Riforma del lavoro, non c'è l'accordo. Si va in Parlamento

Fumata nera al tavolo delle trattative. Al centro dello scontro l'articolo 18. La Cgil: "Vogliono i licenziamenti facili". Monti: "Verbale dell'incontro base per le Camere"

Prosegue senza sosta il confronto sulla riforma del mercato del lavoro tra governo e parti sociali. Terminato l'incontro iniziato stamattina con i leader sindacali, il premier Mario Monti ha incontrato i rappresentanti delle imprese. Attorno al tavolo delle trattative, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il presidente di turno di Rete Imprese, Marco Venturi, e il numero uno di Abi, Giuseppe Mussari. Terminato il ciclo di incontri con le parti sociali, ora l'ìattenzione è tutta per il vertice tra esecutivo e parti sociali delle 16 che si terrà sempre a Palazzo Chigi.

Strada in salita - A poco sembra valso l'incontro notturno tra il ministro del Lavoro Elsa Fornero e i sindacati. La strada resta in salita, e sono ancora molti i nodi da sciogliere, in primis la questione dell'articolo 18.

Reazioni: Cgil vicina alla rottura - Se dalla Cisl traspare un moderato ottimismo sul buon esito delle trattative, è dalla Cgil che arrivano le critiche più dure ai termini dell'accordo: la segreteria della Cgil si è riunita immediatamente dopo l'incontro di questa mattina a Palazzo Chigi mostrando forti perplessità su buon esito della trattativa. "Nonostante gli sforzi unitari per costruire una mediazione con il governo, l'esecutivo ha manifesatto l'intenzione di manomettere l'articolo 18. E' quindi più che fondato - il commento dei vertici del sindacato di Corso Italia - il timore che in realtà l'obiettivo primario del governo non sia un accordo positivo per il lavoro ma i licenziamenti facili".

Napolitano, ieri l'incontro, oggi le proteste - Ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto il ministro del Lavoro Elsa Fornero e il premier Mario Monti per quasi un'ora dopo aver chiesto alle parti sociali in causa di farsi carico "solidalmente dell'interesse generale" arrivando a un accordo quanto prima. Oggi i partiti della Federazione della Sinistra e i sindacati di base (Usb) sono in presidio a piazza Montecitorio per protestare contro i termini dell'accordo in discussione e non hanno lesinato critiche al presidente della Repubblica: "Considero gravi e fuori luogo le parle di Napolitano che propongono politiche economiche di destra come se fossero una necessità obbligata" ha spiegato ai cronisti il leader del Prc Paolo Ferrero. "Il rispetto che è dovuto al Presidente della Repubblica per il suo ruolo istituzionale - aggiunge - ha un corrispettivo nel profilo istituzionale delle sue esternazioni. Con le parole di Napolitano ci troviamo al contrario di fronte ad una presa di posizione politica, di parte, che come tale deve essere giudicata. La proposta del rigore avanzata dal Presidente Napolitano è completamente sbagliata e riproduce la disastrosa politica perseguita in Germania dopo la crisi del '29 e che ha aperto - con 5 milioni di disoccupati - la strada alla vittoria del nazismo".

Negoziato alla fase conclusiva - Il nodo da sciogliere resta l'articolo 18. Il governo - riferiscono fonti sindacali all'Ansa - non si sarebbe «mosso di un millimetro» dalla sua linea. I sindacati guardano all'unità ma le posizioni, alla prova dei fatti, restano tutte da verificare. Sull'altro fronte, le piccole imprese dicono di essere «più vicini, non alla fine ma più vicini» ad un accordo, come afferma il presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi, lasciando Palazzo Chigi dopo gli incontri informali. Confindustria ha sempre sostenuto un intervento sostanziale sull'articolo 18 che lasci il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori e fissi l'indennizzo per tutti gli altri. Ma dal tavolo tecnico «non ci sono state risposte positive» anche se su alcuni punti importanti si sta lavorando, riferisce il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli. Prima di loro (insieme a Confindustria ed Abi) avevano lasciato Palazzo Chigi i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, andati via in auto, e Giovanni Centrella. Camusso, tornata nella sede di Corso d'Italia non ha partecipato alla conferenza stampa in calendario sui risultati delle elezioni delle Rsu ma ha riunito la segreteria nazionale per informarla sull'esito dell'incontro di questa mattina in vista del vertice di oggi pomeriggio. Il rischio che si arrivi alla rottura sull'articolo 18 è quantomai concreto.

Monti: "Un verbale di base" - Più che alla ricerca di un accordo su un documento di tipo contrattuale, l'obiettivo è quello di verbalizzare le varie posizioni al tavolo, sia in accordo che in disaccordo, su cui basare la costruzione del testo che il tavolo porterà all'esame del Parlamento, che resta "interlocutore principale" dell'esecutivo. "Obiettivo di questa riunione è la verbalizzazione delle varie posizioni, più che pensare a un documento contrattuale. 

Fornero: "Dialogo aperto" - "Il dialogo tra Governo e parti sociali non finisce qui ma continua per la scrittura delle norme" ha spiegato il ministro Elsa Fornero.

Prime indiscrezioni, cambia l'articolo 18 - Cambia l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Il reintegro è previsto solo per i licenziamenti discriminatori, per quelli disciplinari sarà il giudice a decidere tra reintegro e indennizzo (fino a un massimo di 27 mensilità), mentre per quelli economici è previsto solo l'indennizzo (da un minimo di 15 a un massimo di 27 mensilità). Questo quanto il ministro Fornero ha illustratoalle parti sociali durante il vertice a palazzo Chigi. Per quanto riguarda i contratti a termine, il ministro ha annunciato un'aliquota addizionale dell'1,4% per finanziare la nuova assicurazione sociali per l'impiego. "Vincoli stringenti saranno posti sui contratti intermittenti e a progetto mentre per le partite Iva è prevista l'introduzione di criteri di lavoro subordinato dopo sei mesi se la prestazione di lavoro è presso un committente". 

 

 

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