"Non ci facciamo intimidire da Salvini": sfida aperta tra Viminale e navi ong

Dopo il caso Sea Watch 3, altre due imbarcazioni delle ong con a bordo migranti salvati al largo della Libia si trovano in mezzo al mare

FOTO ANSA/FABIAN HEINZ/SEA-EYE

E’ braccio di ferro tra il Viminale e due ong che hanno salvato decine di migranti davanti alle coste libiche. Il primo caso riguarda la ong italiana Mediterranea, la cui imbarcazione a vela “Alex” ha 41 migranti a bordo in condizioni critiche. "La situazione igenico-sanitaria è intollerabile" e a fronte di tale emergenza la ong Mediterranea Saving humans "ha dichiarato lo stato di necessità e si sta dirigendo verso il porto di Lampedusa, unico possibile porto sicuro di sbarco".

"In queste ore di attesa snervante non abbiamo sentito che 'no' dalle autorità italiane ed europee - aveva scritto poco prima su Facebook la Ong che, con la sua barca a vela si trova a largo di Lampedusa con 41 migranti a bordo -. Abbiamo chiesto: possono i naufraghi raggiungere Malta con motovedette del corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera? No. Possono i naufraghi raggiungere Malta su assetti maltesi? No. Possiamo essere riforniti di acqua dolce, cibo e gasolio per arrivare a Malta? No. Possiamo trasbordare in acque internazionali? No. Siamo a un'ora di navigazione da Lampedusa, abbiamo proposto varie soluzioni ricevendo sempre la stessa risposta: No".

“Mediterranea – avevano fatto sapere ieri dal Viminale – rifiuta l’offerta del governo italiano, ovvero il trasbordo degli immigrati per condurli a La Valletta (Malta) a condizione che in porto entri anche l’imbarcazione della ong. La risposta di Mediterranea, che inizialmente aveva detto di non essere in grado di arrivare in condizioni di sicurezza fino all’isola, prevede la possibilità di fermarsi, trasbordare tutti gli immigrati su altre imbarcazioni messe a disposizione da Roma o La Valletta e invertire la rotta a circa 15 miglia nautiche da Malta (acque internazionali)”.

Le stesse fonti del Viminale avevano osservato: “La situazione si è quindi improvvisamente complicata, anche perché il rifiuto a entrare in porto (e quindi ad assoggettarsi ai controlli e alla legge maltese) è considerato dal Viminale una provocazione assurda e una scorciatoia per dribblare le norme di un altro Paese membro dell’Unione euopea”.

Il ministero dell’Interno sottolinea che “le cosiddette fragilità a bordo di Alex (come già successo in tutti i casi analoghi) sono state già portate a terra, in Italia. Si tratta di 14 persone. Eppure, Mediterranea pone una serie di condizioni che appaiono finalizzate a sottrarsi a qualsiasi forma di controllo anziché a salvaguardare le persone a bordo. Questa impressione è rafforzata dalla espressa richiesta di essere sottratta a qualsiasi “azione coercitiva” da parte di Malta o Italia, prefigurando una sorta di impunità”.

La risposta della Ong è arrivata poco dopo su Facebook: “Non è vero che nave Alex ha rifiutato di andare a Malta. Ha accettato La Valletta come porto sicuro da ieri notte, pur nella consapevolezza dell’assurdità di non permettere lo sbarco nel porto sicuro più vicino di Lampedusa. Questo per preservare i naufraghi a bordo dallo spettacolo indecente di giorni di trattative in mare”, scrive la Ong Mediterranea Saving Humans replicando a quanto avevano affermato alcune fonti del Viminale ieri sera. “Quello che abbiamo chiesto sono però delle garanzie per la sicurezza dei naufraghi e per la nostra, tra le quali quella di navigare con a bordo solo con 18 persone equipaggio incluso, perché questo è il numero massimo di portata della nostra barca a vela. Abbiamo chiesto inoltre di potere sbarcare le poche persone migranti che avremmo così a bordo al limite delle acque territoriali maltesi. Questo perché da Italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un Paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza”.



“Questo non significa affatto – prosegue la Ong – cercare impunità, perché cerca impunità chi ha commesso dei reati, e non è questo il nostro caso. Abbiamo persino rispettato il divieto di non entrare in acque italiane, nonostante un giudice abbia appena chiarito che il decreto sicurezza bis non si applichi alle navi che hanno effettuato un soccorso. Ma forse è questo il problema del governo italiano, non avere sponda per attaccarci. E per questo cerca di ordire trappole altrove, con un assurdo scambio di ostaggi (Italia prende 50 migranti da Malta in cambio di quelli che abbiamo a bordo) con un’operazione crudele e anche economicamente ingiustificabile. Lo avremmo fatto comunque, andare a Malta, per la sicurezza delle persone a bordo che alle 22 di sera restano senza cibo, dopo quello portato stamattina. Per tutti noi le condizioni igienico sanitarie sono ormai al collasso e non ci è stato nemmeno fatto un carico di acqua dolce come richiesto”.

“Restiamo in attesa di risposta dalle autorità italiane, perché fino ad ora (fatta eccezione per comunicati stampa che mentono spudoratamente) restiamo senza alcuna risposta formale alle nostre richieste. La situazione a bordo di Nave Alex non sarà gestibile ancora a lungo”.

Stamattina la ong Mediterranea in relazione alla situazione della nave Alex con a bordo migranti salvati dal naufragio ha affermato che "in queste condizioni andare a Malta mette a rischio sicurezza e incolumità persone. Lampedusa ora è il solo porto sicuro possibile". 

Migranti, Alan Kurdi verso Lampedusa

Intanto la nave Alan Kurdi, della Ong tedesca Sea Eye, ha comunicato che si sta dirigendo verso Lampedusa con 65 migranti a bordo. “Con 65 persone salvate a bordo, siamo ora diretti a Lampedusa. Non siamo intimiditi da un ministro dell’Interno, ma ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino. Si applica la legge del mare, anche quando alcuni rappresentanti del governo si rifiutano di crederlo”. Con questo tweet la Ong tedesca Sea-Eye, proprietaria della nave Alan Kurdi, ha comunicato la decisione di far rotta verso Lampedusa dopo essersi rifiutata di portare i 65 migranti soccorsi in un porto libico, come gli aveva intimato la guardia costiera libica, in quanto ritiene che la Libia non sia “un porto sicuro”.

Una motovedetta della Guardia di Finanza ha notificato al comandante della Alan Kurdi il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane. Lo fanno sapere fonti del Viminale. "È una nave tedesca, quindi possono andare in Germania", dice Matteo Salvini a proposito della nave Alan Kurdi, della ong Sea-Eye. "Abbiamo notificato il divieto di ingresso nelle acque territoriali venerdì notte a Sea-Eye, se disubbidirà prenderà tutte le conseguenze del caso. Chi infrange le leggi in Italia risponde della sue scelte".

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