Giusi Nicolini premiata dall'Unesco denuncia la politica europea sui migranti

"L'Europa finge sia il mare a uccidere mentre alza muri contro le persone in fuga". Applausi e standing ovation per il discorso dell'ex sindaco di Lampedusa

L'ex sindaco di Lampedusa Giuseppina Nicolini, insime con l'organizzazione non governativa francese SOS Méditerranée ( la stessa Ong a cui ora l'Italia vorrebbe negare gli approdi) hanno ricevuto il 27 giugno 2017 il premio di pace Félix Houphouët-Boigny in una cerimonia presso la sede dell'UNESCO di Parigi, Francia.

Il direttore generale dell'Unesco premiando Giuseppina 'Giusi' Nicolini ha sottolineato come si si distinta nella lotta per i diritti dei migranti quando era sindaco di Lampedusa e Linosa dal 2012 al 2017

"Ritengo che tutto quello che ho fatto sia stato abbastanza ordinario - ha dichiarato - Mi rifiuto di pensare che sia inevitabile che la fortezza dell'Europa si chiudi provocando la morte di persone sopravvissute alla guerra, alla persecuzione, violenza e povertà".

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Il discorso integrale di Giusi Nicolini all'Unesco


Il video da 1:22:00

"È stato ricordato che mi sono indignata per ogni cadavere che mi veniva consegnato. Mi sono ribellata, rifiutandomi di considerare ineluttabile l'atroce destino che la Fortezza Europa ha riservato a chi non si rassegna a morire di guerre, di persecuzioni, di violenze e di povertà e ribellandomi anche alla prospettiva che Lampedusa, così piccola e fragile, fosse per sempre sacrificata all'egoismo, al cinismo, all'ipocrisia del continente europeo, continente che volta le spalle al mare (Applausi) e alza muri utilizzando qualunque materiale di costruzione. 
Non solo il cemento, non solo il filo spinato, ma anche l'odio, l'intolleranza, la propaganda xenofoba, il populismo, che dobbiamo combattere più di ogni altra cosa. 

APPLAUSI

... Si sacrificano uomini, donne e bambini, facendo finta che sia il mare a sterminarli e non invece la lucida volontà politica di negare l'ingresso in Europa. 
Sul confine liquido del Mediterraneo, il muro non poteva che essere la solitudine di Lampedusa, lasciare sola Lampedusa che fino al 2013 e per vent'anni è stato l'unico luogo di sbarco per quanti hanno chiesto aiuto all'Europa, passando dal Sahara e giungendo fino alla Libia. 
Dal maggio 2012 ci siamo battuti prima di tutto per sconfiggere la solitudine perché così avremmo rotto l'isolamento, abbattendo i muri dell'indifferenza e dell'incomprensione su quanto avveniva a Sud di Lampedusa.
Penso che la mia isola sia stata fortunata ad avere salvato la vita a centinaia di migliaia di persone. 
Io penso che questa isola sia stata anche tanto sfortunata, perché molti barconi non sono riusciti a giungere a riva, perché ha visto troppi morti, non solo per annegamento, ma anche per le ustioni, per asfissia nelle stive, per il freddo o il caldo, per la sete, la violenza ad opera di scafisti o degli stessi compagni di viaggio. 
Così abbiamo chiesto aiuto al governo. Avere aiuto significava potenziare il soccorso con l'impiego di più unità navali per salvare più vite e potersi dirigere verso altri luoghi della Sicilia e dell'Italia, trasferimenti più veloci delle persone, perché ciò che si ripete da vent'anni non può più essere affrontato come un'improvvisa calamità naturale, istituzionalizzare i servizi, soprattutto quelli sanitari, per le esigenze dei bambini e delle donne che arrivano stuprate dai campi della Libia. Abbiamo fatto rompere il silenzio su Lampedusa e sul Mediterraneo. 
Ma, voi mi direte, che cosa è cambiato? 
È cambiato che dopo avere mostrato al mondo le 366 bare del 3 ottobre 2013 quei morti ora pesano sulla coscienza di tanti e non appartengono soltanto a Lampedusa. 
Ma per il resto niente altro è cambiato.

(Il presentatore cerca di interromperla e chiede di chiudere per ragioni di tempo. La gente in sala protesta contro l'interruzione).

Si continua a morire in mare. Il numero dei morti cresce e urla veramente vendetta. 
Due cose voglio dire, mi dicono di stringere...

APPLAUSI

Credo che in questo momento quello che l'Europa non deve fare è continuare a investire risorse per inseguire strategie di contenimento a breve termine, mettendo continuamente in discussione perfino il dovere del soccorso in mare e invocando di fatto il respingimento in Libia che è un porto non sicuro dove condurre i rifugiati.
L'approccio hotspot imposto a Italia e Grecia finalizzato all'identificazione dei migranti e alla distinzione tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti illegali destinati al rimpatrio non tiene conto dell'articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Il secondo comma recita che ogni individuo ha il diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.
Bauman definì i migranti illegali, infatti, profughi che fuggono da una vita la cui unica prospettiva è la fame. 
Profughi anche perché diventati vittime della tratta di esseri umani, subendo la prigione, le torture e indicibili violenze. 
Peraltro, nell'impossibilità di rimpatriare questo grande numero di illegali si produce clandestinità e si condannano queste persone, ma anche i territori di confine verso cui queste persone vengono respinte, Calais, Ventimiglia...
si condannano a un destino di degrado in un circolo vizioso che alimenta odio e intolleranza, senza nessun contributo a creare processi di inclusione dell'altro, nessuna lotta al terrorismo, 
nessuna prospettiva di pace. 
La civiltà che ci ha reso europei non ci chiede di essere buoni o cattivi, generosi o egoisti, di destra o di sinistra, ma di difendere la vita, di onorare e rispettare i diritti universali dell'uomo. 

APPLAUSI

Perché solo la convivenza pacifica e solidale è l'unico orizzonte possibile per chi ha un destino in comune. Tutti abbiamo lo stesso destino in comune. Quindi ci vuole un Europa dei diritti di tutti, capace di combattere precariato, disagio, paura, insicurezza e di creare canali umanitari, di allargare le braccia soprattutto ai bambini, che è il tributo di vite umane più insopportabile. 
Centinaia di bambini ogni anno vengono sacrificati all'egoismo della fortezza Europa. 
Allora questa Europa saprà rinunciare a qualche punto di Pil nell'immediato, mettendo fine alla vendita di armi ai Paesi in guerra e riconvertendo questo commercio in fabbrica di pace, di cultura e solidarietà. 

APPLAUSI E STANDING OVATION