Reddito di cittadinanza, così non va: tutti i nuovi guai del "decretone"

Percorso ad ostacoli per la conversione in legge del reddito di cittadinanza: il testo del "decretone" rischia di subire profonde modifiche alla Camera con un allungamento dei tempi. Intanto dopo le proteste di Anpal esplode il caso dei Caf

"Non possiamo accettare le domande per accedere al reddito di cittadinanza". Nuovo contrattempo per il nascente sussidio istituito dal noto "decretone" che ogni giorno si scopre più deficitario. Dopo le note polemiche sulla platea e esclusi, privacy, navigator, raggiri e reale efficacia, il caso del giorno coinvolge gli sportelli Caf che - secondo le previsioni del governo - dovranno ricevere le domande dei richiedenti. Ma, come afferma il coordinatore della Consulta nazionale dei Caf, Massimo Bagnoli: "Manca la convenzione con l'Inps e i 20 milioni stanziati dal governo sono insufficienti". 

Reddito, proteste dei precari e caos domande

Come spiega il rappresentante dei centri di assistenza fiscale ospite del programma 'Attenti al lupo' su Tv2000 la norma dice che i Caf possono occuparsi del reddito di cittadinanza previa convenzione con l'Inps'' che ancora non è stata stipulata, spiega Bagnoli. ''Quindi pur volendo ad oggi i Caf non potrebbero occuparsi delle domande del reddito di cittadinanza''.

Ma anche quando sarà attivata la convenzione, annuncia il coordinatore, ci sarà comunque un problema: ''Abbiamo bisogno di risorse e, in questo momento, i fondi sono insufficienti a garantire ai Caf la possibilità di assicurare il servizio''.

Con il decreto legge che introduce il Reddito di cittadinanza sono infatti stati stanziati appana 20 milioni di euro dal governo, gli stessi che erano presenti nella legge di bilancio 2018. Soldi che, ricorda Bagnoli, ''sono serviti alle Isee del 2018. Quindi questi 20 milioni di euro non sono assolutamente sufficienti''.

Reddito di cittadinanza, le ultime notizie

Intanto prosegue il percorso del "decretone" in Parlamento sulla via della conversione in legge. È infatti arrivato il via libera della commissione Lavoro del Senato che ha dato mandato ai relatori di presentare il testo a Palazzo Madama.

Il provvedimento da lunedì sarà all'esame del Senato. Dopo una partenza rinviata più volte, a causa del voto sull'autorizzazione a procedere nei confronti del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, sul caso Diciotti, i lavori hanno subito un'accelerazione.

Poche le modifiche approvate, che non cambiano il provvedimento nella sostanza. Merito anche della decisione del governo, di rinviare alla Camera le modifiche sui capitoli che dividono la Lega e il Movimento 5 stelle. Forse anche per questa ragione, delle circa 70 proposte di modifica presentate dalla maggioranza oltre la metà sono state ritirate.

Decretone in ritardo, alla Camera sarà modificato

Sarà quindi a palazzo Montecitorio, nel corso della seconda lettura, che dovranno essere affrontati i temi più delicati. Il rischio che i tempi si possano allungare poiché se il testo che uscirà dal Senato sarà modificato alla Camera dovrà ritornare nuovamente in discussione a Palazzo Madama.

A confermare l'intenzione di sciogliere i nodi nel passaggio parlamentare alla Camera è il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Cominardi, che nel corso dell'esame degli ultimi emendamenti ha annunciato che gli argomenti rimasti in sospeso saranno raccolti in ''un pacchetto del governo''.

Ma vediamo ora quali sono le modifiche approvate in Commissione Lavoro a riguardo del reddito di cittadinanza:

  • stretta sui migranti, dovranno munirsi di certificati del paese d'origine tradotti in italiano;
  • controlli per separati o divorziati dopo 1 settembre 2018;
  • esclusione dei condannati per diversi reati, che vanno dal terrorismo alle truffe;
  • maxi sanzione per i datori di lavoro che assumono persone in nero beneficiarie del reddito;
  • attenzione maggiore alle famiglie con figli e disabili ma non risorse in più.

Reddito di cittadinanza, cosa cambia

Sanzioni per lavoro nero e finti divorzi: le sanzioni ai datori di lavoro che impiegano in nero stranieri o minori saranno estese a chi fa lavorare illegalmente i beneficiari del reddito di cittadinanza.

Attenzione anche sui cambi di residenza: se una separazione o un divorzio sono avvenuti dopo il 1° settembre 2019, per poter ottenere il reddito il cambio di residenza deve essere certificato da un verbale della polizia locale.

Niente reddito ai condannati per mafia: Il reddito di cittadinanza sarà revocato in caso di condanna definitiva per i reati di stampo terroristico e mafioso.

Novità anche per chi assume un beneficiario del reddito di cittadinanza: chi licenzia i percettori del reddito prima di 3 anni dall'assunzione dovrà restituire il bonus maggiorato delle sanzioni civili, a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa.

Prima i disabili. I datori di lavoro non in regola con le quote di assunzione dei lavoratori con disabilità, appartenenti alle categorie protette, non potranno ottenere gli incentivi previsti dall'assunzione dei beneficiari.

Regole più rigide per gli stranieri. I cittadini extra Ue senza lo status di rifugiati devono produrre una certificazione rilasciata dalla propria ambasciata e tradotta in italiano per comprovare la composizione del nucleo familiare.

Tutele per papà e mamme. In caso di presenza di un minore nel nucleo familiare - anche in caso di coppia separata - i beneficiari di reddito di cittadinanza potranno ricevere offerte di lavoro in un raggio massimo di 250 chilometri.

Chi perde il reddito. Chi si dimette, salvo nei casi di giusta causa, perde il diritto al reddito di cittadinanza. Non ci sono conseguenze per gli altri componenti del nucleo familiare che prendono il reddito.

Assicurati per il lavoro sociale. Le assicurazioni Inail contro gli infortuni per i beneficiari del reddito di cittadinanza che svolgono servizi sociali non saranno a carico dei Comuni, ma del fondo che finanzia la misura.

Decretone, novità anche per le pensioni

Poche le modifiche alla parte previdenziale decisi dalla commissione lavoro del Senato. La commissione si è concentrata sul Trattamento di fine servizio degli statali (Tfs). Tutti gli statali che aspettano di ricevere la liquidazione potranno ottenere fino a 30.000 euro d'anticipo, come previsto dal decreto legge rdc e quota 100. La commissione Lavoro del Senato ha approvato un emendamento che estende l'opzione anche a coloro che oggi sono in pensione ma che attengono di ricevere il trattamento di fine servizio. Gli statali che andranno in pensione avranno diritto al trattamento di fine servizio dopo tre mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

  • Potrà aderire al finanziamento bancario per la liquidazione del Tfs fino a 30 mila euro anche chi è andato in pensione prima della data di entrata in vigore del decreto.
  • Inoltre, i dipendenti delle amministrazioni dello Stato e degli Enti pubblici, che mantengono il trattamento di fine servizio presso il proprio bilancio, possono ottenere l'erogazione del Tfs entro novanta giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro rinunciando alla detassazione prevista dalla nuova normativa.

Deciso lo stop all'assegno pensionistico per i latitanti ed evasi, mentre è stata estesa la possibilità di presentare le richieste per le pensioni di cittadinanza anche ai patronati.

I concorsi per i precari della scuola

Via libera anche a una norma che riconosce un punteggio maggiore ai precari della scuola nei futuri concorsi. In ottica Quota 100 infatti - con le uscite attese nel comparto -  nei futuri concorsi i titoli varranno il 40% del punteggio complessivo e sarà particolarmente valutato il servizio svolto presso le istituzioni scolastiche del sistema nazionale "al quale è attribuito un punteggio fino al 50% del punteggio attribuibile ai titoli''.

Tridico all'Inps: per il dopo Boeri c'è il papà del reddito di cittadinanza

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