Ergastolo ostativo, la Corte di Strasburgo respinge il ricorso dell'Italia: "Riformi il carcere duro a vita"

La Grand Chambre della Corte Europea dei Diritti Umani ha respinto la richiesta avanzata dal nostro Paese di un nuovo giudizio sull'ergastolo ostativo dopo aver già condannato l'Italia lo scorso 13 giugno

La Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che l'Italia deve riformare la legge sull'ergastolo ostativo, ossia il carcere a vita che non prevede benefici né sconti di pena e che viene applicato dal nostro sistema giudiziario per reati gravissimi come l'associazione mafiosa o il terrorismo, in assenza di collaborazione con la giustizia da parte del condannato. La Grand Chambre ha rifiutato la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal governo italiano dopo la condanna, che adesso diventa definitiva, emessa lo scorso 13 giugno sull'ergastolo ostativo. Con quella sentenza, che riguardava il caso di Marcello Viola, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che la condanna al carcere a vita "irriducibile" inflitta al ricorrente viola l'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti umani.

Il ricorso di Marcello Viola contro l'ergastolo ostativo

Marcello Viola, nato nel 1959, fino al giugno scorso era detenuto nel carcere di Sulmona, nell'Aquilano, per scontare condanne per reati tra i quali associazione mafiosa, omicidio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi da fuoco. Tra il 2000 e il 2006 è stato sottoposto al regime carcerario speciale 41 bis; il 14 marzo 2006 il Tribunale di Sorveglianza ha accolto un ricorso di Viola e ha posto fine al 41 bis. Viola ha poi chiesto di poter lasciare il carcere con un permesso per due volte; in entrambi i casi la richiesta è stata respinta, perché il condannato non aveva collaborato con la giustizia, né era stato accertato che avesse rescisso i legami con l'associazione criminale. Nel 2015 il detenuto ha fatto ricorso, invano, poiché la concessione di permessi è condizionata alla collaborazione con la giustizia e all'interruzione permanente dei legami con la mafia; anche la Corte di Cassazione, il 22 marzo 2016, ha respinto le richieste di Viola. Il condannato ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani, che fa capo al Consiglio d'Europa, organizzazione internazionale che conta 47 Stati membri (da non confondersi con il Consiglio Ue e con il Consiglio Europeo, istituzioni dell'Ue), e non all'Unione Europea, sostenendo che l'ergastolo "irriducibile" viola l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, che proibisce i trattamenti inumani e degradanti, e l'articolo 8, che prevede il rispetto per la vita privata e familiare. Per il detenuto, il regime carcerario cui è sottoposto è "incompatibile" con l'obiettivo della riabilitazione e della reintegrazione sociale del reo. Il ricorso alla Corte è stato depositato il 12 dicembre 2016.

"Così si mette a rischio il 41 bis"

Per il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra la decisione della Corte di Strasburgo mette "a rischio il 41 bis". Nel corso di una diretta su Facebook, Morra ha spiegato che il 41bis "è il regime che controlla rigorosamente ogni forma di comunicazione, nel 41bis non si può, né si deve comunicare perché, non avendo dato un segnale di ravvedimento, il detenuto è considerato ancora parte dell'associazione mafiosa".

 "Cari giudici e giuristi di tutta Europa e del mondo, se voi sapeste che cosa significa la lotta alla mafia forse uno scrupolo in più prima di emettere sentenze di tal fatto lo avreste, ma evidentemente ancora bisogna capire", ha detto Morra. "Oggi siamo stati sconfitti su un fronte importantissimo, cercheremo di capire in tutte le sedi opportune e legittimate giuridicamente come evitare effetti peggiori di questo rigetto operato dalla Cedu - continua Morra - Al tempo stesso faremo piena informazione perché sempre più europei capiscano che le mafie non vanno sottovalutate ma combattute". "Qui si è offesa la memoria di uomini come Falcone, Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa", ha sottolineata Morra. "La notizia intristisce tutti coloro che ritengono che le mafie devono essere combattute con la massima fermezza e determinazione", ha ricordato il presidente della commissione Antimafia. "L'azione di contrasto alle mafie deve essere il primo obiettivo di qualsiasi seria azione di governo".

Antigone: "Non c'è alcun allarme sociale"

Soddisfatta invece l'associazione Antigone. "La Corte dei diritti umani di Strasburgo codifica un principio per l'Italia che in passato ha riguardato anche altri Paesi: l'ergastolo senza prospettiva di rilascio viola l'articolo 3 della Convenzione che vieta la tortura", ha detto all'Adnkronos Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "Siamo totalmente d'accordo sul fatto che ci deve essere sempre una prospettiva di rilascio. E chiunque oggi dica che adesso si introduce un automatismo nell'uscita, afferma qualcosa non corrispondente al vero. Non c'è alcun allarme sociale. Sostenere che i mafiosi adesso escono dal carcere, significa non fidarsi dei giudici". Gli ergastolani in Italia sono circa 1.700, di cui due terzi ostativi. "Avevo cofirmato – ha ricordato Gonnela – un atto di intervento davanti alla Corte per cui bisogna restituire ai giudici, organo dello Stato, la possibilità di decidere caso per caso quando vi sia la possibilità di non morire in carcere per chi ha dato prova di partecipazione ai progetti di reintegrazione sociale. Detto questo ora, bisogna andare a modificare la legge. Perché la sentenza è un invito al legislatore".

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