"Ecco come riunirò la destra in Italia": intervista a Storace

Si riparte da una data - il 9 novembre - e da una città - Roma - per ricostriure la destra italiana e battere la "deriva centrista". Francesco Storace ci parla del "Movimento per Alleanza Nazionale"

Francesco Storace

In tempo di partiti 2.0, il vecchio che avanza e che ritorna dopo il restyling della storia Alleanza Nazionale, la creatura che fu di Gianfranco Fini, riparte da una data: il 9 novembre, l’anniversario della caduta del Muro di Berlino. E da una città: Roma. Quel giorno il ‘Movimento per Alleanza Nazionale’, guidato da Francesco Storace, proverà a riunire la destra in Italia – mai così sottostimata e divisa – offrendo alle 10 sigle che oggi la rappresentano l’opportunità di una “ripartenza” all'insegna della sigla che “appartiene a tutti e che ancora ne è il vero leader”: An, appunto.

Storace, c’era proprio bisogno in Italia di un altro soggetto politico a destra?

“Partiamo dal presupposto che oggi mi pare complicato definire il Pdl, che governa con il Pd, un partito di destra. Stessa cosa per Fratelli d’Italia: hanno scelto anche loro di utilizzare la parola ‘centro’, il centro-destra, come una sorta di password per arrivare al potere. Noi invece non useremo la parola ‘centro’ per scusarci di essere di destra”.

Duri e puri, e la missione?

“Ho censito una decina di soggetti politici con in testa un’unica idea, ritornare all’unità: anziché dieci una sola forza politica. E quale può essere il simbolo rivelatore di questa operazione? Alleanza Nazionale”.

Perché proprio An?

“Perché ci siamo stati tutti e quel percorso ha caratterizzato la vita di ciascuno di noi. E non sto parlano del passato remoto. An è stata sciolta 4 anni fa. E’ legittimo che chi l’ha sciolta non sia interessato a rimetterci piede. Ma si può consentire a chi ci crede di rimettere quel partito in piedi? E’ questa la domanda e mi dia retta: quel progetto ancora può affascinare milioni di italiani. Lo dicono i sondaggi: oltre due milioni e mezzo di elettori sarebbero disposti a rivotare An”.

Quindi lei propone di tornare a ‘casa’?
“Certo, con il simbolo a far da leader del movimento. Che ricordo non è stato abbattuto dalla magistratura ma dall’imperizia di una classe dirigente che ammainò la bandiera”.

A proposito di nuova An, lei che vuole rimetterla in piedi ha sentito chi l’ha guidata per anni, Fini?
“E’ una vita che non ci sentiamo, l’ultima volta ci siamo visti al capezzale del povero Buontempo quando era in coma”.

Ma per lei Fini è fuori dalla scena politica nazionale?

“L’ha detto lui. E comunque, senza rancore, le nostre strade rimangono lontanissime. Per due motivi. Il primo: il suo continuo richiamo antifascista. Per carità, nessuno deve rindossare la camicia nera ma che questo ritornello arrivi sempre da destra mi pare anacronistico. Seconda questione, più grave della prima: l’euro-mania”.

Lei, Alemanno, La Russa, Gasparri, Matteoli, vi chiamavano i colonnelli di Fini, di An: rotto con Fini avete preso strade diverse. Non è anche colpa vostra se la destra, da Fiuggi ad oggi, è praticamente sparita?

“Non è vero. L’unica scelta rischiosa, perché ci sono anche scelte comode nella vita, è stata la mia che ho rinunciato al Parlamento e al governo. Diciamo che loro, tra chi è uscito dalla porta ed è rientrato dalla finestra, stanno sempre nell’alveo del Pdl. Io ho fatto altro”.

Quindi è colpa loro?

“Scusi, in questi anni chi è stato in Parlamento? Ripeto, sono loro che hanno preferito ammainare la bandiera. Io, ora, propongo di rialzarla. E non me ne frega nulla della Fondazione An, non me ne può fregare di meno”.

Già, c’è anche questo, i conti della Fondazione. Che comunque, me lo conceda, è anche roba ‘sua’.

“Noi abbiamo solo detto: non azzardatevi a toccarci via Paisiello. La casa venne donata tanti anni fa dalla contessa Colleoni ad An. Ma poi fu colpevolmente abbandonata e tenuta in condizioni degradate dalla Fondazione. Ora, da oltre un anno, è casa nostra. Per il resto che si tengano tutto quello che vogliono, magari con trasparenza verso la pubblica opinione. Punto”.

E l’accapo?

“Non farò certo la gara sulla Fondazione. Io vorrei ricostruire, anche insieme a loro se riterranno opportuno farlo, una casa comune di destra per l’Italia. Oggi l’Italia ha più bisogno di destra che di Europa. Questo è il dato. Sono pronti ad accettare questa sfida? Sono pronti a parlare con un linguaggio netto sulla sovranità e a rimettere in discussione l’euro?

Quindi il suo progetto si rivolge a tutti, anche a chi ha ammainato la bandiera prima missina e poi di An?

“Ma certo. Io vorrei che ritornassero in sé. Questa deriva centrista non la capisco. E’ l’esatto contrario della nostra storia. E’ la destra che deve attrarre i centristi, non il contrario.

Capitolo ‘Officina per l’Italia’ firmata da Fratelli d’Italia. Da quelle parti, tipo l’onorevole Rampelli, quando sentono parlare di nuova An dicono: “Basta con le operazioni nostalgia, dobbiamo dimostrare di saper guardare avanti”. E intanto Alemanno con ‘Prima l’Italia’ ha scelto la Meloni e le Officine. Che ne pensa?

“A me spiace che si parli in questi termini. Ma scusi, a proposito di Fratelli d’Italia: La Russa non mi pare un giovincello di primo pelo. Chi era il coordinatore nazionale di An? Operazione nostalgia? Ma di che stiamo parlando? Questa roba fa ridere. Tutti i famosi colonnelli hanno fatto carriera con An. E’ scandaloso che si parli di operazione nostalgia. Oltretutto Fratelli d’Italia dovrà chiarire prima o poi il suo rapporto con An. Perché altrimenti l’impressione è che An interessi solo per le questioni legate al patrimonio della Fondazione. An è un’operazione-nostalgia finché non riguarda i quattrini. E non mi pare corretto”.  

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