Salvini, la strategia dell'uomo solo al comando non ha pagato: tutti gli errori

"Rifarei tutto" dice il leader leghista. L’errore tattico in Emilia Romagna non è stato nazionalizzare il voto (da quando è all'opposizione è costretto a farlo ad ogni appuntamento elettorale), ma l'aver scelto una candidata espressamente leghista e averla poi oscurata. Inoltre ha alzato l'asticella della polemica troppo in alto: ha spinto al voto anche i più titubanti

Matteo Salvini, foto Ansa

Matteo Salvini "rifarebbe tutto", anche la scena del citofono che tante critiche gli ha attirato contro. La Lega è oltre il 30%, ma la strategia del leader del Carroccio per la prima volta finisce davvero nel mirino, e il disappunto è palpabile anche tra i suoi alleati dopo la sconfitta in Emilia Romagna. La spallata al governo, che negli ultimi giorni sembrava possibile e per alcuni probabile, non c'è affatto stata. "Dare l'impressione che ci sia un solo partito in campo non sviluppa al meglio la nostra grande potenzialità" commenta Giorgia Meloni. Nel centrodestra però quasi nessuno pensa davvero ad analizzare le mosse sbagliate (sempre che ci siano state) in Emilia Romagna.

"Fin qui ci sono state 9 elezioni regionali, ne abbiamo vinte 8 su 9, poteva andare peggio. Io sono un perfezionista e avrei preferito fare 9 su 9, ma ce ne sono sei in primavera e siamo già al lavoro per le squadre" dice Salvini. Nel 2020 si voterà in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Puglia e Campania. In casa Lega nessuno si azzarda a criticare nemmeno velatamente Salvini, che ha portato la Lega a percentuali che fino a due anni fa apparivano irrealizzabili, ma in tanti sono certi che per vincere in Emilia Romagna sarebbe servito un atteggiamento più moderato

Emilia Romagna, la scelta di candidare Borgonzoni non ha pagato

La scelta della senatrice Lucia Borgonzoni, sostengono gli alleati di Forza Italia e di Fdi, non ha pagato e c'è chi evidenzia il fatto che sia stata di fatto imposta da Salvini senza ascoltare Meloni e Berlusconi che spingevano per un candidato con un profilo diverso. L’errore tattico dell'ex ministro dell'Interno non è stato nazionalizzare il voto (da quando è all'opposizione è costretto a farlo ad ogni appuntamento elettorale), ma l'aver scelto una candidata espressamente leghista: potrebbe non aver aiutato. Non solo: Salvini si è in pratica sostituito lui stesso alla Borgonzoni, per tutta la durata della campagna elettorale, rischiando di oscurarla. Non è un caso che alla fine Borgonzoni abbia preso meno voti della sua coalizione.

Inoltre secondo molti Salvini ha alzato l'asticella della polemica troppo in alto, su tutto i casi del Pilastro e di Bibbiano: in tal modo ha spinto al voto anche i più titubanti nel vasto e variegato mondo del centrosinistra.

Centrodestra, cosa succede in Forza Italia e Fratelli d'Italia 

L'ala di Forza Italia che fa riferimento a Mara Carfagna è molto chiara su questo punto: la vice presidente della Camera sottolinea il fallimento della "strategia della spallata" e invita a "riorganizzare l'area moderata" al più presto. Forza Italia ha sperimentato un vero e proprio tracollo in Emilia Romagna, dove si è attestata intorno al 2,5% riuscendo a eleggere il solo Vittorio Sgarbi. Forza Italia esulta però per la vittoria di Santelli in Calabria, e adesso Giorgia Meloni si aspetta che le perplessità leghiste sulla candidatura di Raffele Fitto in Puglia vengano ritirate immediatamente. "Fratelli d'Italia è l'unico vincitore di queste elezioni, sia in Calabria che in Emilia. Siamo l'unico partito che cresce in entrambe le regioni. Abbiamo raddoppiato i voti rispetto alle ultime Europee,addirittura li abbiamo quintuplicati rispetto alle scorse Regionali. Siamo il terzo partito in Italia. E non avevamo un candidato a trainarci".

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"Forse sarebbe servito un maggior gioco di squadra. Noi siamo una realtà plurale, è la nostra forza. Dare l'impressione che ci sia un solo partito in campo non sviluppa al meglio la nostra grande potenzialità. Una maggiore condivisione aiuta sempre" conclude Meloni. 

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