Decreto dignità (e i suoi fratelli): tutto rinviato, mancano le coperture

Dopo gli annunci, ancora nessun provvedimento politico approvato. Il percorso è accidentato per reddito di cittadinanza, decreto dignità e flat tax: ecco perché i margini di manovra del "governo del cambiamento" sono limitati

Luigi Di Maio

Gli annunci, si sa, sono sempre un'arma a doppio taglio: da un lato assicurano grande attenzione mediatica nell'immediato, dall'altro possono avere un effetto boomerang se, dopo aver alimentato grosse aspettative, vengono disattesi o rimandati. E su questo punto il "governo del cambiamento" non mostra, per ora, un cambio di passo (almeno sulle tempistiche) rispetto agli esecutivi che lo hanno preceduto: tanti annunci, zero provvedimenti in poco meno di un mese.

I margini di manovra per il governo M5s-Lega sembrano essere limitati. E se, come ha ribadito il premier Giuseppe Conte, l'esecutivo rispetterà i parametri economici europei, molte delle promesse fatte in campagna elettorale - dalla flat tax al reddito di cittadinanza, passando per il cosiddetto "decreto dignità" - non potranno probabilmente essere realizzate così come annunciato. Almeno non in tempi stretti. Il timore, concreto anche tra molti elettori dei 5 stelle, è che se ne riparli in autunno.

Il decreto dignità è slittato

Il decreto dignità, annunciato come primo provvedimento da parte del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio il 14 giugno scorso, è slittato. Previsto nel settimo Consiglio dei ministri di ieri, non è "passato": il ministro dello Sviluppo, al termine della riunione, ha comunicato l'approvazione solo della norma più urgente per il rinvio della fatturazione elettronica per i benzinai. Il decreto dignità avrebbe dovuto contenere norme che vietano gli spot sul gioco d’azzardo, i disincentivi alla aziende che ricevono aiuti di Stato e poi delocalizzano e le norme contro la precarietà dei rider. Il testo è pronto, ma l'ostacolo resta quello delle coperture finanziarie, in particolare per il pacchetto fiscale: lo stop è stato deciso dal ministro dell'Economia Giovanni Tria con l'approvazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti (della Lega). Per Di Maio è una questione di pochi giorni, e si dovrebbe chiudere "la settimana prossima, al massimo lunedì o martedì".

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E il reddito di cittadinanza?

Il nodo delle risorse riguarda anche il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle in campagna elettorale. Anche qui lo stop, secondo indiscrezioni, sarebbe arrivato dal ministro all'Economia Tria, con la scelta di frenare sui tempi che sarebbe stata condivisa anche da Giancarlo Giorgetti. "Le coperture per il reddito ci cittadinanza ci sono e saranno inserite nella prossima legge di Bilancio", ha detto oggi Di Maio in un'intervista ad Avvenire, ostentando fiducia. Secondo Repubblica, inoltre, il governo avrebbe già avviato la trattativa con Bruxelles per chiedere una flessibilità fino allo 0,5% del Pil e penserebbe a una legge di Stabilità che si fermi a 18 miliardi.

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Quello delle risorse finanziarie resta l'ostacolo principale, visto che non è così scontato che si possa pescare anche dal Fondo Sociale europeo. Si tratta di un serbatoio (si parla di 3,4 miliardi cofinanziati e ancora inutilizzati) potrebbe essere sfruttato non tanto per la misura vera e propria, non assistenziale e che non lascerà chi percepisce il sussidio di cittadinanza "sul divano" come ha insistito Di Maio, ma per riformare e rafforzare i centri per l'impiego. Le risorse necessarie per questo primo step sono state individuate dallo stesso Movimento in due miliardi di euro, mentre altri 15 ne servirebbero a regime per il reddito di cittadinanza. Difficile trovare "un punto di Pil", dice l'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, ricordando che così come concepito sarebbe comunque il sussidio "più generoso d'Europa".

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A oggi, quindi, il governo si è limitato ad approvare l'annunciato rinvio al 2019 per la fatturazione elettronica per i benzinai, ma con un provvedimento a sé, utile a scongiurare le proteste dei gestori che altrimenti da domenica avrebbero avuto l'obbligo di rifornire le partite Iva rilasciando la cosiddetta e-fattura. La categoria era stata scelta per sperimentare la misura che in ogni caso diventerà obbligatoria anche tra privati a partire dal 2019.

Un "governo del cambiamento" dai ritmi lenti

Dopo l'insediamento del 2 giugno e il varo da allora di un unico decreto - quello sull'emergenza degli uffici giudiziari di Bari, mentre oggi è passato al Senato il dl terremoto che contiene misure urgenti a favore delle popolazioni del centro Italia interessate dal sisma del 2016 - si prospetta un mese dai ritmi lenti per il governo Conte-Di Maio-Salvini. Nella prima settimana di luglio, infatti, sono previste solo una riunione alla Camera, quella del "question time", e l'incontro al Senato dal 3 al 5 luglio per la conversione di due decreti in scadenza varati dal governo Gentiloni. Dopodiché aule chiuse fino al 9. Lunedì 9 luglio alla Camera saranno esaminate due proposte di legge: quella per istituire la Commissione parlamentare antimafia e quella sul ciclo dei rifiuti.

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