Ius culturae, percorso a ostacoli: Di Maio chiude la porta a un Pd già spaccato

Il M5s non lo ritiene una priorità e il Pd non sembra avere la compattezza necessaria per portare avanti con forza il discorso. Il dibattito sullo Ius culturae (una versione "mitigata" dello Ius soli) è più vivo che mai. A pagare il prezzo più caro, come sempre, sono i più piccoli

Rione Sanità, Napoli, un "Carnevale dei bambini" per diritti, Ius soli e cittadinanza - 2018 ANSA / CIRO FUSCO

Il Movimento 5 stelle l'ha messo in chiaro: non è una priorità ora come ora. E il Pd non sembra avere al momento la compattezza necessaria per portare avanti con forza il discorso. Il dibattito sullo Ius culturae (una versione "mitigata" dello Ius soli) è più vivo che mai in questi giorni. Lo Ius culturae condizionerebbe la richiesta di cittadinanza all'aver superato con successo almeno un ciclo scolastico.

Dal 3 ottobre se ne parlerà in parlamento, gli ostacoli appaiono però già insormontabili. Giovedì in ogni caso in commissione Affari costituzionali alla Camera arriva la discussione sulle proposte di legge in materia di cittadinanza. Il cosiddetto Ius culturae consentirebbe di ottenere la cittadinanza se si sono frequentate le scuole in Italia. Il relatore sarà Giuseppe Brescia (M5s), presidente della commissione, dopo che l'ex relatore Roberto Speranza è entrato nel nuovo governo giallorosso come ministro della Salute.

Anche la Chiesa aveva chiesto un cambio di passo:"L'integrazione, senza il riconoscimento da un punto di vista normativo, sarebbe un contenitore vuoto" secondo il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. La sensazione è che difficilmente si riuscirà ad arrivare al dunque, anche stavolta.

Di Maio: "Ius soli non è una priorità"

"Lo Ius soli non è una priorità di questo governo, prima realizziamo il taglio dei parlamentari, il 7 ottobre, la riforma giustizia entro il 21 dicembre, la legge di bilancio, in cui non aumentano le tasse e ci sarà il salario minimo. Da gennaio dobbiamo fare la riforma della sanità e la legge sul conflitto di interesse", ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio intervistato da Massimo Giletti su La7.

Ius culturae, Enrico Letta: "Il momento è ora"

Quella che vede Enrico Letta è invece un'occasione storica. Da direttore della scuola SciencesPo di Parigi, l'ex premier in un'intervista su "Repubblica" invita il governo Conte a non avere timidezze: lo Ius culturae va fatto subito, trovando la giusta mediazione tra alleati. Un compromesso. "Il mio lavoro sono i ragazzi - dice - è a loro che bisogna pensare". Per questo, chiede alla maggioranza un passo concreto, dopo le tante carezze virtuali al popolo di Greta: "Una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni".

Sul voto, Letta sottolinea che "è urgente, e che con questa maggioranza si può fare. È un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi". Secondo Letta questa maggioranza può anche trovare un accordo sullo Ius culturae perchè "quando si governa in coalizione le cose vanno fatte insieme. Questo è uno dei temi sul quale si gioca la capacità del Pd di dimostrare leadership e al tempo stesso rispettare gli alleati. Il momento è ora, non si aspetti per ottenere di più".

Ius culturae, Morani (Pd): "Aspettiamo, ora è un errore"

Ma nel Pd c'è chi la pensa diversamente. "Attirerò molte critiche" ma sono "convinta" di "interpretare il ‘sentiment' della maggioranza delle persone che guardano con simpatia al nostro governo", nel dire che "riprendere ORA il dibattito sull'approvazione" di una legge sullo Ius culturae "è un errore". Lo ha scritto su Facebook Alessia Morani, sottosegretario Pd allo Sviluppo economico.

"Lo Ius culturae è un principio sacrosanto", ha scritto Morani,  ma "ORA non sarebbe compresa" considerate le "tossine di razzismo inoculate da Salvini". Dunque, propone, "aspettiamo giugno" del 2020.

"Una legge di questo tipo – ha affermato – deve essere approvata solo dopo avere dimostrato che c'è un modo efficace e diverso da quello di Salvini di governare i flussi migratori e di fare sul serio politiche di integrazione. Il Paese è profondamente diviso sul tema dell'immigrazione e non basterà approvare una legge sullo ius culturae per eliminare le tossine del razzismo inoculate da Salvini. Anzi, rischia di avere l'effetto contrario perché ORA non sarebbe compresa".

"Aspettiamo giugno del prossimo anno, diamo il tempo agli italiani di apprezzare la nostra azione di governo e poi approviamo lo ius culturae. Sono anni che diciamo che dobbiamo ritornare in sintonia con il ‘popolo' e per farlo, però, occorre prestare davvero l'orecchio a quello che sente il ‘popolo'. Abbiamo una grande occasione: per dare serenità al Paese e per fare sentire a tutti ma proprio a tutti che siamo un unico popolo a prescindere dal colore della

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