Perché (a volte) i sondaggi sbagliano le previsioni? La versione di Pagnoncelli

Alle elezioni europee è stato sovrastimato il risultato del M5s e sottostimato quello della Lega. Secondo il sondaggista di Ipsos pesano l'infedeltà politica e la reticenza degli intervistati

Nando Pagnoncelli ANSA/ETTORE FERRARI

Quanto sono affidabili i sondaggi? E perché, com’è accaduto anche ultimamente, spesso falliscono le previsioni? Nando Pagnoncelli di Ipsos ha detto la sua nel corso di un convegno che si è tenuto presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e che ha messo a confronto alcuni dei principali sondaggisti italiani sul tema delle previsioni elettorali.

Cosa dicevano i sondaggi per le elezioni europee

"Le previsioni dei sondaggi per le recenti elezioni europee, di tutti gli istituti, sia pur in misura in qualche caso anche sensibilmente differente - ha affermato Pagnoncelli - sono risultate spesso inaccurate e lontane dalla realtà. In particolare è risultato sottostimato in  Italia il risultato della Lega (accreditato di un 31% dalla media  dagli istituti di ricerca avendo, invece, realizzato il 34,3 %) e  sovrastimato quello relativo al Movimento 5 Stelle (per il quale la  previsione media è stata del 22,5 % realizzando invece solo, in  realtà, il 17,1 %). Il gap tra stime e risultati effettivi per gli altri partiti è stato in molti casi considerevole".

Insomma, anche stavolta i sondaggi hanno sottostimato alcune forze e ne hanno sovrastimate altre. È vero d’altra parte che nel corso dell’ultimo anno i sondaggi hanno restituito un quadro abbastanza fedele delle tendenze in atto, dalla crescita esponenziale della Lega, al crollo del M5s. Però, l’accuratezza è mancata anche questa volta. E Pagnoncelli lo ammette senza fare sconti.

Perché i sondaggi falliscono (secondo Pagnoncelli)

Tre le ragioni principali, ad avviso di Pagnoncelli, del fallimento dei sondaggi. "Innanzitutto - ha spiegato - in Italia l'offerta politica cambia continuamente e si moltiplica: nascono nuovi soggetti politici, altri scompaiono o si alleano tra loro".

"In secondo luogo, negli ultimi anni sta aumentando fortemente l'infedeltà degli elettori, complici la disaffezione, i sentimenti di antipolitica e la domanda di cambiamento: nelle recenti tornate elettorali in Italia si sono registrati tassi infedeltà tra i più elevati a livello europeo. Ciò significa che il voto 'di appartenenza' si è fortemente indebolito, molti elettori prendono in considerazione più di un partito, sono realmente indecisi, rinviano la loro scelta agli ultimi giorni. Prevale il voto d'opinione e si impone una nuova categoria di voto: il voto 'd'impulso'".

E veniamo alla terza ragione. "Non tutti gli elettori intervistati - ha sottolineato Pagnoncelli - sono disponibili a confessare il tradimento del partito votato in passato, soprattutto se la scelta ricade su un partito fortemente antagonista rispetto a quello di provenienza: è un atteggiamento molto frequente in un contesto di grande mobilità elettorale. Quest'ultimo aspetto influenza anche le stime degli exit polls che ancora una volta nelle recenti elezioni europee si sono rivelati poco precisi".

"I sondaggi non sono oracoli ma la politica non può farne a meno"

In definitiva, ha spiegato il sondaggista di Ipsos, "i campioni di elettori intervistati riproducono su scala ridotta queste dinamiche nazionali. In un contesto di elevata mobilità ed indecisione è pura illusione immaginare che tutti gli intervistati abbiano scelto per chi votare, lo confessino candidamente e, soprattutto, abbiano opinioni fisse ed immutabili. Anche se viviamo in un paese nel quale il giro d'affari di maghi, astrologi e cartomanti è stimato in 8,3 miliardi di euro, dobbiamo farcene una ragione: i sondaggi non sono oracoli".

"Tuttavia, in questo scenario di grande incertezza - ha continuato - emergono due grandi certezze. La prima: la politica non può fare a meno dei sondaggi, per conoscere i propri elettori, per conquistarne di nuovi, per capire quali bisogni esprimono, per misurare il consenso e verificare la sintonia, prima di adottare un provvedimento o dopo aver adottato misure impopolari."

La seconda certezza è che "dopo questo polverone sui sondaggi, quando si sarà depositata la polvere, gli stessi acerrimi denigratori di oggi riprenderanno ad interpellare gli inetti 'sondaggisti' per conoscere gli orientamenti di voto o per sapere 'quanti voti sposta' questo o quell'episodio come se gli elettori modificassero le loro opinioni con riflessi pavloviani e, soprattutto mantenessero le loro scelte stabili fino al giorno del voto".

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