"Italia razzista e xenofoba", così la politica diventa mandante morale della spirale di odio

"L'8% dei candidati alle elezioni hanno utilizzato sistematicamente espressioni di odio che in alcuni casi si configurerebbero anche come reati". L'analisi di Amnesty che boccia la politica italiana: "Migranti, musulmani, rom e gay nel mirino"

FOTO ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Un Paese "intriso di odio e di ostilità, che discrimina, razzista e xenofobo, che rifiuta le opinioni diverse, le culture diverse. Non so se è questa l'Italia che vogliamo, purtroppo è l'Italia che sta uscendo da questa campagna elettorale, da questi ultimi mesi di dibattito politico". E' duro il ritratto fatto da Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International, in occasione del lancio del Rapporto 2017-2018 dell'organizzazione.

"Se la politica non sarà capace di riportare il dibattito sulla retta via, su quella del confronto democratico e civile, sul rispetto delle altre persone, è un'Italia che rischia di andare a rotoli", ha rincarato Rufini, ricordando come solo nel 2014 l'Italia era "ancora orogliosa di salvare i migranti in alto mare e ancora considerava l'ospitalità, l'assistenza un valore importante in cui si riconosceva la maggior parte della popolazione". Oggi, invece, è "Paese intriso di razzismo, che rifiuta l'altro e che ha paura dell'altro, ma si tratta di una paura ingiustificata", perchè l'Italia è "un Paese dove i livelli di sicurezza non hanno fatto altro che crescere e dove oggi il tasso di crimini violenti è sotto la media europea", e "dove persino la situazione economica nell'ultimo anno ha fatto registrare dei miglioramenti". Per il direttore di Amnesty si è "quindi creata una dinamica che va al di là delle ragioni, ed è forse fatta solo di istinti, di paure ed emozioni, risultando così più pericolosa".

Questo "clima impossibile sta uccidendo ogni possibilità di un confronto di idee, di culture, di confronto democratico, di dibattito politico", ha sottolineato, per cui "ormai si ricorre alla violenza, all'incitamento alla violenza, ma anche all'esecuzione della violenza, come si è visto a Macerata, a Palermo, a Perugia, tutti fatti gravissimi".

Amnesty, ecco gli strumenti per combattere l'odio

Si tratta innanzitutto di una "Task force: Hate Speech", specializzata nel monitoraggio, attivazione e contrasto alla diffusione dell'odio online; parte del personale di questa task force è stata impiegato di recente nel progetto "Conta fino a 10, Barometro dell'odio", che monitora le dichiarazioni di 1.400 candidati alle elezioni di marzo in tutta Italia.

Per quanto riguarda il primo progetto, Rufini ha spiegato che da giugno del 2017 a oggi il personale ha lavorato su internet per "contrastare i discorsi di odio, le notizie false, i pregiudizi contro categorie vulnerabili, cercando di riaprire spazi di dialogo sui social media, che oggi appaiono il coagulo di tutta questa ostilità, odio e marciume che stanno avvelenando la nostra società". Quindi è stata creata una task force di 80 persone attive sul territorio, che da settembre a oggi ha condotto 500 interventi di dialogo complesso con persone difficili". Da questi 500 interventi "si può dire che migranti e rifugiati rappresentano l'80% delle vittime di questa ostilità, seguiti dai rom (15%) e dalle persone Lgbt (5%)". 

I candidati fanno politica con espressioni di odio

Dal secondo progetto, che monitora le dichiarazioni di 1.400 candidati alle elezioni di marzo in tutta Italia - quelle rilasciate sui propri profili Facebook e Twitter da tutti i candidati ai collegi uninominali dei primi quattro partiti e coalizioni, dai tutti e 17 i leader, più i candidati alla presidenza delle regioni Lazio e Lombardia - è emerso che "117 candidati (8%) hanno utilizzato sistematicamente espressioni di odio che in alcuni casi si configurebbero anche come reati, ma c'è inerzia da parte di autorità politiche, autorità giudiziarie e polizia nel perseguire chi commette tali reati e nell'identificare la fattispecie di reato".

"Il 42% delle dichiarazioni segnalate ad oggi provengono da leader, il 37% da candidati parlamentari e il 21% da candidati presidenti - ha proseguito - un leader su tre fa ricorso a discorsi offensivi, razzisti e di odio. Il 50% delle dichiarazioni sono da attribuire a candidati della Lega, il 27% a Fratelli di Italia e il 18% a Forza Italia. Il 79% delle dichiarazioni ha come bersaglio la migrazione, il 12% veicola discriminazione religiosa (islamofobia), il 5% ha come bersaglio i rom e il 4% veicola discriminazione di genere".

"A fronte di tale situazione solo una cittadinanza attiva e consapevole può fare la differenza, per tornare a difendere i diritti dei più deboli e a ribadire che siamo tutti uguali".

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