Il Pd archivia il "renzismo": tra i dem parlare di governo non è più un tabù

Pezzi importanti del partito stanno iniziando a smarcarsi dalla linea dettata dall’ex segretario. Obiettivo comune: assicurare la disponibilità del Pd ad un eventuale esecutivo di scopo voluto dal Colle

Matteo Renzi

Il Pd mette da parte il “renzismo”. Inizia a concretizzarsi lo scenario che Matteo Renzi temeva dopo l’esito del voto: pezzi importanti del partito infatti stanno iniziando a smarcarsi dalla linea dettata dall’ex segretario prima di annunciare le sue dimissioni. Per ora i dirigenti continuano a ripetere che il Pd starà all’opposizione, ma qualche segnale in senso contrario inizia ad arrivare. Il primo è stato lanciato da Dario Franceschini che sul Corriere della Sera ha invitato le altre forze politiche a partecipare tutte insieme ad una legislatura costituente. Tutti dentro in un governassimo insomma, con l’obiettivo di cambiare le regole del gioco dopo decenni di tentativi infruttuosi. E ieri l’iniziativa di Gianni Cuperlo, che ha chiamato a raccolta vari parlamentari dem, ha rappresentato un altro segnale in tal senso.

Pd al governo? Perché no

“Non vedo le condizioni per un accordo con chi dice di aver vinto – ha detto Cuperlo – ma i sei milioni che ci hanno votato lo hanno fatto perché governassimo…”. E per essere ancora più chiaro: “Se dopo tentativi a vuoto l’appello fosse a un governo condiviso, io dico che non dovremmo scegliere l’Aventino”.

Perché è chiaro a tutti che il capo dello Stato arriverà probabilmente ad un tentativo del genere, se chi ha vinto politicamente le elezioni – cioè M5s da un lato e centrodestra e in particolare la Lega dall’altro – non sarà in grado di mettere insieme una maggioranza in Parlamento.

Pd, nasce un nuovo correntone?

Insomma parlare di un Pd di nuovo al governo non è più un tabù. Del resto, come sottolinea Askanews,  bastava leggere l’elenco dei partecipanti per capire che aria tirava: Andrea Orlando, il neo-iscritto Pd Carlo Calenda, il neo-reggente Maurizio Martina che si è presentato nella sua nuova veste esaltando le virtù della “gestione collegiale” del partito, cioè il contrario di quello che faceva Renzi. L’embrione di un ‘correntone’ che rimescola gli assetti usciti dal congresso dello scorso aprile, mettendo insieme pezzi di minoranza, di maggioranza e new-entry come il ministro che da mesi polemizza con Renzi.

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Obiettivo comune: assicurare la disponibilità del Pd ad un eventuale tentativo di Sergio Mattarella di mettere su un ‘governo di scopo’ o ‘del presidente’ per uscire dalle sabbie mobili.

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