Il no di Maran all'imprenditore che gli offrì una casa: "Ma dovrebbe essere normale"

Parla l'assessore finito nella carte dell'inchiesta sullo stadio della Roma: "Nel mio ufficio non c'è spazio per proposte improprie"

Pierfrancesco Maran al Workshop di MM Metropolitane Milanesi su "Le infrastrutture della Città Metropolitana" ad Expo Gate, Milano, ANSA/STEFANO PORTA

C'è anche il nome di Pierfrancesco Maran, assessore del Pd all'Urbanistica del comune di Milano, nelle carte dell'inchiesta che mercoledì mattina ha portato in carcere nove persone a Roma, con le accuse - a vario titolo - di associazione a delinquere, traffico di influenze, emissione di fatture false, corruzione e illecito finanziamento. 

Stando a quanto emerso dalle intercettazioni raccolte nel corso delle indagini, Maran ne esce però a testa alta e con un'integrità che oggi gli riconoscono anche gli avversari: l'assessore avrebbe infatti rifiutato con sdegno un tentativo di corruzione: "Qui [a Milano] non funziona così".

In un'intercettazione, gli uomini del gruppo Parnasi fanno un resoconto dell'incontro:

"Siamo andati a parlare con l'assessore Maran, gli abbiamo proposto un appartamento ma lui ha risposto di no dicendo che lui 'non voleva prendere per il c... chi lo ha votato'. Abbiamo fatto una brutta figura, sembravamo i romani dei film quando vanno a Milano".

"Non farsi corrompere dovrebbe essere normale"

"Mi fa molto piacere che sia chiaro a chiunque entri nel mio ufficio che non vi è spazio alcuno per proposte improprie" ha commentato oggi l’assessore su Facebook. 

"Ho davvero apprezzato i numerosi messaggi che mi sono arrivati da tante persone - scrive oggi Maran - che grazie a questa notizia hanno ritrovato o confermato la loro fiducia nella politica. Ci tengo a dire - sottolinea il dem - che questa però è e deve essere la normalità. Non solo per me, ma per tutta la Giunta di cui faccio parte, ed è la normalità per la gran parte di coloro che si impegnano nelle situazioni mossi da passione e voglia di cambiare le cose".

 "Capirete quindi - aggiunge - che anziché di questa vicenda voglia tornare subito a dedicarmi al mio impegno quotidiano di assessore perché c'è una cosa a cui tengo sopra a tutto: ci si può occupare di cose delicate come l'urbanistica, i cantieri, gli appalti, rimanendo se stessi con i propri valori. Al lavoro!". 

Gli sviluppi dell'inchiesta

L'inchiesta sullo stadio dell'As Roma è nata da un'intercettazione compiuta nell'ambito del procedimento su Marra e Scarpellini. Lo ha reso noto il procuratore aggiunto Paolo Ielo in un incontro con la stampa tenutosi nella Procura di Roma. Arrestati e indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione, finanziamento illecito, false fatture e traffico di influenze.

Parnasi motore del sistema di corruzione 

"Dalle intercettazioni - ha spiegato Ielo - emerge il forte interesse di Parnasi a finanziare il mondo politico, ma non tutti questi  finanziamenti sono illeciti - ha sottolineato il Procuratore Aggiunto - e proprio su questo fronte proseguono le indagini". 

Il motore del  sistema di corruzione era Parnasi, arrestato questa mattina a Milano, che ha potuto contare su Luca Lanzalone, nella sua veste di consulente 'di fatto' per il Campidoglio nella vicenda sullo stadio della Roma. Non a caso, gli episodi di corruzione cominciano proprio a inizio 2017 quando si apre la trattativa sulla riduzione delle cubature.

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