Asse Grillo-Renzi, il partito del non voto fa proseliti. L'ex premier: "Folle andare alle urne"

Il senatore Pd si schiera a favore di un governo istituzionale "che permetta di votare il referendum sulla riduzione dei parlamentari " ed "eviti l'aumento dell'Iva". Ieri il fondatore del M5s aveva detto: "Altro che elezioni subito, salviamo l'Italia dai barbari"

Matteo Renzi

Si allarga il partito del non voto. Dopo Beppe Grillo e Giuliano Pisapia anche Matteo Renzi, a sorpresa, si schiera contro l’ipotesi di tornare subito alle urne. "Qui è in gioco l'Italia, non le correnti dei partiti. Chiederò di parlare e dirò che votare subito è folle" ha detto il senatore Pd in un’intervista al Corriere della Sera. Per Renzi è necessario un confronto in Senato. E comunque prima di passare per le urne bisogna votare la legge sul taglio dei parlamentari e poi "si vada al referendum: siano gli italiani a decidere".

L'appello di Renzi: "Ci vuole un governo istituzionale"

"Faccio un appello a tutti. Dalla Lega ai 5 Stelle, da Forza Italia alla sinistra radicale, dalle Autonomie ai sovranisti fino ai gruppi parlamentari del Pd, della cui tenuta non dubito. A tutti. Ci vuole un governo istituzionale che permetta agli italiani di votare il referendum sulla riduzione dei parlamentari, che eviti l'aumento dell'Iva, che gestisca le elezioni senza strumentalizzazioni", sottolinea Renzi.

"Penso che quando Mattarella inizierà le consultazioni - rileva - una parte dei parlamentari dovrà aver già espresso la propria adesione a questo disegno. Così il presidente potrà valutare l'eventuale incaricoa un premier autorevole. A lui toccheranno le scelte: noi dobbiamo consegnargli una ipotesi concreta".

 L’apertura di Renzi ad un governo istituzionale in realtà non arriva troppo a sorpresa. Già ieri molti osservatori avevano rivelato che un drappello molto nutrito di parlamentari vicini a Renzi, temendo la mancata rielezione, sarebbero disposti a prolungare l’esperienza di questa legislatura.

L’ex premier però aveva fatto spallucce: "Oggi - scriveva Renzi neanche 24 ore fa - i giornali sono pieni di retroscena su accordi segreti tra noi e i Cinque Stelle. Qualcuno già ipotizza che io possa votare la fiducia a Fico premier. E perché non Toninelli premier allora? O Di Battista? Sono ragazzi così preparati e competenti? Dai, ragazzi, non scherziamo". 

Zingaretti vuole tornare al voto

Chi non è d’accordo con l’ipotesi di un governo di transizione è Nicola Zingaretti che invece, come Matteo Salvini, vorrebbe passare per le urne senza neppure andare alle primarie. Per Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano ed eurodeputato Pd, prima di andare al voto serve invece "un governo di transizione che prepari le elezioni e si incarichi di raddrizzare la barra economica. Salvini? È in atto una deriva autoritaria". 

Grillo: "Altro che elezioni, salviamo l'Italia dai barbari"

Renzi e Pisapia hanno trovato un alleato in Beppe Grillo. Ieri il fondatore del M5s ha detto senza mezzi termini che andare subito alle urne non è la soluzione. "Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle. E che l’estate ci illumini, in alto i cuori!".

E ancora: "Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il Paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo. Un complesso di Edipo in avvitamento che è soltanto un’illusione".

Le posizioni di Di Maio e Fico

"Beppe è con noi ed è sempre stato con noi! Il vero cambiamento è il taglio dei parlamentari. Le vere elezioni si fanno con 345 poltrone in meno. Serve cambiare. E subito!" ha commentato su Facebook il leader del M5S Luigi Di Maio, rilanciando il post sul blog di Grillo contro Salvini. Il capo politico dei grillini ha sempre detto di voler correre subito al voto, ma di questi tempi nessuno può escludere una clamorosa retromarcia specie se benedetta dal fondatore. 

Intanto con un post sui social Roberto Fico ha ricordato che sono i presidenti di Camera e Senato a convocare le Camere. "Nessun altro. La programmazione dei lavori dell’aula si stabilisce all’interno di una riunione chiamata conferenza dei capigruppo e in nessun altro luogo". E "il Presidente della Repubblica è il solo che può sciogliere le Camere e convocare le elezioni anticipate - ha ammonito l'esponente del M5s -, nessun altro".

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