Commissioni parlamentari, la Lega non molla "le poltrone": così il governo M5s-Pd nasce zoppo

Le presidenze delle commissioni parlamentari sono fondamentali per l'attuazione del programma di governo. La Lega ne ha 11 e non intende lasciarle (e il rinnovo avviene ogni due anni). Accuse dal Pd: "Ma i leghisti non erano disinteressati alle poltrone?"

Il leader della Lega Matteo Salvini (C) con Claudio Borghi (S) e Alberto Bagnai durante una conferenza stampa, Roma, 23 gennaio 2018. ANSA / ETTORE FERRARI

Non sono pochi gli ostacoli lungo la strada che porterà alla nascita (eventuale) di un governo giallorosso sostenuto da Movimento 5 stelle e Pd. Il cambio di governo e di maggioranza con il Conte bis dovrà presto fare i conti non solo e non tanto nelle aule di Camera e soprattutto Senato, ma anche con la composizione delle commissioni parlamentari, le cui presidenze sono fondamentali per l'attuazione del programma di governo e lo svolgimento regolare dei lavori. Si tratta di un aspetto cruciale: la Lega oggi ha undici presidenze di commissioni che potrebbero diventare un ostacolo nei percorsi parlamentari dei provvedimenti della nuova maggioranza.

Nel dettaglio: alla Camera, i leghisti hanno la presidenza della cruciale commissione Bilancio (Borghi) e poi Ambiente (Benvenuto), Trasporti (Morelli), Attività produttive (Saltamartini), Lavoro (Giaccone). Al Senato, la sesta commissione Finanze e Tesoro fa capo ad Alberto Bagnai, e la Lega ha anche le presidenze delle commissioni Affari costituzionali (Borghesi), Giustizia (Ostellari), Difesa (Tesei), Istruzione (Pittoni), Agricoltura (Vallardi).

Commissioni parlamentari, il Pd chiede alla Lega di lasciare le poltrone

Già qualcuno nel Pd ha chiesto ai leghisti di lasciare le poltrone delle presidenze delle commissioni, assegnate dopo la formazione del governo gialloverde ormai prossimo all'archiviazione. "La Lega non molla le presidenze delle commissioni parlamentari, anche se cambia la maggioranza parlamentare. Ma non erano quelli disinteressati alle poltrone?", ha scritto la senatrice dem Valeria Valente. E Dario Stefàno, senatore Pd, ha ribadito lo stesso concetto: "La Lega ha dichiarato che non mollerà le presidenze delle commissioni parlamentari. E poi sarebbero gli altri quelli attaccati alle poltrone".


"E' un governo figlio di un ribaltone, in qualsiasi paese al mondo si sarebbe andato a elezioni e mi venite a parlare delle presidenze delle commissioni...", ha replicato Matteo Salvini a In Onda su La7 alla domanda se i presidenti leghisti delle commissioni parlamentari si dimetteranno. E il presidente dei senatori della Lega, Massimiliano Romeo, ha rilanciato: "Che si dimettano loro da senatori visto che dovrebbero vergognarsi di fronte al popolo italiano per quello che stanno facendo. Dovevano pensarci prima di fare il ribaltone".

"Non si rivotano i presidenti di Senato e Camera, e per le commissioni vale lo stesso discorso di Fico e Casellati: i presidenti sono stati votati e rimarranno a fare i presidenti di commissione. Io all’epoca ho votato Fico, quindi…", ha detto oggi il deputato della Lega Claudio Durigon, al termine delle consultazioni con il premier incaricato Giuseppe Conte.

Nuovo governo M5s-Pd, lo scoglio delle commissioni parlamentari a guida Lega

Ma c'è una risposta anche più tecnica, incastonata nei regolamenti di Senato e Camera, che rispettivamente agli articoli 21 e 20 specificano che il rinnovo delle commissioni avviene ogni due anni, e per prassi a metà legislatura. Tutto questo comporta che nessuno potrà costringere i sei presidenti leghisti di commissione a palazzo Madama e i cinque di Montecitorio a fare le valigie. La guida degli organismi parlamentari che si occupano di preparare la gran parte dei testi di legge che poi finiscono nelle Aule, dunque, resterà invariata nel migliore dei casi fino al prossimo mese di giugno, nel peggiore - per Movimento 5 stelle e dem - fino a novembre 2020. Questo perché i presidenti delle commissioni parlamentari vengono votati a inizio legislatura dalle maggioranze politiche.

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Ora che la maggioranza è cambiata, quindi, non sarà automatica la variazione delle composizioni delle commissioni. Il rischio è di rendere complicato o impraticabile tutto il lavoro sulle leggi del governo Conte bis.

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