Ergastolo, il caso Marcello Viola e la condanna all'Italia sul "fine pena mai"

La sentenza della Corte europea dei diritti umani riguarda il caso di Marcello Viola, condannato per associazione mafiosa, omicidi e rapimenti, in prigione dagli anni Novanta. Perché Strasburgo ha bocciato l'ergastolo ostativo

Secondo la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, l'ergastolo ostativo - il cosiddetto "fine pena mai" - è contrario all’articolo tre della Convenzione europea per i diritti umani perché viola il diritto del condannato a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Ecco perché l'Italia, secondo Strasburgo, deve rivedere questa legge. Si tratta di una sentenza che in assenza di ricorsi sarà definitiva tra tre mesi. 

Bocciata la legge dell'Italia sull'ergastolo: il caso di Marcello Viola

La sentenza della Corte di Strasburgo è relativa al caso di Marcello Viola, condannato all'ergastolo per associazione mafiosa, omicidi e rapimenti, in prigione dall'inizio degli anni Novanta. Attenzione: la sentenza non comporta la liberazione di Viola, ma l'Italia è condannata a pagargli seimila euro di spese legali. La decisione della Corte europea si basa sul fatto che chi è condannato al carcere a vita (ergastolo ostativo) non può ottenere, come gli altri carcerati, alcun "beneficio" - come per esempio i permessi d'uscita, o la riduzione della pena - se non collabora con la giustizia.

L'ergastolo ostativo e il "no" della Corte di Strasburgo 

"Sull'ergastolo ostativo, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, nel caso Viola, ha preso una decisione di grande rilievo stabilendo che la dignità umana viene prima, sempre", commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, associazione non governativa che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale. "La dignità umana è un bene che non si perde mai - aggiunge Gonnella -. La Corte ribadisce un principio che i più grandi giuristi italiani avevano già espresso, ossia che sono inaccettabili gli automatismi (assenza di collaborazione) che precludono l'accesso ai benefici. Una persona che dia prova di partecipazione all'opera di risocializzazione deve avere sempre una prospettiva possibile di libertà. Ci auguriamo - ha concluso il presidente di Antigone - che il legislatore tenga conto di questa sentenza modificando le norme penitenziarie e i suoi inaccettabili automatismi".

Carceri sovraffollate: "Aumentano i detenuti nonostante diminuiscano i reati"

Di "pronunciamento storico" parla Nessuno tocchi Caino, l'associazione da anni impegnata con il Partito Radicale per l’abolizione dell’ergastolo ostativo. "Con questa sentenza la Cedu svuota l’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, che prevede uno sbarramento automatico ai benefici penitenziari, alle misure alternative al carcere e alla liberazione condizionale in assenza di collaborazione con la giustizia. La Cedu fa cadere la collaborazione con la giustizia ex articolo 58 ter o.p, come unico criterio di valutazione del ravvedimento del detenuto - aggiunge Nessuno tocchi Caino - La Corte considera inoltre questo un problema strutturale dell’ordinamento italiano e chiede che si metta mano alla legislazione in materia".

Per Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, "il successo alla Corte Edu è il preludio di quel che deve succedere alla Corte Costituzionale italiana che il 22 ottobre discuterà l'ergastolo ostativo a partire dal caso Cannizzaro, nel quale Nessuno tocchi Caino è stato ammesso come parte interveniente".

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