Global Compact, che cos'è e perché l'Italia non lo firmerà (per ora)

Contrariamente agli impegni già presi il 10 dicembre il governo italiano non andrà a Marrakech dove si terrà il summit delle Nazioni Unite per la firma del documento ONU sull'immigrazione

Il premier Conte con il ministro dell'interno Matteo Salvini (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini prende la parola in aula per spiegare che l'Italia non andrà a Marrakech per firmare il 'Global compact'.

"A decidere sarà questa aula", spiega Salvini che annuncia l'uscita a breve "di un comunicato del presidente del consiglio", che per disponibilità "lascia che sia il parlamento a decidere cosa farà l'Italia". La decisione finisce su tutte le prime pagine innescando reazioni sui social ma probabilmente ai più sfuggirà che cosa sia il global compact e perché sia così importante.

Che cos'è il Global Compact

In Marocco, fra 10 e 11 dicembre, si terrà un summit a Marrakech per la sottoscrizione del Global Compact, un documento dell’ONU sull’immigrazione la cui dicitura completa è Global Compact for Migration. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte - nonostante appena due mesi fa avesse detto che l’avrebbe sottoscritto - ha spiegato che il governo ha deciso di "parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione" per via delle tematiche "particolarmente sentite dai cittadini". 

Nel frattempo, il testo del documento non è stato modificato, e quindi non è chiaro cosa abbia spinto il governo italiano a cambiare idea.

Il Global Compact stabilisce alcune linee guida nella gestione dell’immigrazione e dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Il documento, che non è vincolate, si pone 23 obiettivi che rispecchiano norme già previste dal diritto internazionale ed esortazioni a una maggiore cooperazione fra gli Stati. Nel testo stilato dalle Nazioni Unite sulla base delle ultime indicazioni di studiosi, operatori e funzionari, contiene anche proposte più "politiche" se vogliamo come l’apertura di vie legali per l’immigrazione.

La maggior parte dei paesi europei, anche quelli più interessanti dai flussi migratori come Francia e Germania, hanno annunciato che firmeranno il documento: fra i paesi europei che non lo faranno ci sono quelli tradizionalmente più ostili ai migranti come Ungheria, Polonia e Slovacchia. L’ufficio stampa dell’ONU, in un comunicato ripreso dall’ANSA, aveva scritto che Conte aveva confermato la firma dell’Italia durante un incontro col segretario generale dell’ONU, António Guterres, seguendo un impegno preso nel 2016 dall'ex presidente del consiglio Matteo Renzi

Global compact for migration: gli obiettivi

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1. Raccogliere e utilizzare dati accurati e disaggregati come base per le politiche basate su elementi concreti;
2. Ridurre al minimo i fattori negativi e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese d'origine;
3. Fornire informazioni accurate e tempestive in tutte le fasi della migrazione;
4. Garantire che tutti i migranti abbiano la prova dell'identità legale e documentazione adeguata;
5. Migliorare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per la migrazione regolare;
6. Agevolare il reclutamento equo ed etico e salvaguardare le condizioni che garantiscono un lavoro dignitoso;
7. Affrontare e ridurre le vulnerabilità nella migrazione;
8. Salvare vite umane e organizzare sforzi internazionali coordinati per i migranti dispersi;
9. Rafforzare la risposta transnazionale al traffico di migranti;
10. Prevenire, combattere e sradicare la tratta di esseri umani nel contesto della migrazione internazionale;
11. Gestire i confini in modo integrato, sicuro e coordinato;
12. Rafforzare la certezza e la sistematicità delle procedure di migrazione per gestire in maniera appropriata screening, valutazione e rinvio;
13. Utilizzare la detenzione solo come misura di ultima istanza e lavorare per individuare alternative;
14. Migliorare la protezione consolare, l'assistenza e la cooperazione nel ciclo migratorio;
15. Garantire l'accesso ai servizi di base per i migranti;
16. Responsabilizzare i migranti e le società affinché si realizzino la piena inclusione e la coesione sociale; 
17. Eliminare tutte le forme di discriminazione e promuovere un discorso pubblico basato su elementi concreti per
modellare la percezione della migrazione;
18. Investire nello sviluppo delle competenze e facilitare il riconoscimento reciproco delle competenze e delle qualifiche;
19. Creare condizioni affinché i migranti contribuiscano pienamente allo sviluppo sostenibile in tutti i paesi;
20. Promuovere il trasferimento più rapido, più sicuro ed economico delle rimesse e favorire l'inclusione finanziaria dei migranti;
21. Cooperare per agevolare il ritorno sicuro e dignitoso e la riammissione, nonché la reintegrazione sostenibile;
22. Stabilire meccanismi per la portabilità dei diritti di sicurezza sociale e dei benefici ottenuti;
23, Rafforzare la cooperazione internazionale e la partnership globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

Come si evince da temi ed obiettivi i punti cardine del testo sono la lotta alla xenofobia, allo sfruttamento dei lavoratori, il contrasto del traffico illegale dei migranti, l'assistenza umanitaria, il potenziamento delle politiche di integrazione, la messa a punto di programmi di sviluppo e la definizione di procedure di frontiera che rispettino la Convenzione sui rifugiati del 1951. I Paesi firmatari devono promuovere anche "il riconoscimento e l'incoraggiamento degli apporti positivi dei migranti e dei rifugiati allo sviluppo sociale".

L’accordo prevede, inoltre, un maggiore sostegno agli Stati che accolgono il maggior numero di rifugiati.

Secondo le stime delle Nazioni Uniteal momento ci sono 258 milioni di migranti in tutto il mondo, 85 milioni in più rispetto al 2000. Ciò vuol dire che circa una persona su trenta è costretta a lasciare il proprio Paese d’origine per cercare fortuna in uno Stato d’accoglienza. Tra le tante persone coinvolte nel fenomeno migratorio negli ultimi anni ci sono anche 50 milioni di bambini. Dal 2000 a oggi oltre 60mila migranti hanno perso la vita nelle pericolose traversate per arrivare ai Paesi più ricchi. 

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