Terremoto Pd, Matteo Renzi annuncia l'addio: "Fondo il mio partito"

Ha chiamato Conte per informarlo della decisione presa: "Voglio passare i prossimi mesi a combattere contro Salvini". Il nuovo partito sta per nascere: "Con me 30 parlamentari. La prima elezione cui ci presenteremo saranno le politiche, sperando che siano nel 2023"

Matteo Renzi lascia il Pd (Ansa, repertorio)

Tanto tuonò che piovve. Matteo Renzi lascia il Pd per fondare un suo partito. Ieri sera l'ex presidente del Consiglio ha chiamato l'attuale presidente del Consiglio Giuseppe Conte per informarlo sulla decisione presa. Nella stessa telefonata ha assicurato al presidente Conte che continuerà a sostenere convintamente il governo. Dopo mesi di indiscrezioni, nessuno dubitava ormai che la scissione fosse questione di giorni. Si è rivelato impossibile per Renzi stare dentro ad un partito senza comandarlo. E' la terza scissione nella storia del Pd dopo quelle di Francesco Rutelli (2009) e Pierluigi Bersani (2017).

Matteo Renzi, addio Pd : "I parlamentari che mi seguono sono 30"

Il senatore di Firenze in un'intervista a Repubblica motiva la sua scelta: "Quello che mi spinge a lasciare è la mancanza di una visione sul futuro". Renzi rivendica il suo operato degli ultimi anni. E annuncia: "I parlamentari che mi seguiranno saranno una trentina, più o meno. Non dico che c'è un numero chiuso, ma quasi". Testa già alla prossima Leopolda, che sarà secondo lui  "un'esplosione di proposte".

"Voglio passare i prossimi mesi a combattere contro Salvini", dice a Repubblica. E spiega le ragioni di una scelta destinata a cambiare tutto. Ha davvero deciso lo strappo? "I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti", dice. L'ex segretario continua: "Zingaretti non avrà più l'alibi di dire che non controlla i gruppi Pd perché saranno "derenzizzati". E per il governo probabilmente si allargherà la base del consenso parlamentare, l'ho detto anche a Conte. Dunque l'operazione è un bene per tutti, come osservato da Goffredo Bettini. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. Il ragionamento è più ampio e sarà nel Paese, non solo nei palazzi".

Perchè Matteo Renzi lascia il Partito Democratico

"Abbiamo fatto un capolavoro tattico mettendo in minoranza Salvini con gli strumenti della democrazia parlamentare - dice Renzi nell'intervista a Repubblica -. Ma il populismo cattivo che esprime non è battuto e va sconfitto nella società. E credo che le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa e autoreferenziale ricerca dell'unità come bene supremo non funzionino più".

L'unità che la base del Pd ha sempre chiesto ai dirigenti ora è solo un ricordo lontano. Zingaretti ha fatto di tutto per mantenerla, invano. "Non ho un problema personale con Zingaretti, né lui ha un problema con me - continua Renzi - Abbiamo sempre discusso e abbiamo sempre mantenuto toni di civiltà personali. Qui c'è un fatto politico. Il Pd nasce come grande intuizione di un partito all'americana capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo è stato sconfitto dal fuoco amico. Oggi il Pd è un insieme di correnti. E temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5 Stelle".

"Non mi sentirete mai parlare male di Zingaretti, Orlando o Franceschini: a loro mando un abbraccio e auguro buon lavoro. Quando una storia finisce, finisce. Restiamo amici se vi va, ma anche se non vi va per noi non sarete mai nemici''. Lo dice Matteo Renzi a Repubblica. Quanto a Enrico Letta che ha detto 'non posso credere che Renzi vada via perché non c'è un sottosegretario di Pontassieve', Renzi replica: ''per rispetto alla sua intelligenza non commento una simile idiozia".

Renzi: "M5s? per me la politica è un'altra cosa"

"Non ho fatto tutto questo lavoro per morire socio di Rousseau. Per me la politica è un'altra cosa rispetto all'algoritmo di Casaleggio. Ma non voglio disturbare il Pd. La nostra Casa non si candiderà né alle regionali né alle comunali almeno per un anno. Chi vorrà impegnarsi lo farà con liste civiche o da indipendente. La prima elezione cui ci presenteremo saranno le politiche, sperando che siano nel 2023. E poi le Europee del 2024. Abbiamo tempo e fiato". Renzi non si sbilancia sul nome della futura formazione: "Il nome non glielo dico, ma non sarà un partito tradizionale, sarà una casa. E sarà femminista con molte donne di livello alla guida. Teresa Bellanova sarà la capo delegazione nel governo".

Sondaggi, partito di Renzi al 5 per cento

Secondo un sondaggio riportato dal Corriere della Sera, la nuova formazione di Renzi potrebbe avere il 5-6 per cento dei voti.

L'Ansa parla di discussione "infuocata" nella chat dei deputati Pd sulla scissione di Renzi. Dario Franceschini non usa giri di parole: "Nel 1921-22 il fascismo cresceva sempre più, utilizzando rabbia e paure. Popolari, socialisti, liberali avevano la maggioranza in Parlamento e fecero nascere i governi Bonomi, poi Facta 1 poi Facta 2. La litigiosità e le divisioni dentro i partiti li resero deboli sino a far trionfare Mussolini nell'ottobre 1922. La storia dovrebbe insegnarci a non ripetere gli errori".

Scissione Pd, Zingaretti: "Ci dispiace , ma pensiamo al futuro"

"Ci dispiace. Un errore. Ma ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo PD": questo il lapidario commento di Nicola Zingaretti dopo l'addio del senatore di Firenze.

Rosato va con Renzi: "Scelta non facile"

"Non è stata una scelta facile per nessuno di noi a cominciare da Renzi. Io sono stato uno dei soci fondatori del Pd e non ho mai fatto politica 'per' il partito ma 'con' il partito. Intendo dire che il partito è uno strumento della politica, non il fine della politica. Ogni collega deciderà in autonomia, nelle prossime ore verranno formalizzati i gruppi, in maniera da essere chiari e non dare adito a discussioni che non hanno senso". Lo ha affermato il deputato del Pd, Ettore Rosato, spiegando a "Omnibus" su La7, le ragioni che hanno spinto Matteo Renzi e la sua componente a lasciare il partito.

"Siamo un gruppo affiatato di amici - ha aggiunto Rosato - in sintonia tra di loro, che pensano si possa fare politica senza avere la necessità di perdere il 90% del tempo in discussioni. Vogliamo cambiare, dedicando il nostro tempo ai bisogni del Paese, dove c'è tanto da fare. Il Pd avrà maggiore libertà di assumere una sua identità, senza più avere una discussione permanente al suo interno su cosa farà Renzi. Tutti possiamo fare un percorso parallelo in maniera molto più serena, rispetto a quanto non siamo riusciti a fare in questi anni".

"Non voglio fare polemiche - ha concluso il vice presidente della Camera - ma solo ricordare che ogni volta che Renzi assumeva una posizione, c'era chi nel Pd gli diceva 'non devi parlare, perché deve parlare Zingaretti'. Così è difficile fare politica. Ora abbiamo davanti le elezioni regionali. Avremo un campo sul quale lavorare insieme, a cominciare dalle iniziative del governo e del Parlamento".

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