Che cosa ne sarà del Movimento 5 stelle: iniziano i due mesi "più lunghi"

Il "Movimento 2.0" prenderà il via negli Stati generali convocati il 13 marzo. I fedelissimi difendono Di Maio, ma una pattuglia di parlamentari ha messo nel mirino la leadership. Duri scambi di accuse. Sullo sfondo, il rischio tracollo alle regionali in Emilia e Calabria

Abbraccio tra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista (foto: Ansa)

Che ci sia bisogno di un cambio di passo lo hanno capito tutti nel Movimento 5 stelle: si chiama istinto di sopravvivenza. Il "Movimento 2.0" prenderà il via negli Stati generali convocati dal 13 al 15 marzo. Una volta si chiamava congresso di partito, ora viene presentata come una sorta di kermesse programmatica "per elaborare una nuova carta dei valori". 

Che cosa sta succedendo nel Movimento 5 stelle

Due mesi sono lunghissimi in questa fase concitata e frenetica della vita politica italiana e il voto in Emilia Romagna e Calabria del 26 gennaio prossimo potrebbe avere conseguenze a livello nazionale secondo tanti osservatori. Sia in Emilia Romagna sia in Calabria il Movimento 5 stelle rischia risultati negativi (nessuno osa nemmeno pensare a possibili vittorie, ma si spera di contenere l'emorragia di consensi in qualche modo). Fino a metà marzo si parlerà senz'altro dell'ipotesi che Di Maio possa lasciare il ruolo di capo politico per concentrarsi sul ruolo di ministro. Sono arrivate smentite in tal senso, ma molti deputati e senatori pentastellati chiedono una gestione più collegiale. Che cosa accadrà? Di Maio vorrebbe tenere la leadership, ma affiancato da un gruppo di coordinatori.

Partiamo dalle certezze, dai fatti: c'è una nutrita e compatta pattuglia di parlamentari M5s che ha messo nel mirino l'attuale leadership del Movimento. I tre senatori che hanno elaborato un documento per chiedere discontinuità lo presenteranno agli Stati generali. E più d'uno scommette che ci saranno novità nel Movimento dopo le regionali in Calabria ed Emilia Romagna, con una campagna elettorale segnata dalle divisioni locali nel M5s.

Intanto nei palazzi romani chi è vicino all'ex ministro Lorenzo Fioramonti assicura - secondo l'agenzia Ansa - che altri deputati (e forse qualche senatore) lascerà a breve il Movimento.

Movimento 5 stelle, i fedelissimi Bonafede e Spadafora difendono Di Maio

I fedelissimi difendono a spada tratta Di Maio: ''Non vedo una guerra contro Luigi Di Maio, perché per definirla tale servirebbe la partecipazione di molte persone. Invece è una minoranza che sta provando ad attaccare Luigi. Ma il capo politico è e deve restare lui'' senza rinunciare al suo incarico di ministro, "lavorando 24 ore al giorno come fa Di Maio, che si dedica senza sosta a entrambi i ruoli". Lo afferma il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in una intervista al Fatto Quotidiano dove ribadisce che il "M5S non cambia per il Pd".

Sugli Stati generali previsti per marzo prossimo, secondo Bonafede "dovranno essere un momento di riflessione, sui contenuti e sugli obiettivi che si deve dare il M5S da qui a dieci anni. A mio avviso il M5S deve rimanere una forza post-ideologica, e valutare i contenuti  che vengono portati avanti e le modalità con cui vengono realizzati".

"Il Movimento è in una fase di evoluzione. Ha rivoluzionato con il suo arrivo il panorama politico che si basava su un finto bipolarismo che serviva solo a spartirsi il potere. Ha varato leggi che hanno cambiato questo panorama. Ora non c'è dubbio che ci siano fibrillazioni, ma è solo perché il M5S segue la sua natura di continuo cambiamento". Così il ministro alle Politiche giovanili e Sport, vicinissimo a Di Maio, Vincenzo Spadafora, in un'intervista al Corriere della Sera in cui afferma "su Luigi attacchi cinici da chi gli deve molto".

"Ci sono tanti avvoltoi in giro, non è bello. E non vedo leadership all'orizzonte. Con la guida di Di Maio abbiamo stravinto le elezioni del 2018 e parliamo di una persona di 34 anni. Forse ha peccato di inesperienza, come tutto il M5s, ma altri avrebbero fatto di meglio". Così Stefano Buffagni viceministro allo Sviluppo economico, in una intervista a La Repubblica secondo il quale "servono un rilancio e una evoluzione dei 5Stelle". Cioè, spiega, "una nuova agenda e più meritocrazia: da noi la competenza a volte è stata una condanna".

"Chi immagina gli Stati generali come uno scenario di guerra è un folle"

"Chi immagina gli Stati generali come uno scenario di guerra è un folle - chiarisce Spadafora - Piuttosto vediamo quali proposte e soprattutto quali persone si candideranno ad assumere delle responsabilità che finora sono ricadute tutte sulle spalle di Di Maio". E ancora: "Luigi è stato protagonista dello straordinario percorso che ha portato il M5S dove è e che ha rotto il sistema del finto bipolarismo. Questo giustifica gli attacchi dall'esterno, ma sono gravi quelli interni. Sono frutto solo di un cieco cinismo. È un'illusione pensare che sostituire Luigi possa essere una vittoria. Alla fine si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle inascoltate".

Di Maio, aggiunge, "è stato scelto e votato: La sua figura è prevista dallo statuto. E' ingiusto e ipocrita criticarlo da posizioni e ruoli che si ricoprono che sono il frutto del lavoro svolto da Di Maio. La riconoscenza è proprio vero che è quel breve momento tra una richiesta e l'altra".

M5s, Luigi Di Maio può essere sfiduciato?

Luigi Di Maio è ancora saldo al suo posto, è bene ricordarlo. Secondo lo statuto M5s la mozione di sfiducia nei suoi confronti potrebbe essere promossa soltanto da Beppe Grillo o dalla maggioranza assoluta dei componenti del comitato di garanzia. Poi servirebbe in ogni caso il voto online su Rousseau. "Il ruolo del capo politico dura 5 anni" ha sempre ribadito Di Maio, e a maggio scorso l’80 per cento per cento degli iscritti ha deciso di confermargli la fiducia con un voto su Rousseau ad hoc. In teoria fino al 2022 c'è lui alla guida del M5s.

Ma qualcuno pensa che se non un vero passo indietro, almeno alcune novità potrebbero arrivare in concomitanza con la nomina dei "facilitatori" regionali del M5s, in programma il 20 gennaio. Ci sono almeno tre figure che potrebbero avere un ruolo chiave per il futuro del Movimento: Chiara Appendino, sindaca di Torino, Alessandro Di Battista, prontissimo a rientrare in pista, e Roberta Lombardi, ("Fieramente rompiscatole", così si autodefinisce la storica portavoce), vicina a Beppe Grillo. Quest'ultimo ci sarà agli Stati generali: e la sua voce, come sempre, potrebbe indirizzare in maniera decisiva il dibattito interno.

Movimento 5 stelle, gli attivisti fanno quadrato intorno a Di Maio: "Luigi, tieni botta"

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