Salvini si scopre "fragile" in Europa e teme lo sgambetto firmato M5s-Pd

Si complica la partita per il commissario Ue che la Lega era certa di esprimere. Giorgetti fuori dai giochi. La posizione di Salvini perde forza in Europa. Il Carroccio teme accordo M5s-Pd per un commissario europeo pentastellato. Intanto il "caso Russia" arriva a Strasburgo

I due vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, durante la cerimonia per l'anniversario della fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria in piazza del Popolo, Roma 8 luglio 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La Lega si riscopre debole a livello europeo, molto più di quanto fosse stato messo in conto dalle parti del Carroccio. Di fatto si complica di ora in ora la partita per  il commissario Ue che la Lega era certa di esprimere in Europa. Il voto contrario del Carroccio ad Ursula von der Leyen ha complicato la partita, 'azzoppando' di fatto la corsa di Giancarlo Giorgetti: la sua designazione viene ormai considerata una 'mission impossible' in ambienti di governo secondo. Palazzo Chigi punta ad esprimere un nome forte, ma secondo l'agenzia di stampa c'è solo il 20% di possibilità che Giorgetti, il "cervello" della Lega a Palazzo Chigi riesca a ottenere il posto.

"Colpa" del voto contrario alla neo presidente della Commissione Ue, ma anche dello scivoloso caso dei presunti finanziamenti russi, e poi la sintonia manifesta con Alternative fur Deutschland: la realtà quotidiana è che la posizione di Matteo Salvini perde forza in Europa: "ora dovrà negoziare il nome con Conte e Di Maio, ed è possibile che si faccia strada quello di un tecnico", spiegano fonti Adnkronos da Strasburgo. Dove ieri il M5S ha giocato una partita decisiva per l'elezione della 'delfina' di Angela Merkel: il pollice in su concertato dal gruppo europeo del Movimento non solo con Luigi Di Maio ma anche col premier Giuseppe Conte.

Commissario, Lega teme sgambetto M5s

Secondo La Stampa c'è molto altro: "I leghisti danno per scontato che alla base del voto dei 5 Stelle a favore di Ursula Van der Leyen ci sia un accordo con il Pd per portare a casa un commissario europeo grillino. Qualcuno va pure oltre e pensa che questo sia l`anticamera di un ribaltone di governo in Italia. Il sospetto che il regista di questa operazione sia il premier Giuseppe Conte. Il suo protagonismo in Europa, il suo continuo insistere sull`accordo stretto a Bruxelles e poi disatteso dal Carroccio e anche la decisione di andare in Parlamento per rispondere sulla questione dei rubli di Mosca vengono visti come gli indizi che confermano i loro timori" si legge sul quotidiano di Torino

La Lega, nonostante ostenti ottimismo, teme il 'ribaltone', ovvero un patto di potere M5S-Pd, anticamera di un futuro governo insieme (in verità molto poco probabile), cementato da un commissario Ue italiano sì, ma di caratura tecnica se non addirittura in quota 5 Stelle.  Dal fronte M5S si negano con fermezza ipotesi di alleanze con i dem. La posizione dei grillini è netta: "Noi  rispettiamo i patti - spiega una fonte di rilievo da Strasburgo - la Lega ha vinto le Europee, ma un candidato debole sarebbe un danno enorme per l'Italia". "Un commissario targato Lega avrebbe zero chance di essere eletto - fa eco una fonte di governo di prima linea - quindi Salvini non ha delega in bianco ma deve trovare la quadra con Conte e Di Maio". Missione non semplice coi tempi che corrono.

Ottenuta la vicepresidenza del Parlamento Europeo con Fabio Massimo Castaldo, i 5 Stelle, metabolizzata la sconfitta alle europee, sono sì consapevoli di non poter indicare il nome del commissario, ma pensano di poter essere decisivi. "La Lega ha fatto harakiri - dice una fonte di prima linea del M5S all'Adnkronos- mentre noi ora siamo nella stanza dei bottoni... Il pallino è nelle mani di Conte e Di Maio, Salvini se ne faccia una ragione".

Lega-M5s, Di Maio: "Nessuna crisi, governo va avanti"

"Per noi il governo va avanti se fa le cose per gli italiani e se agli italiani dice la verità. Francamente non vedo litigi, vedo solo continui attacchi al M5S. Una volta sul salario minimo, un`altra sull'Europa, è un continuo e mi dispiace, ma se si fanno le cose per il Paese il governo va avanti 4 anni". E' la risposta del vicepremier M5S Luigi Di Maio all'altro vicepremier leghista Matteo Salvini sulla tenuta del governo in un'intervista al Corriere della Sera. "Una maggioranza con il Pd? La crisi non c`è, questo è l`unico governo possibile".

Sul caso europeo e l'elezione della presidente della Commissione von der Leyen: "Nessuno si è scontrato, noi non ci siamo scontrati, siamo stati attaccati ingiustamente. Dovrebbe chiedere alla Lega perché ha cambiato idea all`ultimo minuto. Dovrebbe chiedere loro perché hanno attacco noi e non Orbán, che sono loro alleati e hanno votato la von der Leyen. Ecco, attaccassero Orbán invece che il M5S. Pensi che alcuni europarlamentari leghisti hanno anche candidamente ammesso di aver dissimulato. Quindi che dobbiamo pensare?".

Poco tenero con Di Maio è però lo stesso Salvini, che su Twitter lo accomuna almeno iconograficamente a Merkel, Renzi e Macron. Non un complimento in casa gialloverde. La rabbia di Salvini è palpabile: "5Stelle e Pd? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles". 

Salvini: "Se M5s va avanti così'..."

Come andare avanti con il governo "lo chiederò a Conte e a Di Maio. Gli attacchi e gli insulti del Pd ci stanno, ma qui ogni giorno due o tre esponenti cinquestelle si alzano e attaccano Salvini. Attilio Fontana e poi Siri, Rixi, Molinari, Romeo, per qualcuno sono tutti colpevoli e ladri a prescindere, atteggiamento poco democratico". Lo dice Matteo Salvini in una intervista al 'Corriere della sera'. "Non bado alla mia convenienza immediata. Certo, se questi vanno avanti a far così...", spiega il vice premier battendo le mani tre volte, come a dire che "è finita".

Conte sull'asse Pd-M5s: "No ad ambiguità"

"Prendo atto che nel dibattito pubblico si intensificano le congetture su scenari futuribili e su nuove maggioranze di governo, alcune delle quali mi vedrebbero personalmente coinvolto" e se "questa esperienza di governo dovesse interrompersi in via anticipata, non mi presterò, tuttavia, a operazioni opache o ambigue". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in una lettera a Repubblica sul presunto asse Pd-M5S per un nuovo governo.

"Assicuro che il percorso si realizzerà in modo lineare e trasparente, nelle sedi appropriate, per rispetto del Parlamento e dei cittadini. Posso compiere errori di valutazione e rivelarmi mancante nell`azione, ma è certo che sino a quando avrò responsabilità di governo mi batterò affinché tutti i cittadini possano recuperare piena fiducia nelle istituzioni di governo, e affinché le istituzioni, tutte le istituzioni, possano meritare questa fiducia. Su questo non transigo e mai transigerò".

Fondi Russia, il caso arriva a Strasburgo

"Dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione, fino alla costituzione di una commissione speciale". Lo dice l'europarlamentare Pd, Simona Bonafè sulla richiesta di portare il Russiagate alla prossima plenaria a Strasburgo. Una richiesta avanzata oggi dai dem al gruppo dei Socialisti e Democratici. Non solo affrontare la questione davanti all'europarlamento con una 'oral question', ma verificare anche la possibilità di istituire una commissione speciale: questa l'intenzione degli eurodeputati Pd.

Una commissione, spiega Bonafè, "per fare luce sui legami opachi che legano i nazionalisti europei alla Russia e sui presunti finanziamenti a partiti anti Europeisti durante le ultime elezioni finalizzati ad indebolire il progetto d'integrazione ma anche le democrazie liberali". La proposta è stata avanzata oggi dal Pd ed ha avuto l'appoggio della totalità dei gruppo S&D, si spiega. Dai francesi ai tedeschi agli inglesi del Labour. "Pare ci sia in Gran Bretagna un caso analogo con l'Ukip. E di fronte a tutti questi 'pare', la nostra idea è quella di fare chiarezza".

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