Jobs Act e Legge Biagi, alle urne per il referendum che riscrive le regole del lavoro

Promosso dalla Cgil, ora al vaglio della Cassazione: i giudici della Suprema Corte decideranno l'11 gennaio se chiamare entro giugno gli italiani alle urne. Tre i quesiti sottoposti al voto popolare per reintegrare l'articolo 18 ed eliminare i voucher

Susanna Camusso, segretaria generale della CGIL dal 3 novembre 2010

Reintegro ed estensione dell'articolo 18, cancellazione dei voucher, reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti: sono questi i tre quesiti del referendum abrogativo che saranno esaminati l'11 gennaio del 2017 dalla Corte costituzionale per vagliarne l'ammissibilità. I primi due riguardano il Jobs Act, l'altro la cosiddetta Legge Biagi. 

Lo scorso 9 dicembre infatti l’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, presieduto da Maria Cristina Siotto, ha promosso i quesiti referendari presentati dal Cgil: il sindacato di Corso d'Italia aveva infatti depositato il 1 luglio scorso in Corte di Cassazione oltre un milione di firme raccolte in meno di 4 mesi per ognuno dei tre quesiti referendari pubblicati il 23 marzo sulla Gazzetta Ufficiale n.69.

Ecco nel dettaglio i temi dei tre quesiti

REINTEGRO ED ESTENSIONE DELL'ARTICOLO 18

Si chiede l'abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi, contenute nel Jobs act.  In particolare, oggetto del quesito referendario è il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 recante "Disposizioni urgenti in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti in attuazione della legge del 10 dicembre 2014, n. 183". In base a quanto previsto dal Jobs act - spiegano dal sindacato - un licenziamento ingiustificato prevede il pagamento di un'indennità che cresce con l'anzianità di servizio, con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità.

Se il referendum promosso dalla Cgil avesse riscontro positivo in caso di licenziamento disciplinare giudicato illegittimo, si avrebbe il reintegro nel posto di lavoro, un diritto che viene estenso anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, fino a 5 dipendenti. Per le aziende con meno di 5 addetti, il reintegro non sarà automatico ma a discrezione del giudice. In caso di reintegro, sarà il lavoratore a scegliere il risarcimento congruo o il rientro. Spiega la Cgil: "Il referendum vuole ripristinare un principio fondamentale di giustizia nel lavoro". 

APPALTI: REINTRODUZIONE DELLA PIENA RESPONSABILITA' SOLIDALE

Si richiede l'abrogazione di parte dell'art. 29 della Legge Biagi. In particolare, si tratta del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante "Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30 comma 2". In sostanza, il quesito chiede che ci sia un'uguale responsabilità, in tutto e per tutto, tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro.

La Cgil spiega che l'abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti vuole difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell'occupazione nei casi di cambi d'appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo. L'obiettivo è rendere il regime di responsabilità solidale omogeneo e applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro.

VOUCHER: CANCELLAZIONE DEL LAVORO ACCESSORIO

Il quesito chiede l'abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio contenute nel Jobs act. Oggetto del referendum è, in particolare, l'abrogazione degli art. 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 recante "Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'art. 1 comma 7 della legge 10 dicembre 2014, n. 183". La Cgil sottolinea che il 2015 ha visto un boom dell'utilizzo dei voucher, i buoni utilizzati come sistema di pagamento per il lavoro occasionale di tipo accessorio, creati per cercare di regolarizzare le piccoli mansioni pagate da sempre in nero.

Se vincono i sì al referendum vengono cancellati i voucher "attraverso cui, sempre più spesso  - spiega il sindacato - il lavoratore accetta impieghi barattati al ribasso e vede azzerati i propri diritti con una risibile contribuzione ai fini previdenziali. Il loro abuso determina una sommersione anzichè un'emersione del lavoro nero e irregolare". 

DAL REFERENDUM AL NUOVO STATUTO

I quesiti del referendum abrogativo sono a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil "Carta dei Diritti Universali del Lavoro" ovvero il nuovo Statuto di tutte le Lavoratrici e di tutti i Lavoratori scaricabile a questo link. Lo Statuto è fatto di tre parti, una prima che enuncia i princìpi universali; poi le norme di legge che danno efficacia generale alla contrattazione e codificano democrazia e rappresentanza per tutti; infine una riscrittura dei contratti di lavoro.

Il principio è quello di avvicinare attraverso la contrattazione inclusiva i trattamenti e le condizioni di lavoro, cancellando disuguaglianze e divisioni tra lavoratori differenziati dalle forme di lavoro: subordinato, parasubordinato, autonomo, nelle loro tante moltiplicazioni che spesso portano a ridefinirli come atipici, flessibili, precari, discontinui, finti o veri autonomi, professionisti.

La legge proposta dalla Cgil riscrive il Diritto del lavoro, rovesciando l’idea che sia l’impresa, che rappresenta il soggetto più forte, a determinare le condizioni di chi lavora, cioè del soggetto più debole, prevede l’estensione di modelli di partecipazione a tutti i lavoratori, regole per la rappresentanza che unificano pubblico/privato, aziende di grandi/piccole dimensioni, lavoratori standard/atipici, introduce norme specifiche per i lavoratori autonomi.

La contrattazione assume quindi un'efficacia generale: quando la maggioranza delle organizzazioni rappresentative, in virtù di una certificazione trasparente e generalizzata, sottoscrive un contratto, avendo consultato in modo certificato i lavoratori, esso ha efficacia per tutti i lavoratori afferenti a quell’ambito contrattuale.

Le regole attualmente contenute in accordi pattizi in materia di rappresentanza, democrazia e contrattazione hanno, con la proposta di nuovo Statuto, una loro traduzione in legge. Le organizzazioni dei lavoratori ma anche quelle dei datori di lavoro dovranno certificarsi, beneficiando così di una rappresentatività reale e di un sistema di regole democratiche che restituiscano all’autonomia delle parti.

Per quanto riguarda i licenziamenti, faccendo seguito all'eventuale abrogazione del Jobs Act, la legge di iniziativa popolare vuole reintrodurre il principio di licenziamento illegittimo prevedendo l’estensione del sistema sanzionatorio a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dal numero di dipendenti a differenza della precedente norma che differenziava il diritto al reintegro sopra e sotto i 15 dipendenti.

Il reintegro avviene in tutti i casi di nullità (discriminazione, violazione normativa di tutela della parità e della maternità, motivi illeciti), in caso di  invalidità del licenziamento individuale comminato per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, con previsione di un sistema risarcitorio commisurato alla retribuzione; come forma sanzionatoria generale nei casi di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, per violazioni procedurali e sostanziali, con previsione di un sistema risarcitorio commisurato alla retribuzione; nei casi di violazione della disciplina procedurale e sostanziale (effettiva sussistenza della causale economica e criteri di scelta) in materia di licenziamento collettivo. In tutti i casi di reintegro, al lavoratore viene lasciata l’alternativa di scegliere tra il risarcimento congruo o il reintegro.

Anche quando il licenziamento individuale o collettivo per giustificato motivo oggettivo è riconoscibile come legittimo, si introduce una forte responsabilizzazione dell’impresa nei confronti dei lavoratori licenziati prevedendo una misura di politica attiva. Per le imprese sotto i 5 dipendenti, laddove non vi sia volontà del lavoratore o condizione per l’impresa di reintegro, il giudice dispone una soluzione equa e ragionevole. Viene rafforzata la tutela processuale, cancellato il contributo unificato e resa accessibile la giustizia del lavoro a tutti i lavoratori, ripristinato il ruolo del giudice nella valutazione della proporzionalità della sanzione.

A differenza dello Statuto del 1970, la nuova Carta si applica a tutti i lavoratori e vuole introdurre nuove tipologie contrattuali. Oltre al contratto di lavoro a tempo indeterminato, si riscrivono le regole di quelle poche tipologie contrattuali in grado di soddisfare l’esigenze delle imprese: dai contratti a termine (ripristinando la causale e i limiti all’utilizzo), alla somministrazione (che ridiventa a termine), al part-time e all’apprendistato.

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Commenti (3)

  • Andare a spendere altri 400 milioni di euro per cosa? Chi è ancora convinto di essere in democrazia e che il voto serva a qualcosa? Si è votato invano contro il finanziamento pubblico dei partiti, contro il governo Renzi dove col no dovevano andare a fare qualcosa i suoi fedelissimi inclusa la boschi.... Basta!

  • cgil mi raccomando, adesso che vi siete svegliati cercate di non ricadere subito in letargo

  • Il referendum si farà, le elezioni politiche senza insurrezione popolare NO.

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