Anche ai "dem" ormai è chiaro: le primarie sono un bluff, ora è tempo del partito di Renzi

Minniti deluso svela il bluff dei renziani mentre Zingaretti, costretto a lasciare la sua proverbiale bonarietà che voleva essere il metro della riappacificazione, lancia l'allarme: "Così il Pd non c'è più". Ad un mese dalla Leopolda i comitati di Renzi hanno già preso piede. "L'ex premier si candiderà con un suo partito", dice Calenda

Il senatore del Pd, Matteo Renzi, durante le dichiarazioni di voto sul Dl Genova al Senato, Roma, 15 novembre 2018. ANSA/ETTORE FERRARI

Le ultime notizie >> Primarie Pd, il boom di Zingaretti

Chi guiderà il PD dopo Martina? Ma sopratutto, ci sarà ancora un Partito Democratico? Un timore espresso dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che intervistato nella sua veste di candidato alla segreteria Pd ha malcelato il suo nervosismo nei confronti di quello che da più parti viene vista come una rumorosa assenza: quella di Matteo Renzi.

"Il Pd va cambiato e non picconato con delle furbizie. Distruggerlo o puntare alla lacerazione sarebbe un immenso regalo al M5S e Salvini" ha spiegato Zingaretti ai microfoni di Radio Radio. Ma perché tanta acredine nel contesto di una campagna elettorale che non solo non è mai partita, ma si appresta a perdere uno dei principali contendenti, Marco Minniti?

Quando mancano poche settimane dall'apertura del Congresso e tre mesi alle primarie, tra i "dem" c'è un solo nome che domina la scena, ed è quello dell'ex premier ed ex segretario Pd. Se Renzi ha più volte affermato che non intende partecipare alla fase congressuale, la sua assenza è talmente pesante da riempire ogni spazio di discussione specialmente in virtù della sua iniziativa lanciata all'ultima Leopolda: i comitati Ritorno al Futuro - Azione Civile Nazionale. Per molti l'iniziativa porta dritto ad una operazione politica ben più ampia: la formazione della rete territoriale del partito di Matteo Renzi.

È per questo che l'ex ministro dell'interno Minniti sarebbe tentato dal rinunciare alla corsa alla segreteria del Pd? Proprio oggi il candidato "indipendente" ha avuto un lungo incontro con Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Nel corso della riunione, si apprende da fonti renziane, è stato ribadito il sostegno alla sua candidatura alle primarie Pd da parte dell'area che fa capo all'ex premier.

+ Aggiornamento 6 dicembre: come lo stesso Minniti conferma in una intervista La Repubblica l'ex ministro abbandona la corsa per la segreteria e si augura che dalle primarie esca "una leadership forte" +

Primarie Pd, Minniti tentato di lasciare

Ma cosa c'è dietro l'indiscrezione che vuole Marco Minniti lasciare la corsa per le primarie al Pd? Partiamo dalla cronologia degli eventi: l'ex ministro dell'interno ha cancellato tutti gli appuntamenti per i prossimi giorni lasciando intendere di non voler mettersi in gioco in una partita dove si troverebbe senza un appoggio da parte di quello che era stato il suo presidente del consiglio, Matteo Renzi. Chi tra i parlamentari che fanno capo alla corrente dell'ex premier (e che rappresentano la maggioranza) aveva appoggiato la candidatura "indipendente" di Minniti è di fatto lasciato nello sconcerto. Il "capo" non parla, e da Bruxelles glissa sulla questione primarie: in Europa Renzi sarebbe pronto a giocare la sua carta e nella trasferta nella capitale politica dell'Unione tesse le trame di un'alleanza in vista della elezioni del prossimo Maggio

Archiviare il Pd? Tra i fedelissimi di Renzi si ragiona in tal senso. Il riformismo "rottamatore" con cui l'ex sindaco di Firenze ha conquistato la segreteria nel 2013 potrebbe essere messo da parte man mano che matura l'idea di come sia ormai troppo difficile far crescere il Partito Democratico oltre a quel nocciolo duro del 16/17% a cui è relegato dai sondaggi.

A due anni dalla cocente delusione del referendum costituzionale del 4 dicembre Renzi affida a Facebook parole significative: "Chi non combatte mai e vive all'ombra degli altri, senza mai prendere una posizione, senza mai fare una battaglia, ha già perso - poi aggiunge - Ma ormai quello è il passato. C'è tutto il futuro da costruire. Potremo fare tutti gli errori del mondo ma saremo sempre in campo a viso aperto".

Parole che mal si coniugano con l'annunciato "ritiro" dalla kermesse democratica. E a Bruxelles Renzi già potrebbe lavorare per un progetto che va oltre al Pd e sopratutto oltre al partito socialista europeo dato per sicuro sconfitto alla prossime elezioni europee. Perché allora non agganciare un'alleanza con le forze europee di stampo macroniano? Se l'inquilino dell'Eliseo non sta passando di certo un buon momento in Francia con la rivolta dei "gilet gialli", l'argine ai sovranismi difficilmente trova sponda nei movimenti di sinistra. 

Tralasciando la crisi dell'adunata elettorale di Liberi e Uguali ormai dissolta in correnti con percentuali di consenso prossime allo "zerovirgola", non stupirebbe affatto che dopo l'annunciata presenza del nuovo cartello elettorale L'altra Italia diretto da Silvio Berlusconi, nell'agone politico possa già prendere piede un nuovo progetto di centrosinistra. 

L'ex ministro Carlo Calenda (quello dell'allenza repubblicana anti sovranisti) è sibillino ricordando che il Pd dopo aver perso il governatore della Puglia Michele Emiliano, e la candidatura di Minniti che contava sull'appoggio diretto di Renzi, potrebbe perdere anche il senatore fiorentino: "Renzi è un senatore del Pd ma si candiderà con un suo partito" twetta Calenda.

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Ok, torniamo all'inizio.

Il disimpegno dell'ex premier - ufficialmente trincerato dietro al principio del non voler entrare nelle vicende congressuali - alza la tensione tanto da far uscire dall'angolo l'uomo della pacificazione, il bonario governatore del Lazio. "Non si può sputare in faccia alle speranze di milioni di persone che si aspettano da noi un cambiamento - ha detto Nicola Zingaretti - Spero non sia gioco macabro per distruggere il Pd".

Minitti ha giocato le sue carte scoprendo il bluff dei renziani che come ha detto Veltroni sono rimasti "fermi sulle gambe". Martina predica unità, il neo rottamatore Corallo dimostra invece di vedere forse con più lungimiranza dei suoi dirigenti: "È evidente che il congresso è ormai un bluff". 

Intanto in un mese i comitati lanciati da Renzi in occasione della Leopolda hanno raggiunto oltre 3000 iscritti suddivisi in 400 realtà territoriali: a marzo terranno il primo evento nazionale, forse troppo tardi per le europee, ma con un tempismo perfetto per oscurare le primarie del Pd.

Intanto Renzi... gioca con il numero 10

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