Jobs Act, il referendum spaventa il governo: "Elezioni politiche entro giugno"

La Corte Costituzionale nella camera di consiglio dell'11 gennaio tratterà dell'ammissibilità delle richieste relative a tre referendum popolari abrogativi in materia di lavoro e jobs act. In caso di "via libera", il Governo avrà sei mesi per fissare la data delle votazioni. Poletti: "Andremo al voto presto, prima del referendum sul Jobs Act"

Poletti giura da ministro con Gentiloni e Mattarella (Ansa)

ROMA - "Mi sembra che l'atteggiamento prevalente sia quello di andare a votare presto, quindi prima del referendum sul Jobs Act". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, conversando con i cronisti al Senato ha commentato la decisione della Corte Costituzionale che nella camera di consiglio dell'11 gennaio 2017, in aggiunta alle altre cause già fissate, tratterà dell'ammissibilità delle richieste relative a tre referendum popolari abrogativi in materia di lavoro e jobs act proposti dalla Cgil con il sostegno di Sinistra Italiana. 

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TRE REFERENDUM SUL JOBS ACT - I tre referendum praticamente annullerebbero il cuore della riforma voluta da Renzi e considerata il fiore all'occhiello dell'esperienza di governo dell'ex sindaco fiorentino. Un quesito, quindi, sarà per cancellare i voucher. Un altro per tornare all'articolo 18 nelle aziende sopra i 5 dipendenti. Un altro ancora per garantire che le imprese subappaltatrici paghino i contributi ai loro dipendenti. L'obiettivo è quindi quello di tornare alle "vecchie" protezioni contro i licenziamenti senza giusta causa.

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IL PD E LA PAURA DEL VOTO - Intanto nel Pd cresce la paura: "Potrebbero essere un problema". Se i quesiti passassero e non si andasse a votare a giugno il rischio sarebbe quello di spaccare ulteriormente il Pd e la società". Un motivo in più, secondo la maggioranza Dem, per andare a votare. La questione è semplice: votare per le elezioni nazionali dopo una campagna referendaria che si preannuncia dura almeno quanto quella sul referendum costituzionale potrebbe avere strascichi pesanti. Da qui, le due ipotesi in mano alla maggioranza: o si sciolgono le Camere prima e si fanne le elezioni politiche a giugno, e così saltano i referendum, o si dovrebbero modificare le norme in Parlamento, aggirando così il referendum.

IL PD APRE ALL'IPOTESI GIUGNO - "Giugno è una data realistica per tornare alle urne". La conferma arriva dal vice-segretario Pd Lorenzo Guerini. Durante la registrazione di Porta a porta, Guerini ha spiegato: "Il G7 importante è a maggio, poi ci sono i G7 'di settore'... Ma volendo si può votare a giugno. È' tutto un ragionamento italico dire che non si possono fare le elezioni perché ci sono appuntamenti internazionali. C'è un governo in carica...". Per Guerini "il tema vero è la legge elettorale: ci sono partiti che utilizzano il tema della legge elettorale per non andare al voto. Tendendo conto degli interessi dell'Italia, delle scadenze internazionali, penso che quella (giugno, ndr) sia una data possibile".

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