Addio F35, ma a metà: l'Italia dimezza il budget per i caccia

La Camera ha approvato la mozione Pd che chiedeva di dimezzare il budget finanziario previsto per il progetto F35. Il governo si impegnerà a "riesaminare l'intero programma per chiarire criticità e costi"

Foto Facebook "No F35 Brescia"

ROMA - Tutto no. Metà si. Il governo ci ripensa e abbandona, almeno in parte, il costosissimo progetto F35. La Camera ha infatti dato il via libera alla mozione Pd che impegna l'esecutivo a dimezzare il budget finanziario previsto in un primo momento per l'acquisto dei caccia americani che andranno a sostituire i velivoli italiani. La stessa aula ha approvato altre mozioni di maggioranza, mentre ha respinto quelle di Sel, che chiedeva la totale cancellazione del progetto. 

Nella mozione Pd - che aveva ottenuto il parere favorevole dell'esecutivo - si impegna il governo a ricercare anche "ogni possibile soluzione e accordo con i partner internazionali", allo scopo di "massimizzare i ritorni economici, occupazionali e tecnologici". La richiesta democratica ha incassato 275 voti favorevoli e 45 contrari con 152 astenuti. Il governo Renzi si impegna così, si legge nella mozione, "a riesaminare l’intero programma F-35 per chiarirne criticità e costi".

Anche perché, cifre alle mano, l'esborso non sembra piccolo. L’Italia ha destinato, infatti, circa dodici miliardi di euro al programma pluriennale F35. Nel corso degli anni, e degli esecutivi, il numero di caccia che l’Italia dovrebbe acquistare è già sceso da centotrentuno a novanta, di cui settantacinque per l’Aeronautica e quindici per la Marina. I velivoli americani sono destinati a sostituire circa centosessanta caccia che nel giro di qualche anno resteranno a terra perché obsoleti. 

L'investimento, insomma, non è da poco. Ma, a onore del vero, offre importanti risvolti tecnologici e occupazionali, gli stessi a cui fa riferimento la mozione Pd. La partecipazione italiana all’F35 per ora prevede solo l’assemblaggio di parti del caccia, mentre Finmeccanica vorrebbe partecipare anche alla produzione di parti elettroniche con la sua controllata "Selex Es". 

Il lavoro di assemblaggio è attualmente previsto che possa garantire, a regime, in Italia un’occupazione pari a circa mille e cinquecento addetti diretti. Includendo l’indotto, l’ammontare della forza lavoro nazionale raggiungerà, nello stesso arco di tempo, un totale di seimilacinquecento unità.  Ora al governo, e al Pd, il compito di "massimizzare i ritorni economici" per l'Italia. 

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