Mike Pence, è lui il vero presidente? Chi è l'uomo chiave per il futuro di Trump

Il nuovo vicepresidente degli Stati Uniti, a differenza del magnate newyorkese, è un politico di lungo corso. Secondo alcuni analisti potrebbe essere una sorta di "presidente di fatto"

Nato nel 1959, ultra conservatore di origini irlandesi, Pence per dieci anni è stato membro della Camera

Una cosa è certa: il nuovo presidente americano Donald Trump con la politica ha scarsa confidenza. Non si è mai occupato direttamente di "cosa pubblica". "Non credo che Trump voglia davvero fare il presidente. Dopo una campagna elettorale così lunga e faticosa vorrà dedicarsi ai suoi affari", ha detto Edward Luttwak - politologo americano - nel corso della notte elettorale. Sarà dunque il suo vice Mike Pence a fare il presidente di fatto? Pence, il nuovo vicepresidente degli Stati Uniti, a differenza del magnate newyorkese è un politico di lungo corso. Rappresenta il volto gentile del trumpismo e, secondo diversi analisti politici, potrebbe essere uno dei vice con maggiore influenza nella storia della Casa Bianca.

Nato nel 1959, ultra conservatore di origini irlandesi, per dieci anni è stato membro della Camera prima di diventare governatore dell'Indiana nel 2013. Pence si è definito "un cristiano, un conservatore e un repubblicano. In quest'ordine", quando il 15 luglio scorso è stato indicato come candidato vicepresidente da Trump alla Convention repubblicana di Cleveland.

Mike Pence, inoltre, è stato tra i primi parlamentari ad abbracciare il movimento ultra-conservatore dei Tea Party e nel marzo scorso, come governatore dell'Indiana aveva firmato un provvedimento - poi bloccato da un giudice federale - per impedire a una donna di abortire. A sorpresa ha però appoggiato la riforma sanitaria voluta da Barack Obama. Nel corso della campagna elettorale si è distinto vincendo il faccia a faccia contro il rivale democratico Tim Kaine, a differenza di Trump sempre sconfitto secondo i sondaggi da Hillary Clinton nei tre confronti televisivi.

Anche lui come Trump è favorevole all'aumento dei controlli alle frontiere, contrario al riconoscimento dei diritti agli omosessuali, vuole limitare rigorosamente la spesa pubblica. Si oppone infine alla chiusura del campo di detenzione di Guantanamo, a Cuba.


 

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