Perché il governo Renzi traballa

Dal ddl Boschi all'omicidio stradale, tutte le difficoltà della maggioranza in Parlamento. E sul referendum costituzionale Renzi è pronto a mettere in gioco tutta la sua carriera politica: addio in caso di sconfitta

ROMA - Una sconfitta e una vittoria risicata incassate nel giro di due giorni. Alla prova dell'aula la maggioranza targata Renzi sembra cominci a scricchiolare. Proprio oggi il governo è andato sotto alla Camera dove è stato approvato un emendamento all'omicidio stradale proposto dal deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. E ieri a Palazzo Madama il via libera al ddl Boschi ha potuto contare sui numeri necessari a raggiungere il traguardo. Senza abbondare, però: l'aula del Senato, infatti, ha approvato il ddl di riforma costituzionale con 180 voti favorevoli, e i contrari sono stati 112, più un astenuto. I senatori presenti alla votazione erano 294.

Al voto del Senato farà seguito, fra tre mesi, quello della Camera che concluderà definitivamente la seconda lettura. Non essendo stata raggiunta la maggioranza qualificata in Parlamento dei due terzi, la riforma una volta definitivamente approvata dalle Camere non entrerà in vigore in attesa che venga promosso e celebrato il referendum popolare confermativo previsto dall'art.138 della Costituzione.

E oggi la maggioranza, che aveva difeso il provvedimento che introduce il reato di omicidio stradale, è stata battuta nonostante il parere contrario del governo, con 247 voti favorevoli e 219 contrari. Il provvedimento si compone di un solo articolo: si dovrà quindi procedere solo alla votazione degli ordini del giorno e a quella finale, ma a questo punto dovrà tornare al Senato.

I PASSI VERSO IL REFERENDUM - Con l'ultimo passaggio a Palazzo Madama il ddl Boschi dovrà attendere la metà di aprile per la seconda deliberazione alla Camera secondo quanto prevede l'articolo 138 della Carta che disciplina il procedimento rafforzato per riformare la Costituzione. Da quel momento in poi inizierà la procedura per arrivare al referedum che si terrà, secondo le previsioni del governo, a ottobre 2016. Tre mesi di tempo sono concessi per la raccolta delle firme e altri tre mesi tra il vaglio da parte dell'ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione e l'organizzazione.

RENZI SI GIOCA TUTTO - In vista della consultazione si organizzano i comitati per il No. Dopo quello 'di sinistra' battezzato alla Camera in occasione del voto dell'11 gennaio oggi è stato costituito anche quello di centrodestra che vede uniti Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Anche questo fronte annovera tra i promotori costituzionalisti e presidenti emeriti della Consulta come Alfonso Quaranta e Annibale Marini. Il presidente del Consiglio ha ribadito che su questo referendum è pronto a mettere in gioco tutta la sua carriera politica: "Andiamo a vedere da che parte sta il popolo, se sta con chi scommette sul fallimento o con chi crede nel futuro dell'Italia. Prendo un impegno esplicito: in caso di sconfitta trarremo le conseguenze", ha scandito Renzi in Aula. Tradotto: si va a casa.