Reddito di inclusione: "Da luglio 2018 sarà a tutti gli effetti universale"

Il ministro Poletti spiega le strategie alla base del Rei, finanziato con le risorse del fondo povertà

Il Reddito di inclusione (REI) è una misura di contrasto alla povertà dal carattere universale, condizionata alla valutazione della condizione economica. I cittadini possono richiederlo dal 1° dicembre 2017 presso il Comune di residenza o eventuali altri punti di accesso che verranno indicati dai Comuni. Non solo un sussidio economico, ma soprattutto un programma di inserimento sociale e lavorativo che punta alla riconquista dell'autonomia delle famiglie più vulnerabili attraverso la valorizzazione e lo sviluppo delle competenze. È questa la strategia alla base del Reddito di inclusione (REI), la prima misura unica di contrasto alla povertà. Ne hanno parlato a Milano, nel corso del primo dei due eventi di lancio del REI (il secondo si è tenuto a Bari), il Ministro del lavoro e delle politiche pociali, Giuliano Poletti, il direttore generale per la lotta alla povertà e per la programmazione sociale, Raffaele Tangorra, il presidente dell'INPS, Tito Boeri, l'assessore Politiche Sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, e il portavoce di Alleanza contro la povertà, Roberto Rossini.

L'incontro ha offerto l'occasione di chiarire il funzionamento della nuova misura introdotta dal decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017, e per illustrare il percorso di definizione e rafforzamento della rete dei servizi territoriali che ne sostiene l'operatività, anche attraverso le risorse del PON Inclusione. "Il Reddito di inclusione (REI) è oggi uno strumento importante, è un passo lungo un percorso che era partito con il Sostegno per l'inclusione attiva (SIA) e che continuerà nel tempo, perché abbiamo bisogno di costruire una infrastruttura e un modo di lavorare condiviso tra tutti gli attori", ha detto il Ministro Poletti.  Una misura che, in questa prima fase di applicazione, si rivolge ad un bacino di 1,8 milioni di persone e 500mila nuclei famigliari, e che da luglio 2018, grazie alle modifiche previste dalla legge di bilancio, potrà ampliare la sua portata grazie al venire meno dei requisiti familiari, raggiungendo una platea di potenziali beneficiari pari a oltre 700mila famiglie, per un totale di 2,5 milioni di persone.

Rei, chi può chiederlo e cosa cambia nel 2018

La portata e i risultati degli interventi, tuttavia, non sono scontati: molto dipenderà dalla capacità del 'sistema' composto dai diversi attori convolti di raggiungere e prendere in carico i potenziali beneficiari delle misure. "Il lavoro è lungo - ha spiegato Poletti - quando parliamo di povertà parliamo di fenomeni sociali complessi e delicati, tanto che è sempre più necessario ragionare di lotta 'alle' povertà. Non esiste solo una povertà e non c'è solo il problema del reddito, esiste anche la povertà educativa e abitativa. Per questo dobbiamo costruire organicamente delle politiche che siano in grado di tenerne conto". Il successo degli interventi dipenderà dalla qualità delle sinergie che si stanno sviluppando tra i diversi attori coinvolti. "Se c'è qualcuno che pensa che questo tema possa essere risolto dal ministero o da un comune o da una associazione, commette un errore gigantesco - ha sottolineato il Ministro. La misura avrà successo non tanto sulla base del numero di beneficiari o dell'importo erogato, ma se saremo in grado di costruire una infrastruttura, una rete di servizi, una comunità accogliente in grado di aiutare le persone a uscire dalle condizioni di difficoltà e povertà".

Il REI è finanziato con le risorse del fondo povertà: 1,845 miliardi di euro in parte destinati a rafforzare i servizi. Il punto di partenza erano stati i 50 milioni di euro una tantum del 2012. La svolta è avvenuta nel 2017 con il nuovo SIA, il sostegno per l'inclusione attiva, che il governo ha inserito come misura ponte fino all'introduzione del REI. Ma la legge di bilancio in discussione in Parlamento già rilancia: 300 milioni di euro in più nel 2018, 700 nel 2019, 900 dal 2020. Tenuto conto del PON Inclusione, dal 2020 si sfiorano i 3 miliardi di euro. "Il fatto di aver messo nella legge il fondo alla povertà - ha concluso il Ministro Poletti - è la prima garanzia che queste cose le potremo fare. Sappiamo che nei prossimi anni avremo le risorse. Sta a noi adesso".

Il PON Inclusione

​​Con il Programma Operativo Nazionale (PON) Inclusione 2014-2020, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, per la prima volta i fondi strutturali intervengono a supporto delle politiche di inclusione sociale. Il PON, in particolare, inte​nde contribuire al processo che mira a definire i livelli minimi di alcune prestazioni sociali, affinché queste siano garantite in modo uniforme in tutte le regioni italiane, superando l'attuale disomogeneità territoriale. Attraverso l'asse 1 e l'asse 2, circa l'85% delle risorse del Programma, il cui budget complessivo è pari a circa 1,2 miliardi di euro, viene destinato a supportare l'attuazione del  Sost​egno per l'inclusione attiva (SIA), ora Reddito di inclusione (REI), misura nazionale di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un sussidio economico condizionale alla adesione del nucleo familiare a un progetto di attivazione sociale e lavorativa. I due Assi prevedono anche azioni volte a potenziare la rete dei servizi per i senza dimora nelle aree urbane.

Il Programma sostiene inoltre la definizione e s​perimentazione, attraverso azioni di sistema e progetti pilota, di modelli per l'integrazione di persone a rischio di esclusione sociale, nonché la promozione di attività economiche in campo sociale (asse 3) e, infine, azioni volte a rafforzare la capacità amministrativa dei soggetti che, ai vari livelli di governance, sono coinvolti nell'attuazione del Programma (asse 4).​ Il PON Inclusione si raccorda con i Pro​grammi Operativi regionali, nonché con il FEAD (Fondo di aiuti europei agli indigenti) e con il PON Città Metropolitane.
 

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