Capo dello Stato "politico": ecco la rosa di nomi per il Quirinale

Eleggere un politico e non una personalità istituzionale: sarebbe questa la prima convergenza sul Presidente della Repubblica, dopo l'incontro di ieri tra Bersani e Berlusconi. I favoriti sono Bonino e Marini

ROMA - La partita per l'elezione del successore di Giorgio Napolitano è entrata nel vivo ieri, con l'incontro a Montecitorio tra Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani.

Pur se le distanze restano, l'incontro, "tranquillo" anche nei toni - sostengono sia nel Pd sia nel Pdl - sembra aver convinto i due leader a "tentarle tutte", come dicono Enrico Letta e con parole simili Angelino Alfano, entrambi presenti alla riunione, per trovare un nome condiviso per il Quirinale. Ad aiutare il confronto sembra sia stata la premessa, condivisa da tutti, di separare la partita del Quirinale da quella del governo, intreccio che solo due settimane fa aveva fatto fallire la prima trattativa tra Pd e Pdl.

Ci saranno sicuramente altri incontri tra i big dei rispettivi partiti, sicuramente uno a ridosso del 18 aprile, data d'inizio delle votazioni per il dodicesimo inquilino del Colle. Ieri le parti avrebbero raggiunto un primo parzialissimo accordo: trovare un presidente politico, più che personalità "istituzionali".

I FAVORITI - Nessuno fa nomi, per ora, anche se i "papabili" iniziano a circolare negli ambienti ben informati. Insomma si sarebbe deciso di individuare insieme il candidato migliore, in una rosa di personalità dal profilo politico, capace di gestire lo stallo istituzionale. Si parla di Giuliano Amato, Franco Marini, Massimo D'Alema, Romano Prodi, Emma Bonino, Pietro Grasso, anche se il presidente del Censis Giuseppe De Rita sarebbe molto quotato. La soluzione "politica" taglierebbe fuori nomi come gli ex presidenti della Consulta, Stefano Rodotà o Gustavo Zagrebelsky, capaci sì di intercettare voti grillini ma indigeribili per il Cavaliere. E se si aggiunge che il nuovo presidente dovrebbe possibilmente essere un nome di garanzia per l'Europa e l'estero e non risultare troppo espressione della 'casta', ecco che il nome di Emma Bonino sembra quello più forte.

All'incontro si è parlato anche del nodo-governo. Bersani, ieri mattina, ha ripetuto chiaro e tondo "no al governissimo", mentre il Pdl continua a dire che se il presidente sarà "di unità nazionale", anche l'esecutivo dovrà rispettare queste caratteristiche. Tema, per ora, lasciato in sospeso, perché a nessuno conviene rompere. Il Pd ha spiegato chiaro e tondo a Berlusconi che non può accettare un nome indicato dal centrodestra e che rivendica il diritto di indicare una rosa. Il profilo tracciato prevede quindi nomi non indigeribili per il Pdl, con una profonda conoscenza dei meccanismi di governo, Parlamento e Csm-Consulta. Ma, appunto, si tratta solo del pre-partita. Berlusconi e Bersani hanno parlato prima a quattr'occhi, per poi aprire la riunione anche a Enrico Letta e Angelino Alfano. Bersani, nel colloquio a due, avrebbe spiegato chiaramente al Cavaliere che il Pd ha un confine invalicabile, quello delle 'larghe intese'. Bersani non può guidare un governo che sia esplicitamente frutto di un accordo politico col Pdl, può arrivare a concedere molte presidenze di commissione in Parlamento, forse può addirittura provare a liberare una presidenza di Camera se si riesce a 'promuovere' per esempio Pietro Grasso ministro; può persino mettere ministri non ostili in settori chiave. Ma Bersani non può in nessun caso apparire alla guida di un governo 'di unità nazionale', perché il partito non reggerebbe.

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