Si vota tra un mese e mezzo ma il referendum è "scomparso dai radar"

L'Agcom chiede con forza a tutte le emittenti radio-televisive di assicurare più spazio nelle prossime settimane al referendum costituzionale del 29 marzo 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari. Fino a oggi "assoluta inadeguatezza"

L'Agcom chiede con vigore a tutte le emittenti radio-televisive di assicurare uno "spazio adeguato" al referendum costituzionale del 29 marzo sulla riduzione del numero dei parlamentari. "Constatata l'assoluta inadeguatezza - afferma l'authority - dello spazio assicurato finora dalle emittenti radio-televisive alla trattazione dell'argomento relativo al 'referendum popolare confermativo del testo della legge costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari', il consiglio dell'Autorità per le comunicazioni ha deciso, anche a valle dell'atto di indirizzo adottato nella riunione del 27 gennaio, di rivolgere un ordine a tutti i fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici affinchè trattino la tematica referendaria in maniera adeguata, per garantire a tutti i cittadini un'informazione completa e obiettiva".

"Non è nel nostro stile richiedere spazi in maniera reiterata e petulante. Ma nelle prossime ore valuteremo se rivolgerci all`autorità giudiziaria per far rispettare leggi e regolamenti". E' quanto si legge in una nota diffusa dalla Fondazione Einaudi a commento dell'ordine dell'Agcom, con la quale l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha constatato l'assoluta inadeguatezza dello spazio assicurato sinora dalle emittenti radio-televisive alla trattazione dell'argomento relativo al referendum popolare confermativo del testo della legge costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari.

Non si può che essere d'accordo su un punto: un referendum che porta al taglio di un terzo del parlamento merita una discussione approfondita e un'informazione completa. Il tema è la democrazia italiana.

Referendum 29 marzo 2020: su cosa si vota

Il 29 marzo 2020 si terrà un Referendum Costituzionale sulla riduzione del numero dei Parlamentari. Il quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana avrà luogo il 29 marzo 2020, per approvare o respingere il testo di legge costituzionale dal titolo "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato in via definitiva dalla Camera l'8 ottobre 2019, che comporta la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori elettivi da 315 a 200.

A differenza di quanto avvenuto alla Camera dei deputati dove la riforma venne approvata quasi all'unanimità, la proposta di riforma era stata precedentemente approvata dal Senato della Repubblica con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti: di conseguenza, come prescritto dall'articolo 138 della Costituzione, il provvedimento non era stato direttamente promulgato proprio per dare la possibilità di richiedere un referendum confermativo entro i successivi tre mesi. Tale facoltà è stata esercitata da 71 senatori, più di un quinto dei membri di tale Camera richiesti dal predetto articolo, che hanno depositato la richiesta di referendum presso la Corte suprema di cassazione il 10 gennaio 2020.

A differenza dei referendum abrogativi, per la validità del referendum costituzionale non è obbligatorio che vada a votare la metà più uno degli elettori aventi diritto: la riforma costituzionale sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi, indipendente da quante persone si recano ai seggi.

Il disegno di legge costituzionale sottoposto ad approvazione si compone di quattro articoli.

  • L'articolo 1 modifica l'articolo 56 della Costituzione riducendo il numero dei deputati da 630 a 400. Il numero dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero passa da 12 a 8.
  • L'articolo 2 modifica l'articolo 57 della Costituzione riducendo il numero dei senatori elettivi da 315 a 200. Il numero dei senatori eletti nella Circoscrizione Estero passa da 6 a 4. Il numero minimo di senatori assegnato ad ogni regione si abbassa da 7 a 3. Nel nuovo testo, inoltre, le due Province autonome di Trento e Bolzano vengono equiparate alle regioni, assicurandosi tre senatori a testa. Rimangono invece invariati i seggi assegnati al Molise e alla Valle d'Aosta.
  • L'articolo 3 modifica l'articolo 59 della Costituzione chiarendo che il numero massimo di senatori a vita di nomina del Presidente della Repubblica non possa in alcun caso essere superiore a 5. In tal modo viene eliminata l'ambiguità del precedente testo costituzionale in cui il limite di 5 senatori a vita poteva intendersi come limite massimo di senatori a vita presenti in Senato oppure come limite massimo di nomine a disposizione di ciascun Presidente della Repubblica (quest'ultima interpretazione fu seguita dai soli Presidenti Sandro Pertini e Francesco Cossiga, che nominarono entrambi 5 senatori a vita, raggiungendo il massimo di 9 senatori a vita di nomina presidenziale contemporaneamente in carica).
  • L'articolo 4 disciplina infine l'entrata in vigore delle nuove disposizioni di legge stabilendo che esse si applicano a decorrere dalla data del primo scioglimento delle Camere successivo alla data di entrata in vigore della legge costituzionale e comunque non prima che siano decorsi 60 giorni dalla predetta data di entrata in vigore.

Taglio dei parlamentari, c'è anche chi dice no

Con il taglio dei parlamentari "emergono  dati di grave incostituzionalità. Infatti si rileva l'art. 57 Cost.  nella parte in cui equipara le province autonome di Trento e di  Bolzano alle Regioni al fine di un numero minimo di Senatori pari a  tre". Lo dicono Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e Tesoriere  del Partito Radicale, e l'avvocato Felice Besostri,   "Con questa riforma, le 5 regioni che avevano 7 seggi con la normativa vigente, ne avranno: il Trentino Alto Adige 6, il Friuli Venezia  Giulia 4, come l'Abruzzo. Umbria e Basilicata da 7 passano a 3. Per  rendersi conto della differenza in Trentino Alto Adige bastano 171.579 abitanti per eleggere 1 senatore. Nel Friuli Venezia Giulia ce ne  vogliono 304.746.Sardegna e Liguria, che avevano 8 seggi ciascuna, ne  avranno 5 e pertanto ci vogliono 327.872 Sardi per la Sardegna per  eleggere un senatore e 314.138 Liguri per lo stesso scopo", spiegano  ancora.

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"In tutte le regioni c'è questa discriminazione, anche per regioni  molto popolose: l'Emilia Romagna con 4.342.135 abitanti avrà col  taglio solo 14 seggi invece di 22, per ciascuno di essi ci vogliono  310.152 Emilian romagnoli, ancora peggio starà la Calabria che con  1.959.050 abitanti avrà 6 seggi, ciascuno dei quali costerà il voto di 326.508 calabresi", proseguono. "La ciliegina è che il Trentino Alto Adige, con 1.029.475 abitanti avrà più seggi della Sardegna, della Liguria, del Friuli Venezia Giulia e lo stesso numero di seggi della Calabria. Tutti con una popolazione molto maggiore in una percentuale variabile tra il 20% del Friuli Venezia Giulia e l'89% della Calabria", dicono ancora gli esponenti del Partito Radicale. "L'art. 3 Cost. tutti i cittadini sono uguali, pertanto un gruppo di esperti costituzionalisti sta redigendo un ricorso per portare in Corte costituzionale questo scandalo. La Corte ha già detto nel 1988 che teoricamente anche le norme costituzionali devono rispettare i principi fondamentali della Costituzione", concludono.

Referendum per il taglio dei parlamentari: tutto quello che serve sapere

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