Perché la prescrizione nei processi fa litigare Lega e Movimento 5 stelle

Ancora tensioni nel governo, M5S e Lega si ritrovano ai ferri corti sulla prescrizione nel ddl anticorruzione: qual è il "nodo del contendere". Conte prova a mediare, invano per ora

Nuove tensioni nel governo, M5S e Lega si ritrovano ai ferri corti sulla prescrizione nel ddl anticorruzione. Un summit al ministero di via Arenula tra i parlamentari pentastellati e quelli del Carroccio alla presenza del Guardasigilli Alfonso Bonafede, e una lunga riunione congiunta della commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera durata fino a sera, non sono bastati ieri a trovare un compromesso. Ognuno resta sulle sue posizioni, è stallo.

I due partiti della maggioranza di governo si affideranno di nuovo alle capacità di mediazione di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e alla loro totale convinzione che il governo debba andare avanti a ogni costo: saranno loro due a dover sbrogliare la matassa che col passare delle ore si fa sempre più ingarbugliata. I due vicepremier, però, sono entrambi impegnati all'estero (il ministro del Lavoro in Cina, quello dell'Interno nel Ghana, torna oggi) e questo rende tutto più difficile. Non c'è tempo da perdere. Oggi pomeriggio, martedì, si voterà sugli emendamenti e bisognerà correre ai ripari. Il premier Giuseppe Conte proverà a mediare ancora una volta.

Lega e M5s, qual è il nodo del contendere

Il nodo intorno a cui tutto ruota è un emendamento dei Cinque stelle presentato dai relatori, con cui si intende in sostanza allungare i tempi di prescrizione. Un tema che la Lega si dice disponibile ad affrontare, ma solo con un disegno di legge apposito. Ieri mattina il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha incontrato parlamentari pentastellati e leghisti e la presidente della commissione giustizia Giulia Sarti, per cercare di sbloccare la vicenda. Ma l'incontro è stato "interlocutorio", secondo quanto si apprende da fonti di entrambi i partiti della maggioranza. Le posizioni di M5s e Lega restano distanti. 

In sintesi, si parla dello stop alla prescrizione dopo il primo grado di processo, voluto dal M5s, che parla di "riforma epocale della giustizia penale che cambia totalmente ottica: è finita l'era dei furbi e dei loro azzeccagarbugli che mirano solo a farla franca. Con la nostra riforma della Prescrizione, gli unici a dover temere sono i colpevoli. I tempi dei processi saranno brevi grazie agli investimenti di questo governo: lo Stato si deve prendere la responsabilità di rendere giustizia ai cittadini". In casa Lega la pensano diversamente: "Bloccare la Prescrizione dopo il primo grado di giudizio significa mettere una bomba atomica nel processo penale e io questa cosa non posso accettarla e non posso non segnalarla", spiegava il ministro e avvocato Bongiorno.

A fine giornata ieri si è fatto sentire il segretario di via Bellerio, che mantiene il punto: "Riforma della giustizia, e anche della prescrizione, sono nel contratto di governo e diventeranno realtà: mettere in galera mafiosi e corrotti è una priorità della Lega. L'importante è farle bene queste riforme, evitando che i processi durino all'infinito anche per gli innocenti, altrimenti è una sconfitta per tutti". La grana scoppia in commissione, a Montecitorio, durante la riunione nella sala del Mappamondo. L'emendamento 'incriminato' è quello che prevede lo stop alla prescrizione dopo il primo grado, a prescindere dalla sentenza di assoluzione o condanna: viene ritirato e poi riformulato dal M5s per sfuggire alle forche caudine dell'inammissibilità.

Braccio di ferro nel governo: su sicurezza e processi si "pesano" Lega e M5s 

Igor Iezzi (Lega) non ci sta: ''Serve una legge ad hoc, non si può ottenere una riforma con un emendamento di solo tre righe cui è stato cambiato solo il titolo...''. Anche le opposizioni puntano i piedi (''Non sanno che pesci prendere, litigano su tutto'') e chiedono di chiarire il giallo tecnico sull'ammissibilità o meno dell'emendamento grillino. I relatori Cinque stelle Francesca Businarolo e Francesco Forcinit ne presentano altri tre. Di fronte all'impasse la presidente della Giustizia, Giulia Sarti, è costretta a riaggiornare i lavori a questa mattina. "L'ufficio di presidenza è convocato per le 9.-9.30'', annuncia. Il nervosismo è palpabile tra i parlamentari grillini e quelli leghisti.

Il parlamentare leghista appare quasi sconsolato: ''Non dovevamo arrivare a questo punto". Il Pd, per bocca di Emanuele Fiano, non ha dubbi: ''Non c'è una questione tecnica ma politica che blocca tutto. In corso c'è un forte scontro politico tra M5S e Lega che sono in totale disaccordo, fanno a cazzotti su tutto, sia al Senato che alla Camera. Naturalmente, come sempre capita in questi casi, ci vanno di mezzo gli italiani perché questa è una bomba atomica sui processi...''. ''Questo emendamento prima ritirato poi ripresentato -insiste- è una vera e propria presa per i fondelli...". Enrico Costa e Giusi Bertolozzi di Fi, Giovanni Donzelli di Fdi, considerano l'emendamento pentastallato un "escamotage" per ''prendere tempo'' e contestano con forza la scelta di rinviare ogni decisione a oggi.

"L'obiettivo della Lega è indebolire Di Maio" 

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