Obiettori 7 ginecologi su 10: ma per il ministero della Salute "non è un problema"

La relazione annuale del ministero sulla legge 194 porta alla luce un dato preoccupante: "In Italia il 77 per cento dei medici specialistici non praticano interruzioni volontarie di gravidanza". Ma "non c'è criticità". Anche davanti al fatto che ogni anno vengono praticati 15mila aborti clandestini

Foto Ansa

ROMA - In Italia 7,7 ginecologi su 10 sono obiettori e non praticano interruzioni volontarie di gravidanza. Lo evidenzia la Relazione del ministro della Salute sulla legge 194, chiarendo che "questo non generà però criticità". A livello nazionale, si legge, ogni 100.000 donne in età fertile (15-49 anni), si contano 3.7 punti nascita, contro 2.9 punti per l'interruzione delle gravidanze, con un rapporto di 1.3:1, cioè ogni 5 strutture in cui si fa l`Ivg, ce ne sono circa 7 in cui si partorisce. Mentre il numero di Ivg è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti Ivg è pari al 74% del numero di punti nascita, spiega la Relazione, chiarendo che la numerosità dei punti Ivg appare più che adeguata, rispetto al numero degli interventi effettuati, tanto più nel confronto con i punti nascita.

"NESSUN PROBLEMA" - I dati "indicano una sostanziale stabilità del carico di lavoro settimanale per ciascun ginecologo non obiettore: considerando 44 settimane lavorative in un anno, il numero di Ivg per ogni ginecologo non obiettore, settimanalmente, va dalle 0.4 della Valle d`Aosta alle 4.7 del Molise, con una media nazionale di 1.6 Ivg a settimana (1.6 nel 2013, 1.4 nel 2012, 1.6 nel 2011).

OGNI ANNO 15MILA ABORTI CLANDESTINI - A quanto pare per il ministero guidato da Beatrice Lorenzin non è una criticità neanche il fatto che oggi, in Italia, vengano effettuati un gran numero di aborti clandestini. Le stime, contenute nell relazione annuale del Ministero sulla legge 194/78 che norma le interruzioni di gravidanza, sono dell'Istituto Superiore di Sanità che ha effettuato una stima degli aborti clandestini per il 2012, utilizzando lo stesso modello matematico applicato nel passato, pur tenendo conto dei suoi limiti legati principalmente alle modifiche avvenute nel nostro Paese per quanto riguarda la popolazione (diminuzione delle donne in età fertile e aumento della popolazione straniera) e la riproduzione (desiderio di un numero inferiore di figli, spostamento dei concepimenti ad età più avanzate e mancanza di dati sulla diffusione di metodi contraccettivi).

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CONTEGGIATE ANCHE LE DONNE STRANIERE - Il numero di aborti clandestini per le donne italiane è stimato compreso nell'intervallo tra 12.000 e 15.000. Per la prima volta si è effettuata una stima anche per le donne straniere che è risultata compresa tra 3.000 e 5.000 aborti clandestini, per quanto in questo caso gli aspetti critici da un punto di vista metodologico siano ancora più rilevanti. Le stime - evidenzia la Relazione - indicano una stabilizzazione del fenomeno negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda le italiane (15.000 erano gli aborti clandestini stimati per le italiane nel 2005), e una notevole diminuzione rispetto agli anni 80-90 (100.000 erano i casi stimati per il 1983, 72.000 nel 1990 e 43.500 nel 1995).

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