Il ponte? È mega per i neo parlamentari (che ci sono già costati 252 milioni)

In due mesi la Camera si è riunita 7 volte, i senatori hanno lavorato 12 ore, ma i parlamentari si concedono già le prime ferie: torneranno al "lavoro" solo il 7 maggio dopo un mega ponte di 18 giorni

Dal giorno delle elezioni, il 4 marzo scorso, sono passati due mesi: normalmente un "comune mortale" si è recato al lavoro per 34 giorni, i parlamentari sono stati convocati in parlamento 7 volte. E oggi che gli italiani fanno i conti a fine mese per cercare di raccimolare qualche soldo per concedersi una prima scampagnata in vista dei ponti del 25 aprile e del Primo Maggio, i parlamentari si sono concessi un ponte record: la Camera è convocata per il 7 maggio.

E al Senato? Dall’inizio della diciottesima legislatura i senatori hanno lavorato in totale 12 ore e 56 minuti. E non è detto che riprendano il 7 maggio perché a differenza della Camera non è ancora stata convocata la prossima seduta.

I parlamentari quindi torneranno al lavoro non prima di 18 giorni. Sempre che i leader trovino un accordo per dare un governo all'Italia e definire chi sta in maggioranza e chi all’opposizione. Fino ad allora il Parlamento non potrà istituire le commissioni: fino ad oggi i parlamentari hanno lavorato sostanzialmente solo per distribuirsi poltrone. 

 È stata nominata solo la Commissione speciale. I suoi componenti – 40 a Montecitorio e 27 a Palazzo Madama – sono gli unici che nei prossimi giorni avranno un po’ da fare. Mentre gli altri novecento e passa incroceranno le braccia.

Quanto ci sono costati deputati e senatori

Come ricostruisce Libero in sessanta giorni Montecitorio ha consumato 34 milioni di euro per il personale, 13 milioni per le indennità e 10 per le diarie dei deputati, un milione per le pulizie del Palazzo e 700mila euro in bollette di gas, luce e acqua. Il Senato ha bruciato risorse per 91 milioni, pagando 16 milioni in stipendi dei senatori, 25 milioni per le pensioni dei dipendenti e 3,6 milioni di contributi ai gruppi parlamentari.

Costi importanti ma se fossero produttivi sarebbero giustificati. E pensare che quando torneranno al lavoro deputati e senatori saranno occupati a legiferare su norme davvero importanti. 

A parte votare il Documento economico e finanziario, di cui si occuperà la Commissione Speciale, il resto della produzione legislativa è roba di serie B.

Invece di occuparsi di pensioni, fisco, lavoro, giustizia o emergenza migranti, il Parlamento avrà da fare con la disciplina della riproduzione animale. I parlamentari saranno chiamati a esprimere un parere sull’impiego di asini stalloni abilitati alla fecondazione di cavalle. Ma anche sul divieto fatto ai maiali, per ragioni di purezza genetica, di fecondare scrofe "in forma girovaga".

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Deputati e senatori dovranno dire la loro anche sulla pratica dell’inseminazione artificiale dei suini e sui centri di raccolta e di magazzinamento dello sperma. E questo è solo uno dei 19 decreti legislativi che attendono un parere dalla Commissione speciale, retaggio del governo uscente e della passata legislatura.

Fonte: liberoquotidiano.it →

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