Mes, oggi "scontro bis" Conte-Salvini: ma nessuno crede alla crisi di governo

Il M5s non molla, "la decisione sul fondo Salva Stati solo dopo la pronuncia del Parlamento". Braccio di ferro Di Maio-Gualtieri. Conte oggi prima parlerà alla Camera, poi al Senato in un bis del faccia a faccia del 20 agosto con Salvini

Lo scontro del 20 agosto scorso tra Conte e Salvini ha segnato la fine del primo governo Conte - Foto di repertorio Ansa

Nessuna crisi di governo dietro l'angolo per colpa del Mes. C'è stato un braccio di ferro, a quanto apprende l'Adnkronos, tra il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri e il responsabile degli Esteri Luigi Di Maio durante il lungo vertice, durato ben 4 ore, per la parte dedicata al Fondo Salva Stati. Il responsabile di via XX Settembre, spiegano fonti di governo presenti all'incontro, avrebbe chiesto il disco verde sul fondo salva Stati, pronto però ad affrontare un duro negoziato sull'Union banking.

Il Movimento 5 stelle dice no. Di Maio, che avrebbe parlato di un chiaro mandato assegnatogli dai suoi parlamentari, è dunque convinto della necessità di dare un segnale forte e chiaro già all'Eurogruppo del 4 dicembre, quando i ministri dell'Economia della zona euro dovranno stilare il piano definitivo sul Mes e una road map per l'unione bancaria. Non solo. Di Maio avrebbe fatto notare al ministro e alla delegazione Dem che i numeri per approvare la riforma del Mes così come è stata congegnata non ci sono, dunque "qualcosa deve cambiare e il governo deve lasciare che sia il Parlamento a pronunciarsi". Renzi ha altri pensieri in questi giorni e Italia Viva si chiama fuori, diserta il confronto perché "noi non abbiamo nulla su cui litigare", quindi "se la vedessero tra di loro". La nota congiunta della compagine governativa recita che "ogni decisione sul Mes diventerà definitiva solo dopo che il Parlamento si sarà pronunciato a partire dalle risoluzioni che saranno approvate l'11 dicembre, in occasione delle comunicazioni che il Presidente del Consiglio renderà in vista del prossimo Consiglio Europeo". A Gualtieri viene affidato il mandato a trattare per cambiare le cose.

Mes, la diretta di Conte alla Camera

Mes, Conte oggi in parlamento: scontro con Salvini in vista

Lunedì "alle 13 sarò alla Camera dei deputati per un'informativa sul Mes" scrive il premier Giuseppe Conte su Facebook alla vigilia del suo intervento a Montecitorio. "Potrete seguire il mio intervento qui sulla mia pagina Fb". Il premier spera di arrivare oggi in Parlamento e ricompattare i gruppi del M5s sulla sua linea. La sfida comincia oggi. Alle 13 Conte sarà alla Camera, alle 15.30 al Senato. Potrebbe essere un bis della seduta del 20 agosto, ovvero un nuovo scontro in favore di telecamere tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini. 

Conte prima parlerà in Aula in difesa della riforma del Meccanismo di stabilità europeo (Mes), ma poi al Senato intende smentire le parole "calunniose" pronunciate nei suoi confronti da parte di Salvini, che però avrà il vantaggio di poter parlare per secondo, proprio come il 20 agosto. Salvini non è stato tenero: spiega di voler sapere "se Conte ha capito quello che faceva e ha tradito, oppure se non ha capito, perché tutto è possibile".

Mes, Di Maio: "Non si decide nulla fino al 10 dicembre"

"Nulla si deciderà finché non si arriverà in Parlamento il 10 dicembre, quando il presidente del Consiglio verrà a riferire e il Parlamento dovrà approvare una risoluzione". E' quanto ha detto il ministro e capo politico del M5S Luigi Di Maio. "In generale il governo il 4 dicembre, quando parteciperà all'Eurogruppo -quindi prima del passaggio parlamentare- ragionerà in una logica di pacchetto, che significa che per noi non esiste solo il Mes, ma che il Meccanismo di stabilità va valutato nell'ambito di un pacchetto di riforme nelle quali c'è tanto da cambiare, per quanto riguarda l'opinione del M5S". "Noi vogliamo meccanismi europei che aiutino gli Stati e non stritolino gli Stati, e quindi fino al momento in cui il Parlamento non si esprimerà nessuna decisione potrà essere presa, nessuna luce verde potrà essere accesa. Poi il M5S, all'interno della maggioranza, scriverà una risoluzione di maggioranza nella quale chiederà che tutto questo pacchetto venga migliorato in maniera considerevole, perché stiamo parlando dei risparmi degli italiani e di tante cose che interessano gli italiani".

Mes, che cosa succederà all'Eurogruppo del 4 dicembre

"Il meccanismo è molto semplice, da qui a quando il premier verrà in Aula e si potranno votare delle risoluzioni ci sono 10 giorni", nel frattempo c'è "l'Eurogruppo del 4 dicembre dove andrà il ministro dell'Economia, non potrà dare nessuna luce verde finché il Parlamento non si sia espresso. Poi qualcuno lo chiama rinvio, qualcuno riflessione, qualcuno lo chiama negoziato senza soluzione definitiva, per me quel che conta è che il Parlamento sia sovrano, si pronunci e si potrà pronunciare intorno al 10 dicembre, prima dell'Eurosummit". "Questo pacchetto non è ancora definitivo - prosegue Di Maio - finché tutto il pacchetto non sarà chiaro, e non è nulla chiaro, non si può chiudere nessun negoziato, e noi al premier chiederemo in Parlamento che il presidente del Consiglio porti questa posizione all'eurosummit. Se tu hai un pezzo della riforma non puoi capire quali impatti avrà sull'Italia se non conosci gli altri pezzi".

A chi gli fa notare come il ministro Gualtieri abbia lasciato intendere che non ci siano margini per continuare la trattativa sul Mes, "io credo che Gualtieri sia stato ampiamente frainteso in Commissione - dice Di Maio netto - lui ha espresso semplicemente un'opinione sullo stato del negoziato, ma da stasera nessuna luce verde potrà esser data sul negoziato se il Parlamento non si esprime prima, e accadrà tra 10 giorni".

Getta acqua sul fuoco anche Dario Franceschini: "Nessuna richiesta di rinvio all'Ue, ma un mandato che rafforza il ministro Gualtieri a trattare al meglio l'accordo sul tavolo europeo già dal 4 dicembre. Sul Mes in queste ore ci giochiamo la credibilità del Paese, l’andamento dello spread e dei mercati. Non si può giocare con il fuoco".

Sassoli: "La polemica sul Mes danneggia credibilità Italia"

La polemica sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) non fa altro che "danneggiare la credibilità" dell' Italia sui mercati e tra i partner continentali. Ne è convinto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che in un'intervista a "Repubblica spiega che "del Meccanismo europeo di Stabilità si parla solo in Italia". Perché "stiamo parlando di un fondo accantonato da usare solo nel momento in cui un Paese dovesse entrare in difficoltà. Insomma, concentrarsi sul Mes e non sulle nostre economie è come soffermarsi sul dito e non sulla luna".

La riforma del Meccanismo, spiega Sassoli, "non danneggia l' Italia. Ci sono alcuni aspetti che possono essere migliorati, ma all' interno del più complessivo pacchetto di riforma della zona euro, non nel trattato del Mes. Penso ad esempio ad alcuni aspetti dell' Unione bancaria che potrebbero affiancare il nuovo Fondo salva-Stati in modo più vantaggioso".

Nessuna crisi di governo sul Mes

Nessuno crede davvero a una crisi di governo ora: le mosse del Movimento 5 stelle sono dettate dalla volontà di sottolineare la propria centraltà nell'attuale quadro parlamentare, ma nulla di più. L'accordo nella maggioranza si troverà.

L'unica che sembra credere alla possibilità di una crisi di governo è Giorgia Meloni. Sulla riforma del Mes "qualcuno ci deve spiegare se Giuseppe Conte ha firmato con il sangue degli italiani una cambiale che gli serviva a rimanere a Palazzo Chigi. Ritengo che su questo dovrebbe cadere il Governo. Se Di Maio ha un minimo di dignità che gli rimane in corpo non dovrebbe fare proclami ma ha i numeri in aula per far cadere il Governo, è lui a decidere". Lo ha detto la leader di Fratelli d'Italia a Sky TG24. "Di Maio basta proclami - ha proseguito - una volta tanto prendi una decisione seria e dimostra che per te gli interessi degli italiani vengono prima delle difesa della tua poltrona. Dichiara che se il Mes viene mandato avanti così il Governo va a casa".

La riforma del Mes preoccupa le banche ma è il debito pubblico il vero problema

di maio m5s ansa-2

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