Cgil: "Sciopero generale contro la riforma del lavoro"

Il sindacato di Corso Italia chiama alla mobilitazione. La Fiom: "Pronti a tutto". L'Idv: "Sarà Vietnam". Il 31 manifestazione No Debito a Milano

Sciopero generale di 8 ore con manifestazioni territoriali e altre 8 per assemblee. Reagisce così la Cgil a una riforma che viene vista ad alto "rischio espulsione di massa dal mercato del lavoro in due anni".

Immediata l'adesione allo sciopero della Fiom-Cgil. Il leader delle tute blu, Maurizio Landini, avverte: "Siamo pronti a tutto per contrastare questa follia che cancella l'articolo 18". I metalmeccanici sono pronti a contrastare "con ogni mezzo e con ogni forma di protesta democratica questa riforma, nelle fabbriche e nel paese". Semplici e lapidarie le motivazioni: "Questa riforma non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori ma rende più facili i licenziamenti".

Opposizione politica - Schierati duramente sul no alla riforma, i parlamentari dell'Italia dei Valori annunciano, tramite il leader Antonio Di Pietro: "Siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati. L'esecutivo sta rimandando a epoca lontana (al 2017, ndr) i nuovi ammortizzatori sociali, ma interviene da subito sull'articolo 18, trasformandolo in una specie di scalpo da consegnare alla Banca Centrale Europea e non certo all'Europa, che è ben attenta a non colpire, in questa delicata fase di crisi, i diritti e le capacità di consumo delle famiglie e dei lavoratori".

Partito democratico in difficoltà - Da una parte Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, che parla di "alcune parti positive"  come "la riduzione della flessibilità in entrata" ma sull'articolo 18 spiega che "non va bene perchè è profondamente sbagliato aumentare la possibilità di licenziamento per motivi economici". Sulla stessa linea critica Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd, che ha sottolineato come "quando ho sentito Monti in conferenza stampa parlare di accordo con tutti, tranne con la Cgil, mi è parso di risentire Sacconi". Dall'altra parte rispetto a Damiano e Fassina si pone però Pietro Ichino, per il quale "nella riforma del Governo Monti c'è molto materiale programmatico del Pd". Il tutto con la lapidaria posizione di Pierluigi Bersani che critica lo strappo di Monti: "Accordo? Non so se si può chiamare così"

Opposizione di piazza - Da sinistra, intanto, parte una forte mobilitazione contro la riforma e, più in generale, contro le misure anticrisi imposte da Bruxelles. Il prossimo 31 marzo a Milano migliaia di persone scenderanno in piazza, chiamate dal comitato No Debito guidato da Giorgio Cremaschi del comitato centrale Fiom-Cgil e dai sindacati di base, per protestare "contro un governo che persegue la distruzione dei diritti sociali e del lavoro" ha spiegato Cremaschi, specificando che "da oggi partirà una campagna molto chiara: non votare i partiti e i parlamentari che votano questa contoriforma". Sullo stesso percorso si è inserita la Federazione della Sinistra che da alcune settimane ha lanciato una raccolta firme in difesa dell'articolo 18. 

Manifestazione a Milano - L'appuntamento lanciato dal comitato No Debito, al quale si aggregheranno partiti della sinistra, movimenti (tra i quali i No Tav), pezzi di Fiom-Cgil, sindacati di base e studenti, dal titolo "Occupiamo Piazza Affari" è per sabato 31 marzo alle ore 14 per un corteo che partirà dall'Università Bocconi a piazza Affari.

 

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