Processo Raggi, cosa succede in caso di condanna del sindaco di Roma

Falso in atto pubblico. È questo il reato contestato a Virginia Raggi per cui la procura ha chiesto la condanna a 10 mesi. Secondo l'accusa avrebbe mentito all'Anticorruzione. Se sarà condannata si dovrà dimettere? Per Di Maio il codice etico M5s parla chiaro

Il sindaco di Roma Virginia Raggi in una foto di archivio (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Virginia Raggi sarà assolta? Oppure dovrà dimettersi da sindaco di Roma? Tutto ruota intorno al codice etico del Movimento 5 stelle tirato in ballo sia dal procuratore aggiunto, Paolo Ielo, che dal vicepremier e capo politico del M5s Luigi Di Maio. Per capire cosa stia succedendo nella Capitale d'Italia occorre fare un passo indietro partendo da una constatazione: da mesi in consiglio comunale si registrano solo mozioni e atti marginali, pochissime le sedute così come le riunioni di giunta. Si lavora con il contagocce in attesa del 10 novembre per la sentenza del processo Raggi.

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha chiesto di condannare Virginia Raggi a 10 mesi con la concessione delle attenuanti generiche.

Il sindaco di Roma Virginia Raggi è accusata di falso documentale per la nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo del Campidoglio. Intervenendo - sollecitato dai giornalisti - sul tema del processo Raggi, il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha spiegato che il codice di comportamento del Movimento 5 stella "parla chiaro" lasciando intedere come sia possibile che in caso di condanna Virginia Raggi possa dimettersi da sindaco di Roma. L'altro vicepremier Matteo Salvini invece, lasciando un'iniziativa della polizia all'auditorium, ha detto di sperare che "Virginia Raggi venga assolta". 

"Per il M5S sarebbe inevitabile il ritorno alle urne", spiega all'Adnkronos una fonte governativa 5stelle. Il cosiddetto codice etico messo a punto nel gennaio 2017 dall'attuale ministro della Giustizia Alfonso Bonafede - all'epoca passato alle cronache come il 'salva Raggi' proprio perché evitava sanzioni in caso di rinvio a giudizio - è prevista l'incompatibilità tra una carica e una condanna anche solo in primo grado "per qualsiasi reato commesso con dolo".

In queste ore, si stanno rincorrendo voci di piani B in seno al M5S per tenere in vita la giunta e la sindaca, in caso il verdetto dovesse essere di condanna. Anche perché, osservano in molti, c'è l'avanzata della Lega che potrebbe spodestare il Movimento dalla Capitale. Ma i vertici chiariscono all'Adnkronos "che le regole saranno applicate senza indugio". Viene smentita anche l'iptoesi, circolata sulla stampa, di una consultazione online per decidere il destino della sindaca.

Cosa succede se Raggi viene condannata?

In caso di condanna per falso documentale Virginia Raggi - secondo quanto prevede l'articolo 476 del Codice penale - rischia da uno a sei anni, ma sarebbe un primo grado di giudizio, e il reato non rientra tra quelli previsti dalla legge Severino quindi non sarebbe costretta, da una legge dello Stato, a lasciare la poltrona.

Perché Raggi è sotto processo

Falso in atto pubblico. È questo il reato contestato a Virginia Raggi. Secondo la Procura la sindaca di Roma avrebbe mentito all'Anticorruzione sulle procedure seguite nella nomina di Renato Marra a capo del dipartimento Turismo. Lei si è sempre difesa ribadendo la versione data ai funzionari dell'Anac: avrebbe agito "in piena autonomia". Ma per l'accusa ci sarebbe lo zampino di Raffaele Marra, fratello di Renato, ex braccio destro della sindaca, arrestato nel 2016 per corruzione.“

Oggi all'ultima udienza ha partecipato anche il sindaco di Roma che ha assistito alla richiesta del procuratore aggiunto, Paolo Ielo, di acquisire agli atti il codice etico del M5S nella versione del 2016, che prevedeva in caso di indagine penale a carico di un `portavoce` la sua ineleggibilità o, se già eletto, le dimissioni. Secondo Paolo Ielo Virginia Raggi avrebbe mentito alla responsabile Anticorruzione del Campidoglio perché se fosse stata indagata per la nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo si sarebbe dovuta dimettere da sindaco, in base a quanto disposto dall'allora vigente codice etico del M5S.

"Se la sindaca avesse detto la verità e avesse riconosciuto il ruolo di Raffaele Marra nella scelta del fratello, l'apertura di un procedimento penale a suo carico sarebbe stata assai probabile. Lei era consapevole che in casi di iscrizione a modello 21 (ovvero come indagata in un fascicolo penale, ndr) rischiava il posto e per questo menti'"

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha replicato che "Nella prassi esplicativa l'espulsione non fu mai applicata, sia per Pizzarotti sia per Nogarin. Pizzarotti fu sospeso per non aver comunicato le indagini a suo carico. Se fosse stato come sostiene il pm non mi sarebbe stata consentita nemmeno la candidatura. La prassi del codice etico era diversa".

I protagonisti del processo Raggi

Raffaele Marra, ex capo del Personale del Comune, considerato molto vicino al sindaco Raggi, finisce in manette per corruzione: secondo l'accusa avrebbe ricevuto un immobile a prezzo di favore mentre era alla guida del Dipartimento politiche abitative, con la giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno.

A ottobre 2016 Raffaele Marra procede come da normativa dell'Anticorruzione alla rotazione di 40 dirigenti comunali: tra loro c'è anche il fratello di Raffaele, Renato Marra, che con ordinanza firmata da Virginia Raggi il 9 novembre 2016 viene promosso dalla Polizia Locale alla guida della Dipartimento Turismo, con aumento di stipendio di 20mila euro. L'ordinanza viene controfirmata dal capo dipartimento, Raffaele Marra. Davanti all'Anticorruzione Raggi sii intesta in toto la scelta, escludendo qualunque interferenza del suo braccio destro.

Per i pm, alla luce di un conflitto di interesse in atto, ci sono gli estremi per indagare il sindaco Raggi, che a gennaio 2017 risulta iscritta nel registro per abuso d'ufficio e per falso ideologico. Tuttavia dalle conversazioni private tra Raggi e Marra si evince come il sindaco non fosse a conoscenza dell'aumento di stipendio e a settembre 2017 la Procura archivia l'accusa di abuso d'ufficio ma rimane in piedi quella per falso: all'Anac Raggi aveva sostenuto di aver fatto tutto in autonomi, ma dagli scambi con Marra finiti agli atti, l'accusa evince che la procedura sarebbe stata seguita a braccetto.

Nell'ultima udienza il tribunale ha raccolto la testimonianza di Carla Romana Raineri, già capo di gabinetto del Campidoglio, che spiega come il suo ruolo - affidatole il 4 agosto del 2016 - fosse in realtà un guscio vuoto: "Qelle che avrebbero dovuto essere le mie funzioni erano state sapientemente esportate a Salvatore Romeo e Raffaele Marra" (rispettivamente capo della segreteria politica e vice capo di gabinetto).

"Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all`allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca.Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine".

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Commenti (1)

  • Tanto non fa niente anche se c'è, è inutile

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