Il senatore Vacciano diventa un caso: "Cerco di dimettermi dal 2014 ma mi votano contro"

"Sono prigioniero di Palazzo Madama". L'ex senatore M5S, Giuseppe Vacciano ora entrato a far parte del Gruppo Misto ha raccontato la sua singolare vicenda a Un Giorno da Pecora: "Ho presentato 4 volte le dimissioni, ma ogni volta sono state respinte"

Mentre Augusto Minzolini festeggia il voto del Senato che gli consente di restare sulla poltrona di Palazzo Madama, c'è un suo collega, Giuseppe Vacciano, che da anni tenta di abbandonare quell'aula. Invano.

L'ex senatore M5S, ora nel Gruppo Misto, ha raccontato la sua singolare vicenda a Un Giorno da Pecora, il programma di Rai Radio1 condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Nella puntata che andrà in onda oggi, Vacciano ha spiegato la situazione surreale che sta vivendo: “sto cercando di dimettermi da senatore da due anni, dal 22 dicembre 2014”.

Per quale motivo non ci riesce?
“Ho presentato 4 volte le dimissioni, ma ogni volta sono state respinte. Le ho presentate il 26 gennaio scorso per la quinta volta – ha detto Vacciano a Un Giorno da Pecora -, vediamo cosa succederà stavolta”.

Per lasciare il Senato ci vuole il consenso dell'aula?
“Si. Non so perché non me lo concedano, si saranno affezionati a me”.

Insomma, lei è prigioniero..
"Si, ma ci sono prigioni peggiori della mia...”

Che motivi le hanno dato per il no alle sue dimissioni?
“L'ultima volta, il senatore Buemi, mi ha detto: le tue dimissioni non le voteremo mai. Sono un atto politico, così come lo è la nostra scelta di non votartele”.

Le dimissioni respinte sono da interpretare come una difesa della casta?
“Mi sembrerebbe un motivo un po' triste. Anche perché io continuo a fare opposizione e a votare coi Cinquestelle, non gli servo a molto”.

Lei cosa vorrebbe accadesse?
“Vorrei entrasse un rappresentante dei Cinquestelle, con cui sono stato eletto, al posto mio”.

Non c'è un altro modo per lasciare il senato?
“No, questo è l'unico. A meno che non commetto un crimine - ha detto a Rai Radio1 Vacciano - così rientro nella Legge Severino...”

Sarebbe disposto ad un gesto eclatante pur di raggiungere il suo obiettivo, come ad esempio uno sciopero della fame?
“No, non voglio arrivare a queste forme di dissenso per avere un mio diritto”.

Beffa delle beffe, tra 180 giorni raggiungerà anche il periodo che le consentirà di prendere la pensione da senatore...
”Si, ma da qui a 20 anni troverò un modo per restituirla”.

Ha chiesto anche a Piero Grasso, Presidente del Senato, di potersene andare?
“Si. E lui mi ha detto: c'è bisogno di te...Insomma, mi sto rassegnando al fatto che finirà prima la legislatura”.

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