Migranti, un muro dietro l'altro: così l'Europa si chiude allo "straniero"

Confini chiusi e restrizioni per fermare le rotte interne di migranti e richiedenti asilo: cosa sta succedendo lungo l'asse Roma-Vienna-Berlino

Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, all'arrivo a un evento a Milano, 2 luglio 2018. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Un muro dietro l'altro per fermare le rotte interne di migranti e richiedenti asilo, come quella che parte dall'Italia e arriva fino al Nord Europa. In barba a Schengen e alla libera circolazione delle persone sancita dai Trattati Ue. E' quello che potrebbe accadere a breve almeno lungo l'asse Roma-Vienna-Berlino, scrive Dario Prestigiacomo su EuropaToday. Ieri, le due anime cattoliche della maggioranza del governo di Angela Merkel, Cdu e Csu - i partiti rispettivamente della cancelliera Merkel e del ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer - hanno trovato un accordo per contrastare gli ingressi illegali e “blindare” i confini con l'Austria, creando dei centri di transito di migranti già registrati in altri Paesi e applicando eventuali respingimenti. E lo stesso intende fare adesso Vienna con la frontiera che la separa dall'Italia.

Accordo tedesco sui migranti, lʼAustria: "Proteggeremo i nostri confini"

Dopo il compromesso sui migranti in Germania che prevede restrizioni all'ingresso nel Paese, e che ha salvato il governo della cancelliera Angela Merkel, l'Austria si è detta pronta a "prendere misure per proteggere le sue frontiere". Se l'accordo sarà convalidato "saremo obbligati ad adottare misure per il bene del popolo austriaco", ha affermato Vienna, affermando di voler presidiare soprattutto i confini meridionali, con Italia e Slovenia. "L'unione dei partiti tedeschi della Cdu e della Csu preannuncia che la Germania vuole applicare misure nazionali per contrastare il flusso migratorio", si legge in una dichiarazione del governo austriaco. “Come presidenza austriaca ci siamo proposti tre obiettivi: il primo è la sicurezza e la lotta contro l'immigrazione illegale, il secondo è preservare il nostro benessere" in Europa "ed il terzo è l'attività nel nostro vicinato", ha spiegato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz intervendo alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. L'Austria avrà la presidenza dell'Ue da qui a fine anno e questo vuol dire che “guiderà” i testi legislativi sul tavolo europeo, tra cui quelli delicatissimi riguardanti migranti e richiedenti asilo.

I migranti sono ancora un'emergenza? 

Il primo punto della presidenza austriaca, ha annunciato Kurz, “è legato alla protezione dei confini esterni" dell'Unione, ricordando come all'ultimo vertice europeo si sia posto l'accento sulle frontiere esterne e sulla riforma di Dublino e "questo è molto importante", ha chiosato. “La discussione tedesca e le misure nazionali anche nei confronti dell'Austria – ha aggiunto - ci fanno capire che bisogna proteggere i confini esterni: un'Europa senza confini interni potrà continuare a esistere solo se funzionerà la protezione dei confini esterni", ha ribadito. Tra questi confini esterni c'è anche, se non soprattutto, quello del “mare” che separa l'Italia dall'Africa del Nord, ovviamente.

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Il messaggio è chiaro: se la Germania alza un muro per bloccare i movimenti secondari dei migranti sbarcati in Italia, l'Austria non vuol finire in un cul de sac. E farà lo stesso. A meno che non si blocchino gli arrivi dei barconi sulle nostre coste. Magari anche creando quei centri chiusi che il presidente francese Emmanuel Macron sta riuscendo a creare in Spagna e Grecia e che vorrebbe che anche il governo Conte facesse. Solo che per il momento l'Italia ha replicato con un secco no.

Salvini: "Pronto a restituire i controlli al Brennero"

L'Austria è pronta a chiudere i confini? "Per noi sarebbe un affare. Sono più quelli che tornano in Italia di quelli che vanno in Austria. Sono pronto già da domani a restituire i controlli al Brennero perché l'Italia ha solo da guadagnarci", dice il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini, intervistato da Rainews24. Non tarda ad arrivare la risposta italiana alla minaccia del governo austriaco, che si è detto pronto a proteggere i propri confini a sud se il governo tedesco procederà all'istituzione di "centri di transito" alla frontiera tra Germania e Austria. L'accordo sui "centri di transito" raggiunto ieri in Germania tra Cdu e Csu, i partiti rispettivamente della cancelliera Angela Merkel e del ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer, produce già i primi effetti a catena. La prima reazione è arrivata da Vienna, con Roma che ha risposto a tono poco dopo.

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"Zero partenze, zero vittime: ecco l'obiettivo italiano"

Gli scafisti, i trafficanti di migranti, "sono agli sgoccioli, hanno capito che stiamo difendendo i nostri confini. Ora stanno provando gli ultimi colpi di coda, non hanno più business", ha detto Salvini nel corso della visita di questa mattina nell'azienda agricola di Suvignano, a Monteroni d'Arbia (Siena), un bene confiscato alla mafia nel 2007. Salvini ha aggiunto che la riprova di questi colpi di coda sta nel fatto che "ormai gli scafisti caricano quante più persone possono anche su gommoni sgonfi", provocando vittime. Anche se al contrario di quanto viene sostenuto, il numero delle vittime in mare è calato dell'80%, "anche per il lavoro di chi c'era prima". "In Africa si sta diffondendo la voce che in Italia non si arriva più 'a gratis'. Obiettivo è arrivare a zero partenze, e quindi zero vittime. Non ci metteremo 15 giorni a realizzare questo obiettivo, ma ce la faremo".

"Deve essere chiaro - ha continuato Salvini - che non si parte e quindi non si muore più. In Italia ci entra chi ha il diritto, non si arriva con il gommone ma in aereo. Per tutti gli altri: non si parte e non si arriva. Se è vero che - come diceva un condannato per  mafia capitale - con l'immigrazione si guadagna più che con la droga, con me l'immigrazione smette di essere un affare. Lo dico ai finti albergatori, ai finti cooperatori, ai finti imprenditori che hanno fatto i milioni sulla pelle degli italiani, sfruttando questi poveracci, con me la pacchia è finita".

Migranti, il nodo della Libia: l'analisi di EuropaToday

Cosa può fare dunque il nostro Paese qualora si bloccassero le "vie di fuga" verso il resto d'Europa? C'è l'ipotesi dei rimpatri verso la Libia, ma la Commissione Ue non pensa che sia una strada praticabile. "Non ci saranno mai dei rimpatri dell'Ue verso la Libia o navi europee che rimandano i migranti in Libia. Questo è contro i nostri valori, il diritto internazionale e quello europeo - ha detto la portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud - Siamo ben al corrente della situazione inumana per molti migranti in Libia. L'Onu è al lavoro per migliorare le loro condizioni, e c'è un meccanismo di transito d'urgenza, per evacuare queste persone dalla Libia. Ma quando si parla di salvataggi in mare, quello che cerchiamo di fare è di mettere fine al modello di business dei trafficanti, che mettono in pericolo la vita delle persone, per favorire al suo posto, reinsediamenti e migrazione legale".

Belle parole, ma nella pratica non è ben chiaro come questo possa avvenire nell'immediato. Forse, quello che tutti hanno in mente e che in pochi dicono, è che la soluzione di brevissimo termine è evitare di farsi carico dei salvataggi dei barconi che partono dalla Libia. "La Libia ha notificato la sua area di salvataggio in mare e questo significa che quando c'è il Centro di coordinamento e di salvataggio libico che coordina un evento, tutte le imbarcazioni devono rispettare gli ordini che vengono dati dai libici", ha spiegato sempre la Commissione Ue. Come dire: noi non rimandiamo in Libia i migranti perché la situazione è inumana. Ma se si lasciano i soccorsi in mano alla Guarda costiera libica (magari "minacciando" le ong che si rifiutano di farlo), l'occhio non vede. E il cuore non duole. 

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