Di Maio, "giallo" sulle larghe intese: cosa farà il M5s dopo il voto

Secondo una fonte dell'agenzia Reuters il candidato del M5s sarebbe pronto a formare un governo "con Pd, Forza Italia e Lega". Secca smentita del pentastellato: "Mai parlato di alleanze, c'è stato un problema di traduzione"

Luigi Di Maio

E quindi cosa faranno i 5 Stelle dopo le elezioni del 4 marzo 2018? Secondo l’agenzia Reuters, che cita una fonte che ha partecipato aLL'incontro tenutosi ieri a Londra tra Di Maio e alcuni rappresentanti dei maggiori fondi di investimento mondiali, il candidato del M5s "sarebbe disponibile ad un governo di larghe intese con Pd, Forza Italia e Lega nel caso in cui il voto del 4 marzo non consegnasse un risultato chiaro".

"Di Maio ha detto ripetutamente che se non avrà seggi sufficienti per governare da solo, vede la probabilità di un governo sostenuto da tutti i principali partiti, inclusi i 5 stelle", avrebbe detto la fonte citata da Reuters. 

M5s pronto alle larghe intese? La replica di Di Maio

Di Maio ha replicato a stretto giro spiegando su Facebook che  "quanto riportato dall’agenzia Reuters non corrisponde al vero".
"Agli investitori internazionali incontrati oggi a Londra - ha detto Di Maio - ho ribadito ciò che ho sempre detto: che il giorno dopo le elezioni, se non dovessimo avere la maggioranza dei seggi, farò un appello pubblico a tutte le forze politiche invitandole a convergere sui temi e sulla nostra squadra di governo, senza alcun tipo di alleanze, inciuci o scambi di poltrone di governo".

Cosa faranno i 5 Stelle dopo il voto del 4 marzo

Il candidato del M5s ha chiarito meglio la sua posizione parlando in un secondo momento all’ANSA: "Nessun governo di larghe intese, come abbiamo sempre detto presenteremo una squadra di governo prima delle elezioni. Dopo, se non ci dovesse essere una maggioranza assoluta del M5S chiederemo di mettere assieme ai nostri 20 punti altri punti legati ai nostri valori". Di Maio  ha poi ipotizzato che con il suo interlocutore "probabilmente c’è stato un problema di traduzione".

Tradotto dal politichese: dopo il 4 marzo Di Maio chiederà alle altre forze politiche di appoggiare un governo a 5 Stelle, sottoscrivendo i 20 punti del programma del M5s e aggiungendone eventualmente altri non sgraditi ai pentastellati. L’esecutivo però, se abbiamo capito bene, sarebbe totalmente guidato dai 5 Stelle: nessun ruolo di governo sarà "offerto" al partito o ai partiti che decideranno di sostenere il governo. 

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Gli inglesi e i problemi di traduzione dal politichese

Sul Tempo Carlantonio Solimene azzarda un’ipotesi interessante: "L’inghippo - spiega - sta nella testa della fonte, che essendo presumibilmente una persona razionale, ha tradotto le parole di Di Maio sulla 'convergenza' nell’unico modo in cui una persona razionale le avrebbe comprese: governo di larghe intese". In poche parole "gli inglesi sono troppo razionali per capire Di Maio".

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