Lega, il Nord vale 3 milioni di voti: elezioni 2019 l'ultima sfida di Salvini

Non ha più la parola "Nord" sostituita nel simbolo dalla dicitura "autonomia" ma all'ideale ricongiungimento della Padania sotto l'amministrazione leghista manca all'appello solo il Piemonte e l’Emilia-Romagna che andranno al voto nel 2019. L'analisi di Sartoria Politica

Matteo Salvini a Mori (Trento), 19 ottobre 2018. ANSA/JACOPO SALVI

Le elezioni in Trentino hanno confermato il momento positivo, soprattutto al Nord, della Lega di Matteo Salvini. Una mappa aggiornata con le ultime tornate elettorali regionali evidenzia come il Carroccio stia man mano avanzando e conquistando tutte quelle regioni che fanno parte della Padania, obiettivo fondante del movimento con l'emblema di Alberto da Giussano anche se il toponimo non è più nel simbolo del partito. 

Quello che, però, rimane è l’obiettivo dell’indipendenza e autonomia da parte delle Regioni. Anche in Trentino, il candidato Massimo Fugatti, si è presentato con una Lega senza più la parola "Nord" sostituita nel simbolo dalla dicitura "autonomia".

In Trentino-Alto Adige boom della Lega

Una mossa che va nella stessa direzione delle altre due regioni a traino leghista: Lombardia e Veneto. Proprio in questi giorni il presidente lombardo Attilio Fontana, ad un anno dal referendum sull'Autonomia, consegnerà al ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie del Governo Conte, Erika Stefani, il testo di quello che potrebbe essere l’accordo.

Aggiungendo quindi la provincia di Trento, e quella di Bolzano dove si è posizionata con il 11,1% come primo partito italiano, ai risultati già raggiunti in Veneto con Luca Zaia, in Lombardia con Attilio Fontana, in Friuli-Venezia Giulia con Massimiliano Fedriga e alla Liguria, dove con Giovanni Toti amministra la regione da primo partito del centrodestra e che sommando i voti assoluti raggiunti dalle sue liste al nord la Lega raggiungerebbe quasi la soglia dei 3 milioni di voti.

Elezioni regionali, 2019 voto in Piemonte e Emilia Romagna

All'ideale ricongiungimento della Padania sotto l'amministrazione leghistia mancherebbero all’appello il Piemonte e l’Emilia-Romagna, entrambe governate dal Partito Democratico e che il prossimo anno torneranno al voto. Le previsioni attuali, in queste due regioni, non sono rassicuranti per il centrosinistra e potrebbero aprire il varco definitivo per la conquista totale del Nord.

Nota metodologica: l'analisi di Sartoria Politica prende in considerazione le seguenti liste alle ultime tornate elettorali regionali di riferimento:
Regionali Veneto 2015: Lega 17,8% (329.966); lista Zaia Presidente 23,08 (427.363)
Regionali Lombardia 2018: Lega 29,64% (1.553.798); lista Fontana Presidente 1,46% (76.644)
Regionali Friuli Venezia Giulia 2018: Lega 34,87% (147.464)  
Regionali Liguria 2015: Lega 20,25% (109.209)
Provinciali Bolzano 2018: Lega 11,1% (31.510 voti)
Provinciali Trento 2018: Lega 27,09% (69.116 voti) 

Salvini e Di Maio: accordo su decreto sicurezza

Intanto dopo la bufera tra Lega e M5s sul condono fiscale, il lunedì passa all'insegna del dialogo e dei giuramenti di lealtà reciproca tra Salvini e Di Maio. Si attende la reazione della commissione europea alla lettera inviata dal governo in cui si ribadisce la volontà di non cambiare la Manovra. Dopo la bocciatura attesa per domani, l'Italia ha tre settimane per inviare un nuovo documento, entro il 13 novembre. E le cattive notizie non sono finite. Dopo quello di Moody's, venerdì prossimo arriverà il giudizio di un'altra agenzia di rating: Standard&Poor's. Mentre lo spread resta sopra i 300 punti.

Dopo l'accordo sul condono, sembra esserci anche l'accordo sul decreto sicurezza: il provvedimento, all'esame del Senato, simbolo della lotta all'immigrazione di Salvini: oggi il relatore del testo e presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, il leghista Stefano Borghesi, ha annunciato che 19 degli 81 emendamenti saranno condivisi da tutta la maggioranza. Gli altri, se non ritirati, saranno considerati iniziativa personale con nessuna speranza di passare.

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Altra questione la nomina del presidente della Consob, dopo le dimissioni di Mario Nava chieste dalla maggioranza, uno dei nomi circolati è quello dell'economista Antonio Rinaldi, amico del ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona: Rinaldi sabato si è fatto vedere alla kermesse Italia 5 Stelle al Circo massimo dove il popolo pentastellato gli ha riservato un vero e proprio bagno di folla.

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