Referendum Jobs Act, al voto in primavera o elezioni anticipate: le opzioni del Governo

Secondo quanto prevede la legge il referendum dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno. Polemiche per la bocciatura del quesito sulle modifiche all'articolo 18 relative ai licenziamenti illegittimi. Il leader della Lega Nord Matteo Salvini accusa i giudici costituzionali di aver assunto una decisione politica

Dopo la decisione della Consulta, che ha dato il via libera a due dei referendum in materia di lavoro su voucher e responsabilità solidale per gli appalti introdotte con il Jobs act, la consultazione referendaria, secondo quanto prevede la legge, dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi.

Italiani al voto quindi in primavera salvo elezioni anticipate: in questo caso, la legge (articolo 34 della legge 352 del 1970, che regola l'iter referendario) prevede che i referendum abrogativi che hanno avuto il via libera dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale vengano 'congelati' fino all'anno successivo."I termini del procedimento per il referendum - prevede ancora la legge - riprendono a decorrere a datare dal 365esimo giorno successivo alla data delle elezioni".

Polemiche invece per la bocciatura del quesito sulle modifiche all'articolo 18 relative ai licenziamenti illegittimi. Il leader della Lega Nord Matteo Salvini accusa i giudici costituzionali di aver assunto una decisione politica: "Dalla Consulta sentenza gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero - commenta Salvini - Temendo una simile scelta anche sulla legge elettorale il prossimo 24 gennaio, preannunciamo un presidio a oltranza per il voto e la democrazia sotto la sede della Consulta a partire da domenica 22 gennaio". 

Rabbia anche dalla capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto:  "Non condividiamo la decisione di dichiarare inammissibile il più importante e significativo tra i referendum sul lavoro, quello sull'articolo 18". "E' difficile evitare il dubbio che abbiano prevalso considerazioni di natura politica più che costituzionale. Ora - prosegue De Petris - è dovere del governo fissare subito la data dei due referendum approvati dalla Corte e non cercare di aggirarli con espedienti e trucchi. Ricordiamo che il quesito referendario propone l'abolizione dei voucher e non una loro semplice revisione: rimaneggiare i voucher per evitare il referendum significherebbe espropriare il popolo del suo diritto costituzionale a esprimersi col referendum".

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