Che cosa rischia (davvero) Matteo Salvini? 

La vicenda della Diciotti può avere conseguenze? Il vicepremier ostenta tranquillità: "Aspetto con curiosità le sentenze che mi riguardano, sono disponibile ad andare a Palermo a piedi per spiegare". Ecco come stanno le cose

ANSA / DAL ZENNARO

Parola d'ordine del giorno: abbassare i toni. D'altra parte, con i sondaggi che lo incoronano, il leader leghista Matteo Salvini non ha alcun motivo di surriscaldare il clima in questa delicata fase.  "Non c'è nessun golpe giudiziario, ci sono delle inchieste. Spero che facciano bene e facciano in fretta". Salvini torna sull'indagine aperta dalla Procura di Palermo a suo carico e decide di stemperare i toni. L'occasione arriva dal Forum Ambrosetti dove oggi il ministro dell'Interno si trova e a margine del quale ha assicurato di rispettare "il lavoro di tutti". "Non mi tolgono il sonno - ha aggiunto -, vado avanti a lavorare per fare quello che gli italiani mi chiedono di fare".

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"Conto di fare per almeno cinque anni il ministro dell’Interno - ha sottolineato - senza essere considerato un sequestratore, un assassino, un delinquente". "Aspetto con curiosità le sentenze che mi riguardano - ha continuato -, sono disponibile ad andare a Palermo a piedi per spiegare. Che io sia un sequestratore fa sorridere molti ma non sono al di sopra della legge e se lo sono ne trarrò le conseguenze". Il vicepremier si è poi detto "disponibile a spiegare i magistrati che bloccare il traffico essere umani è mio dovere, che commetterei omissione di atti di ufficio se facessi finta di niente e facendo sbarcare altri presunti profughi". "Io - ha poi aggiunto, parlando della fuga di alcuni migranti della nave Diciotti - avrei sequestrato centinaio di persone in fuga dalla guerra che nei tre quarti dei casi sono già sparite. Erano così sotto sequestro e bisognosi di aiuto che hanno pensato bene di far perdere le loro tracce". "Non occupo il mio tempo seguendo le sentenze, questo vale per Genova e per Palermo", ha sottolineato ancora.

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Che cosa rischia (davvero) Matteo Salvini? 

Sequestro di persona aggravato. E' il reato di cui è accusato il vicepremier per la vicenda della Diciotti, la nave della Guardia costiera rimasta prima al largo di Lampedusa e poi ormeggiata per diversi giorni nel porto di Catania con 177 migranti a bordo. La Procura di Palermo ha trasmesso gli atti al Tribunale dei ministri chiedendo ai giudici di svolgere le indagini preliminari nei confronti di Salvini. Il Tribunale dei ministri deciderà entro i prossimi 90 giorni le indagini da svolgere.

La Procura di Agrigento aveva contestato a Salvini e al capo di Gabinetto del Viminale, Matteo Piantedosi i reati di sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di coazione, arresto illegale, abuso d'ufficio e omissione d'atti d'ufficio. La Procura di Palermo ha modificato i reati contestati, l'unico che resta è il sequestro di persona aggravato. Salvini ieri nella diretta su Facebook ha detto di rischiare "15 anni di carcere come pena massima a cui occorre, eventualmente aggiungere le aggravanti". L'articolo 605 del Codice penale sul reato di sequestro di persona recita: "Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da 6 mesi a 8 anni. La pena è della reclusione da 1 a 10 anni, se il fatto è commesso: 1) in danno di un ascendente, di un discendente, o del coniuge; 2) da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni. Se il fatto di cui al primo comma è commesso in danno di un minore, si applica la pena della reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso in presenza di taluna delle circostanze di cui al secondo comma, ovvero in danno di minore di anni 14 o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all’estero, si applica la pena della reclusione da 3 a 15 anni".

Le prossime tappe

La palla ora passa al Tribunale dei ministri, che è la sezione specializzata del tribunale ordinario competente per i reati commessi dal presidente del Consiglio e dai ministri nell'esercizio delle loro funzioni. La materia è regolata dalla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che ha modificato, tra gli altri, l'art. 96 della Costituzione il quale prevede che "il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati , secondo le norme stabilite con legge costituzionale".

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Presso il tribunale ordinario del capoluogo del distretto di Corte d'Appello è istituito un collegio composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o qualifica superiore. Il Presidente del Tribunale dei ministri è Fabio Pilato, 52 anni, che fino a poco tempo fa aveva ricoperto la carica di giudice tutelare proprio presso il Tribunale di Palermo. Qui è stato tra gli ideatori del protocollo d'intesa siglato insieme con l'amministrazione comunale di Palermo per garantire l'accompagnamento ai minori sbarcati da soli sulle coste siciliane. Prima ancora si è anche occupato di rifugiati e riconoscimento di status e protezione sussidiaria. L'altro giudice è Filippo Serio che proviene dal Tribunale del Riesame. Nel 2011 il suo nome è finito in una lista nera di "amici degli immigrati" pubblicata su un sito neonazista (Stormfront). Il suo nome finì su quella lista perché aveva annullato la misura cautelare per un migrante perché l'ordinanza non era stata tradotta in lingua inglese. Inoltre il giudice è stato anche in prima linea nelle inchieste sulle spese pazze dell'Assemblea regionale siciliana. Infine c'è Giuseppe Sidoti che ha una esperienza di magistrato fallimentare.

Archiviazione o trasmissione degli atti

Il tribunale dei ministri, entro 90 giorni, compiute indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, può decidere l'archiviazione - non impugnabile - oppure la trasmissione degli atti con una relazione motivata al pm, affinché chieda l'autorizzazione a procedere alla Camera di appartenenza dell'inquisito. Nel caso di Salvini la competenza è del Senato. Secondo quanto previsto dalla legge, la Camera competente può, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l'autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo.

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Bonafede: "Ok le parole di Salvini"

Il cambio di rotta viene accolto con favore dal Guardasigilli Bonafede: "Mi fa piacere - ha commentato il ministro, intervistato da Maria Latella - che Salvini abbia ulteriormente specificato che c'è il massimo rispetto per la magistratura". "Non ho avuto modo di parlare con Salvini, tra l'altro conosciamo benissimo il pensiero l'uno dell'altro. Il mio, ci tengo a dire, non era un attacco a Salvini ma una precisazione che ritengo fondamentale", ha aggiunto il ministro della Giustizia, che ha poi spiegato la sua posizione.

"Un ministro - ha detto - ha tutto il diritto di dire che un magistrato sbaglia o che un provvedimento emesso nei suoi confronti possa essere sbagliato. Io però voglio lavorare sulla giustizia, che per 20 anni è stata imbrigliata nei dibattito toghe di destra o di sinistra. A me va bene dire che un magistrato sta sbagliando ma è sbagliato dire che lo fa perché è di destra o di sinistra. Questo riporterebbe l'Italia, e ho specificato che non credo che Salvini voglia questo, indietro di 20 anni"

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