Ex Ilva, il piano del governo tra nazionalizzazione e scudo penale

Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri bolla l'ipotesi di nazionalizzare l'impianto siderurgico più grande d'Europa come una "una pericolosa illusione". Da Italia Viva arriva l'emendamento al decreto fiscale per reinserire lo scudo penale

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la visita dell'altoforno due dello stabilimento ex Ilva di Taranto, 08 novembre 2019.

Per risolvere la crisi dell'ex Ilva il governo punta ad una soluzione di mercato. Lo spiega chiaramente il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri che bolla l'ipotesi di nazionalizzare l'impianto siderurgico più grande d'Europa come una "una pericolosa illusione".

"Se uno pensa che quando c'è una crisi industriale c'è lo stato che nazionalizza e assorbe i costi questo è una pericolosa illusione" ha spiegato Gualtieri intervistato a Milano da Lucia Annunziata. La prospettiva di una nazionalizzazione dello stabilimento era stata più volte sollecitata dai sindacati, con il segretario della Cgil Landini in testa. Tuttavia, per il numero uno di via XX Settembre la soluzione resta quella di affidare l'impianto al colosso franco-indiano ArcelorMittal.

Gualtieri ha sottolineato altresì come il governo sia impegnato a far rispettare gli impegni industriali (arrivare a 8 milioni di tonnellate di acciaio prodotto all'anno, senza esuberi) e ambientali (la copertura del parco minerario e la bonifica delle collinette che "custodiscono" decenni di scorie degli altiforni).

La bonifica ambientale è parte integrante del piano industriale e va sostenuta: dobbiamo metterci al tavolo per capire come farlo. Non c'è bonifica ambientale se non c'è realizzazione del piano industriale.

Decreto fiscale, arriva l'emendamento per lo scudo penale

Intanto da Italia Viva arrivano un blocco di emendamenti al decreto fiscale in cui compare anche la questione dello scudo penale che dal 2015 consentiva allo stabilimento di Taranto di opererare in deroga alle leggi vigenti sulla tutela ambientale. Uno "scudo" poi eliminato dal governo consentendo ad ArcelorMittal una possibile scappatoia per non onorare i contratti. 

Ex Ilva, l'emendamento di Iv

"Ripristinare lo scudo penale e amministrativo per Arcelor Mittal a partire dal 3 novembre scorso e fino al termine dell'attuazione del piano ambientale". Questo quanto si prevede nei due emendamenti di Italia Viva, firmati da tutti i deputati del gruppo, al decreto fiscale all'esame della commissione Finanze della Camera.

Lo scudo fiscale è stato soppresso, infatti, con l'approvazione del decreto crisi dal 3 novembre. Ora lo scudo potrebbe rientrare per decreto. A favore anche una fronda del Movimento 5 stelle che ha invece nel capo politico il più tenace oppositore alle tutele giudiziarie. 

"Se può servire per aprire il tavolo e mantenere l'azienda operativa, io senz'altro sono del parere che si debba votarlo tutti" spiega Nunzio Angiola, deputato tarantino del M5S favorevole al provvedimento messo sul tavolo dal partito di Matteo Renzi.

"Nel momento in cui mi si pone davanti l'alternativa tra il mantenimento e la chiusura azienda, farò di tutto perché non solo i colleghi ragionino sul mantenimento dello scudo, ma votino a favore".

Tuttavia gli emendamenti di Italia Viva al dl fiscale riguardano anche l'articolo 4 del decreto che impone una non necessaria ulteriore burocrazia alle imprese; l'articolo 39 sui reati tributari; l'accelerazione dei fabbisogni standard per i comuni; il sostegno al settore agricolo; le semplificazioni fiscali e il blocco delle aliquote locali.

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