Migranti, cosa faranno le navi italiane in Libia

Camera e Senato hanno dato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulla missione navale di supporto della Guardia costiera libica. Subito in partenza un ricognitore verso Tripoli: "Sostegno logistico e operativo senza ledere la sovranità libica"

La Camera ha autorizzato (con 328 sì, 113 no e 22 astenuti) le navi italiane a partire per la Libia. L'ok è arrivato poco dopo anche dal Senato: l’emiciclo ha approvato due risoluzioni, una della maggioranza (con 191 sì) e una a firma Forza Italia (con 170 sì).Bocciate tutte quelle presentate dall’opposizione.

Immediato l'invio di un ricognitore verso Tripoli. "Non si profila alcuna lesione della sovranità libica", assicura il ministro della Difesa Roberta Pinotti. Il via libera dalle commissioni Esteri e Difesa della Camera alla missione navale in Libia è arrivato con i sì di Pd e Forza Italia, dopo l'approvazione di un emendamento proposto da Mara Carfagna. Contrari Lega e M5s, mentre Fdi si è astenuto. L'ok di Forza Italia è stato spiegato da Maurizio Gasparri: "La nostra attenzione e il nostro consenso è condizionato all'esito che sul campo verificheremo". Mdp, invece, ha chiesto che il governo chiarisca almeno su tre aspetti: le regole di ingaggio, il contesto internazionale e la sorte dei migranti una volta intercettati.

Cosa faranno le navi italiane in Libia

Nessuna ingerenza o lesione della sovranità libica, né alcun blocco navale, che è atto ostile, ma una missione di “sostegno logistico, tecnico e operativo alle unità navali libiche, con attività congiunte e coordinate”, nel soccorso ai migranti e nella lotta ai trafficanti di esseri umani. Così il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha descritto la missione italiana in Libia alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, al fianco del ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ha sottolineato come tale missione nasca da un rapporto di “fiducia reciproca” con le autorità libiche. Nella lettera inviata il 23 luglio scorso – che il governo ha messo a disposizione del Copasir, se richiesto – il premier libico Fayez al Sarraj ha chiesto un “sostegno tecnico navale ai libici” e il governo italiano ha risposto con una missione di “sostegno logistico, tecnico e operativo alle unità navali libiche accompagnandole mediante attività congiunte e coordinate, assicurando il ripristino e la manutenzione degli equipaggiamenti”, ha detto Pinotti.

La missione impiegherà una “nave logistica, per assicurare il ripristino e la manutenzione degli equipaggiamenti libici”, e un pattugliatore, che “accompagnerà il team dei nostri ufficiali che dovranno interloquire con i funzionari libici”. “Non opereremo da soli, ma insieme ai libici decideremo da dove partire, dove andare, quali attività di supporto fare”, ha ha rimarcato Pinotti, “e se ci saranno esigenze potranno essere chiamate ad intervenire le navi dell’operazione Mare Sicuro” che operano in acque internazionali dal 2015 per la sorveglianza e la sicurezza marittima nel Mediterraneo centrale. Il dispositivo aeronavale dell’operazione è composto da cinque unità navali, di cui una con capacità di comando e controllo e sanitaria; elicotteri imbarcati; una componente per la protezione marittima su base Brigata di Marina San Marco; un’aliquota di incursori di Marina; aeromobili a pilotaggio remoto (tipo Predator) per sorveglianza e ricognizione dell’Aeronautica Militare. “Le regole di ingaggio saranno le stesse di Mare sicuro, con un adattamento necessario dovuto al fatto che non è più missione nazionale, ma bilaterale”.

Un adattamento in linea con il diritto internazionale che “prevede la legittima difesa estesa, l’uso della forza graduale e proporzionale”, per cui, ha sottolineato il ministro della Difesa, “se gli scafisti sparano sulla nostra nave possiamo intervenire, e la stessa cosa vale nel caso in cui siano messe a rischio le navi dei libici”. Forte di tale approccio, l’Italia punta “a ricondurre a un fattore comune le tante iniziative in favore della Libia” degli ultimi mesi, in un “quadro più grande sotto la guida delle Nazioni unite”, ha detto da parte sua Alfano. “Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una proliferazione delle iniziative unilaterali, che progressivamente ha messo in discussione l’autorevolezza dell’inviato speciale Martin Kobler, a fine mandato – ha ricordato il ministro degli Esteri – ora con la nomina del nuovo rappresentante Onu, la comunità internazionale non ha più scuse, deve unificare gli sforzi sotto egida Onu”. E martedì 8 agosto il nuovo inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, sarà ricevuto alla Farnesina.

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