglia contro il Pdl – dove deputati e senatori della Repubblica si umiliano in gruppo per il loro padrone e occupano un tribunale della Repubblica senza che nessuno intervenga, senza il minimo pudore. Come faranno a guardarsi in faccia?”. E poi, sempre sulla stessa lunghezza d’onda, butta la croce addosso anche a Giorgio Napolitano: “Povero Paese dove un presidente della Repubblica invece di andare in prima serata in televisione a condannare un atto eversivo di portata enorme come la triste sfilata di parlamentari negli uffici giudiziari, riceve Alfano (ex ministro della Giustizia...) al Quirinale il giorno dopo”.

CRIMI – E mentre Grillo picchia contro il gruppo guidato da Berlusconi, Crimi da facebook sfida la politica tutta, il “Pdmenoelle e il Pdl”: “Visto che tutti sostenete di voler fare solo gli interessi del popolo, che sostenete la necessità di avere un governo perché si possa dare risposta alla crisi che sta attraversando questo paese, non perdiamo tempo, non perdiamoci in chiacchiere, e anche con le consultazioni in corso costituiamo e facciamo iniziare a lavorare le commissioni”.  “Non subordiniamo l’attività parlamentare alla fiducia al governo, al più è il contrario in quanto l’inizio dell’attività governativa dipende dal Parlamento”. Il tutto, in chiave lotta ai costi della politica, per una questione di buste paga: “Non perdiamo un mese e mezzo come è prassi, sarebbe anche una mensilità inutile di stipendio per mille parlamentari”.

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