Mattarella avvisa Salvini e Di Maio: a rischio reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni

"Einaudi rinviò due leggi approvate dal Parlamento, perché comportavano aumenti di spesa senza copertura". Il presidente della Repubblica cita l'illustre predecessore e il riferimento corre alle misure promesse dal programma di 5 stelle e Lega

Un chiaro monito che il presidente della Repubblica lancia a Movimento 5 stelle e Lega che si stanno incontrando a Milano per stilare un contratto di governo che assicuri un canovaccio per impostare un esecutivo che amministri l'Italia dopo le elezioni dello scorso 4 marzo.

Se il programma dell'esecutivo gialloverde è decisamente abbozzato dal Quirinale si sollevano dubbi sulla fumosità delle risorse necessarie: entro domenica servirà una messa a punto credibile, perché l'incarico non sarà "a scatola chiusa".

Reddito di cittadinanza e riforma pensioni sono davvero possibili? 

Il riferimento, seppure non esplicitato dal capo dello Stato, corre alle principali promesse con cui 5 stelle e Carroccio hanno raccolto molti consensi elettorali, Reddito di cittadinanza, Flat tax e riforma delle pensioni: provvedimenti che secondo le indiscrezioni fatte filtrare da Di Maio e Salvini saranno la colonna portante dell'esecutivo giallo-verde ma che rischiano di essere difficilmente supportate da un equilibrio dei conti. Come ha ricordato Mattarella il Quirinale ha infatti il potere di non firmare le leggi che sono in aperto contrasto con la regola costituzionale del pareggio di bilancio. 

Il monito di Mattarella: "Il governo lo nomino io"

"Il capo dello Stato ha il potere di nominare il presidente del Consiglio, anche non avvalendosi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare" ricorda ancora il presidente della Repubblica Sergio Mattarella citando il presidente Luigi Einaudi.

Il ruolo del Presidente della Repubblica "può e deve rimanere dormiente per lunghi decenni e risvegliarsi nei rarissimi momenti nei quali la voce unanime, anche se tacita, del popolo gli chiede di farsi innanzi a risolvere una situazione che gli eletti del popolo da sé, non sono capaci di affrontare, o per ristabilire l'osservanza della legge fondamentale, violata nella sostanza anche se ossequiata nell'apparenza". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella citando Einaudi, in occasione dell'anniversario della salita al Colle del presidente piemontese.

"Spettava a Luigi Einaudi - ha continuato Mattarella - una esperienza senza precedenti: essere il moderatore dell'avvio della vita dell'Italia repubblicana. Nella sua opera di costruzione dell'equilibrio tra i diversi organi costituzionali, lo statista di Carrù sapeva che i suoi atti avrebbero fissato confini all'esercizio del mandato presidenziale, per sé e per i suoi successori. Con la discrezione e la fermezza che lo caratterizzavano diede vita a un dialogo di permanente leale collaborazione istituzionale, proponendo una penetrante "moral suasion" nei rapporti con il governo, a partire dall'esercizio del potere previsto all'art. 87 della Costituzione, che regola la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa governativa".

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