Migranti, la bufala dell'invasione: "Mai numeri drammatici"

L'Italia accoglieva 4 rifugiati per ogni 1.000 abitanti, il Libano 169, la Giordania 80, la Turchia 40, la Svezia 30. Secondo l'Ispi è improbabile che nel 2018 gli sbarchi si riportino ai livelli del 2016 e della prima parte del 2017

Il 2018, per quanto è possibile prevedere, non vedrà un aumento degli sbarchi in Italia e quindi neppure delle richieste d'asilo. Lo scrive l'Ispi nel suo ultimo studio dedicato alla materia. 

Secondo il centro studi italiano sebbene sbarchi e richieste di asilo abbiano occupato la scena mediatica negli ultimi anni, i numeri effettivi non sono mai stati drammatici. A fine 2016 erano 250.000 tra richiedenti asilo e rifugiati riconosciuti (dati Unhcr, 2017). L'Italia accoglieva 4 rifugiati per ogni 1.000 abitanti, il Libano 169, la Giordania 80, la Turchia 40, la Svezia 30. Fino a due anni fa inoltre solo una frazione degli sbarcati chiedeva asilo in Italia.

Migranti, gli sbarchi 2017: i numeri del Viminale

Sono stati 119.310 gli immigrati sbarcati sulle coste italiane nel 2017. Erano stati 181.436 nel 2016. Sono i dati ufficiali diffusi oggi dal Viminale, che sottolinea come il calo registrato sia del 34,24%. 

Inverso il rapporto tra primo e secondo semestre: da gennaio a giugno gli sbarchi (con una differenza di 13.532) sono stati minori nel 2016 (70.222) che nel 2017 (83.754), mentre il calo (-75.658) si è registrato da luglio a dicembre: 11.214 nel 2016, 35.556 nel 2017. Nel solo mese di dicembre il calo è stato del 73%, del 77% se si prendono in considerazione i migranti provenienti dalla Libia.

Nel 2014, su 170.000 arrivate dal mare nel nostro paese meno di 70.000 avevano richiesto protezione internazionale alle autorita' italiane. Poi l'Ue ci ha imposto gli hotspots, i nostri vicini hanno inasprito i controlli alle frontiere, e le domande di asilo sono cresciute, raggiungendo nel 2016 la cifra di 123.482. La quota rispetto agli sbarchi è passata dal 37% del 2014 al 56% del 2015 al 68% nel 2016. Dunque l'aumento, comunque relativo, delle richieste di asilo è piu' l'effetto di scelte politiche a noi avverse che della crescita del fenomeno, reale ma assai più contenuta.

Nella fase attuale gli accordi con il Niger e soprattutto con governo e tribù libiche, insieme alla campagna di discredito nei confronti delle Ong impegnate nei salvataggi in mare, hanno drasticamente ridotto gli arrivi. Una buona notizia per la politica interna, una pessima notizia per chi cerca asilo e per chi considera una priorita' la tutela dei diritti umani. 

Bloccata una rotta, chi fugge da situazioni critiche ne cerca un'altra. Va in questo senso la ripresa, sia pure modesta, della rotta verso la Spagna. L'effetto principale delle politiche di contrasto dei transiti terrestri e marittimi è quello di rendere i viaggi più costosi e pericolosi. Quella che viene presentata alle opinioni pubbliche come lotta ai trafficanti, e' in realta' una politica di chiusura verso i richiedenti asilo. E' improbabile però che basti un anno per trovare rotte alternative, allestire le basi logistiche necessarie, acquisire la compiacenza delle autorità in grado di favorire od ostacolare il passaggio, far circolare le informazioni e far ripartire l'industria delle migrazioni a pieno regime.

L'ampio consenso di cui godono le nuove politiche di chiusura è un eloquente e triste indicatore della considerazione in cui sono tenuti i diritti umani. Gli esiti probabili delle prossime elezioni politiche produrranno nuovi inasprimenti, anziché una contro-svolta umanitaria. 

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