Pensioni a mille euro, reddito di cittadinanza e canone Rai abolito: le fragorose promesse elettorali

Ma ci sono anche la flat tax e l'abolizione della legge Fornero. E un grande assente: il mondo dei giovani. Analisi (e costi) delle promesse elettorali dei principali partiti che si contenderanno la leadership il prossimo 4 marzo

Nel suo discorso di fine anno e di fine legislatura, a poco più di due mesi dalle elezioni politiche del 4 marzo che "aprono una pagina bianca" e richiedono "ampia partecipazione" dei cittadini, Sergio Mattarella ha chiesto uno scatto vero alla politica. Il capo dello Stato ha richiamato i partiti al dovere di presentarsi con proposte realistiche e concrete. A sessanta giorni dal voto, di questo dovere al momento non c'è traccia. La campagna elettorale cominciata da poco non sembra dissimile dalle precedenti: i quattro maggiori partiti che si contenderanno la leadership nelle elezioni politiche del 4 marzo hanno ingaggiato una sorta di gara a chi la spara più grossa. Il taglio delle tasse rappresenta il fulcro delle promesse elettorali di Forza Italia, Pd, Movimento 5 stelle e Lega. E poi ci sono le pensioni, un altro "classico" epicentro delle campagne elettorali italiane.

Fisco e pensioni, d’altra parte, sono due temi da sempre centrali nel dibattito pubblico e politico: chi governa, o aspira a farlo, sa bene che blandire contribuenti e pensionati è il modo più sicuro per prendere voti e garantirsi un posto al sole nel prossimo Parlamento. E pazienza se l'intero sistema va a ramengo. Nelle promesse - un bel po' inverosimili, diciamo la verità - prevalgono retorica e slogan urlati per sedurre l'elettorato. A destra e a sinistra. Ma chi paga? Chi paga, soprattutto, in una situazione finanziaria che resta grave, con un debito pubblico inquietante e un concreto rischio di instabilità post voto? Come sottolinea Il Sole24Ore, "già prima dell’estate si aprirà il confronto con Bruxelles per circa 4 miliardi di correzione e nella prossima legge di Bilancio una decina di miliardi dovranno essere recuperati per impedire l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia".

C'è una new entry, oggi, nel calderone delle promesse agli elettori. E' l'abolizione del canone Rai (da sostituire con un finanziamento statale), una mossa clamorosa che secondo un'indiscrezione di Repubblica Matteo Renzi sarebbe sul punto di proporre nella prossima direzione del Pd. Di fronte a questa ipotesi, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda non esita a reagire duramente su Twitter: "Spero che l'idea di abolire il canone Rai sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia la proposta del Pd per la campagna elettorale come riportato da Repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro".

Pensioni, lavoro, tasse e reddito di cittadinanza: tutte le promesse elettorali

E' solo l'ultima "scommessa" dei partiti. Passiamo in rassegna le promesse elettorali dei maggiori contendenti: la Lega punta sull'abolizione della legge Fornero, ovvero riabbassare l'età pensionabile. Sul punto, il leader della Lega è stato categorico: "Non vedo l’ora di vincere per stracciare la legge Fornero, e farla piangere ancora. Ne piange una, ne sorridono in milioni". Costo: circa 140 miliardi di euro. Sullo stesso tema, Forza Italia promette l'innalzamento delle pensioni minime a mille euro. Silvio Berlusconi ha infatti un progetto ambizioso enunciato di recente in un videomessaggio su Facebook: "L’obiettivo a portata di mano - ha spiegato il Cav - è quello di accrescere la prospettiva di vita fino a 125 anni". Nientemeno. Secondo Berlusconi oggi lo Stato si comporta in un modo "profondamente ingrato ed ingiusto" nei confronti dei pensionati. "Noi consideriamo indispensabile, nonché moralmente doveroso, aumentare i minimi pensionistici ad almeno mille euro al mese per 13 mensilità". Nessuno deve essere escluso, comprese "quelle persone che hanno lavorato la sera, di domenica, durante le ferie estive, senza essere mai pagate". Queste persone, ha aggiunto Berlusconi, sono "le nostre mamme", ovvero le casalinghe, "che devono avere la possibilità di trascorrere una vecchiaia serena e dignitosa".

Pensioni, via la Fornero e aumenti alle minime: tutte le promesse elettorali 

L'innalzamento delle minime costerebbe circa 18 miliardi di euro, ma non è ancora chiaro da dove arriveranno i soldi. Forza Italia vuole anche una flat-tax, ossia un'aliquota unica (per Salvini al 15%, per Berlusconi al 20%) che sostituirebbe quelle previste attualmente per l’Irpef. Il tutto al costo di circa 40 miliardi di euro. Il Movimento 5 stelle propone il reddito di cittadinanza al costo di "soli" 15 miliardi di euro: verrebbe coperto - almeno nelle intenzioni - aumentando le tasse su banche e assicurazioni e riducendo le attuali agevolazioni fiscali. Oltre al mantenimento del bonus degli 80 euro, il Pd infine vorrebbe rimodulare le aliquote fiscali in favore delle famiglie con figli, anche qui al costo di circa 15 miliardi di euro.

Reddito di cittadinanza e reddito minimo: ecco qual è la differenza 

In questa pletora di slogan in vista del voto, c'è una parola che non compare quasi mai: giovani. Nei programmi elettorali si fa molta fatica, per usare un eufemismo, ad affrontare le questioni che riguardano la fascia di elettorato sotto i trent'anni. Come se il lavoro giovanile, la disoccupazione o inattività dei ventenni/trentenni, la scuola, gli affitti alle stelle, non fossero emergenze sociali. Non stupiamoci poi troppo se quei "ragazzi del '99" citati dal presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno preferiscano godersi una serie tv o leggersi un buon libro anziché andare a votare. 
 

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