Casellati, Fico o il "fattore G": le scelte di Mattarella per un Governo senza Salvini e Di Maio

Dopo due infruttuosi giri di consultazioni e dopo aver concesso cinque giorni alle forza politiche per trovare un accordo, il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha fatto la sua scelta tra varie le opzioni che il Quirinale ha per dare un governo all'Italia

Chi sarà il prossimo presidente del Consiglio? È una domanda che gli italiani si pongono da oltre un mese. Dopo le elezioni del 4 marzo 2018 che hanno restituito l'immagine di un paese diviso in tre in cui nessuna forza politica ha una maggioranza parlamentare autonoma, sono state infruttuose i due round di consultazioni portati avanti dal presidente delle Repubblica al Quirinale e, mentre le vicissitudini internazionali richiederebbero un governo nel pieno delle sue funzioni, sono ancora lontane le posizioni dei due leader che hanno rivendicato la vittoria. 

Quale Governo? Lo stato delle cose

Mattarella ha scelto: mandato esplorativo alla Casellati | Quante possibilità di successo ci sono?

Quali sono le possibili alleanze di governo

Matteo Salvini, leader incoronato del centrodestra dopo l'abdicazione di Silvio Berlusconi, vede scemare di giorno in giorno la possibilità di ottenere l'incarico di formare un nuovo governo a trazione leghista per presentarsi alle Camere per il voto di fiducia.

Salvini premier: probabilità in calo

D'altronde il leader leghista non ha fatto mistero di non voler offrire il fianco ad un confronto parlamentare senza avere i numeri di una solida maggioranza alla Camera e al Senato, una condizione che si potrebbe verificare solo se il gruppo parlamentare leghista abbracciasse il Movimento 5 stelle abbandonando gli alleati della coalizione di centrodestra, rischiando tuttavia la rottura di un patto che lega il Carroccio a Forza Italia e Fratelli d'Italia in decine e decini di amministrazioni regionali e comunali in tutta Italia. Oppure, e qui si entra nel campo della fantapolitica, Movimento 5 stelle da una parte e Forza Italia d'altra dovrebbero interrompere la faida che ha portato Di Maio e Berlusconi a sfidarsi a forza di veti incrociati. 

Salvini: "Mai al Governo col Pd, o accordo con M5s o si va a votare"

Luigi Di Maio, capo politico del M5s, dal canto suo non ha fatto mistero di voler chiudere in fretta l'accordo con Salvini già dopo la spartizione delle poltrone di Camera e Senato, ma a fronte dell'aut aut del leader leghista ha deciso di far scendere la serranda del forno.

Di Maio premier: la tentazione di andar da soli

Fuori di metafora, nelle ultime ore è tornato in auge il dibattito tra gli attivisti 5 stelle sull'opportunità di un governo condiviso con il Partito Democratico, magari con un appoggio esterno ad un "monocolore pentastellato". Tuttavia, nonostante l'apertura del segretario reggente del Pd Maurizio Martina, le resistenze tra i pentastellati così tra la maggioranza renziana dei "Dem", anche l'ipotesi di un esecutivo pentademocratico è deputato a finire tra le ipotesi di scuola di fantapolitica. 

Renzi detta la linea al Pd: "Nè con Di Maio nè con Fico"

E se invece la Lega giocasse la carta di Giancarlo Giorgetti? Il nome del numero due del carroccio era finito nei commentari politici quando, uscendo dal secondo incontro con il Capo dello Stato, la delegazione del centrodestra era apparsa unita solo nelle foto di gruppo per i fotografi.

Giorgetti premier: l'arrocco del Cavaliere

Chi è Giancarlo Giorgetti

Uscendo dal Quirinale dopo che per la prima volta Salvini davanti alle telecamere non aveva rivendicato per se il ruolo di candidato premier, Berlusconi era stato pizzicato dai cronisti parlottare fitto con il capogruppo della Lega. Tra le frasi raccolte nel cortile del Quirinale un istrionico "Ma tu poi raccogli i voti dei comunisti", quasi a svelare un piano per rinverdire il patto del Nazareno per un governo centrodestra - Pd in cui l'ex cavaliere potrebbe giocare ancora un ruolo determinante. Se ne è parlato poco, come spesso succede per i piani ben riusciti. 

I tre nomi di Mattarella

ipotesi governo mattarella-2

Nel gioco dell'oca della politica post elettorale al Capo dello Stato potrebbe non restare altra opportunità che calare la carta del governo istituzionale. Nelle mani di Mattarella, che già al termine della scorsa settimana aveva fatto intendere che il tempo concesso ai partiti per trovare una mediazione fosse tutt'altro che infinito, le pedine sono sostanzialmente due: la seconda e terza carica dello Stato, il neo presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il neo presidente della Camera Roberto Fico.

Casellati premier: la prima donna a palazzo Chigi

Chi è Elisabetta Casellati

L'incarico esplorativo che Mattarella potrebbe riservare alla senatrice Casellati rischia di avere un respiro davvero corto. Maria Elisabetta Alberti Casellati è infatti una forzista della prima ora, legatissima a Silvio Berlusconi e proprio per questo difficilmente potrebbe raccogliere i voti dei parlamentari del Movimento 5 stelle al momento della fiducia per un governo istituzionale. 

Fico premier: l'occhiolino del M5s alla sinistra

Chi è Roberto Fico

Il presidente del Senato Roberto Fico rappresenta l'ala più ortodossa del Movimento 5 stelle, e anche il temperamento più di sinistra. Potrebbe raccogliere i voti del gruppo Misto, autonomie, forse pure dei deputati e senatori di Liberi e Uguali ma non basterebbe ad ottenere una solida maggioranza per permettare al Movimento 5 stelle di non navigare a vista al timone di un governo monocolore. È forse il suo il nome giusto per un governo tutti-dentro? Per il Pd aver detronizzato il candidato premier Luigi Di Maio potrebbe essere considerato una mezza vittoria. Matteo Renzi ammettendo la sconfitta aveva annunciato di godersi questi momenti mangiando pop corn. Potrebbe bastare per far muovere i suoi che rappresentano ancora la maggioranza della pattuglia 'dem' in parlamento? 

Niente consultazioni per il Pd: ecco l'anti renziano per l'accordo con il 5 stelle

Enrico Giovannini, ex ministro del governo Letta

Gentiloni premier: la forza calma del "conte"

Chi è Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni Silveri si è trovato a palazzo Chigi solo apparentemente per caso: la forza calma della sua politica mai urlata lo ha portato a rivestire incarichi di alto profilo da quasi 20 anni, ed ha inoltre ottimi rapporti con il Vaticano fin dal Giubileo del 2000 quando era assessore al Comune di Roma. Il nome di Gentiloni resta un passepartout oggi come lo era stato subito dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016: aveva il compito di traghettare l'Italia verso le nuove elezioni, non è detto che la condizione non si possa ripetere. 

La strada per un reincarico a Gentiloni e uno scioglimento anticipato delle Camere è una ipotesi in crescita, nonostante l'eccezionalità di una "prima storica", ma non serve guardare lontano per accorgersi di quanto la politica italiana si sia trovata impreparata ad un cambio epocale di scenario. Ed è bene ricordarlo, gli italiani torneranno alle urne con una certa costanza nel 2018 per le elezioni regionali e amministrative, mentre nel 2019 le urne saranno già predisposte in tutto il territorio nazionale per eleggere i nuovi rappresentati al parlamento europeo: chissà che non sia l'occasione per chiedere nuovamente agli italiani quale governo dare al Paese.

elezioni 2018-3-4

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