Soldi ai partiti, è tempo di riforma

I casi Lusi e Belsito, Margherita e Lega Nord, chiamano la politica a una regolamentazione dei contributi elettorali. Ma la fiducia degli italiani è terminata

L'uso distorto dei fondi dei partiti emerso nel caso Lusi e in quello più recente del tesoriere leghista Francesco Belsito fanno crescere l'inquietudine nel mondo politico. Di fronte al moltiplicarsi delle voci che invocano una riforma, il ministro della Giustizia Paola Severino ci tiene a sgombrare il campo dal sospetto di un disinteresse del Governo: "Il ministro della Giustizia - dice - è pronto ad intervenire sul tema del finanziamenti ai partiti, fornendo il proprio contributo tecnico, non appena il Parlamento e i presidenti di Camera e Senato lo richiederanno".

Cosa fare - Per la guardasigilli le modalità di intervento ipotizzabili sono due: una norma da aggiungere al ddl anticorruzione "che affidi ad un soggetto pubblico o privato, dotato di massima autonomia ed indipendenza, il compito di rivedere e certificare i bilanci dei partiti". Oppure "in maniera più ampia e complessiva" si potrebbe predisporre "un provvedimento 'ad hoc' che, se ritenuto urgente, potrebbe anche assumere la forma del decreto legge".

Casini: "Una cosa da fare subito" - Il primo a rilanciare l'appello per una riforma dei partiti nel senso della trasparenza è Pier Ferdinando Casini. Per il leader dell'Udc "c'è una cosa da fare subito: i presidenti di Camera e Senato identifichino una società di revisione e chiedano ai partiti di accettare una verifica immediata. Così si vedrà chi usa i soldi per la politica e chi acquista palazzi". Poi la riforma, da inserire "nella legge anticorruzione che il ministro Severino sta preparando. Oppure il Governo può fare un decreto ad hoc".

Maroni: "Pulizia, pulizia" - I leghisti, investiti dalla bufera, per ora si limitano a tutelare l'immagine del loro leader carismatico: "Anche fosse tutto vero, Bossi non era al corrente", precisa l'ex guardasigilli del Carroccio Roberto Castelli. E Roberto Maroni chiede "pulizia, pulizia, pulizia", ma parla del suo partito.

Pdl: "Dimissioni di Bossi sono allarme" - Ma "le dimissioni di Bossi - ammonisce Osvaldo Napoli del Pdl - sono un'altra spia rossa accesa sul quadro della crisi della politica. Si sta aprendo sotto i nostri piedi un vuoto sistemico pericoloso che è pura illusione pensare di colmare con pannicelli caldi come sarebbero, a questo punto, un più efficace sistema di controlli sul finanziamento dei partiti". Più disponibile il suo capogruppo Fabrizio Cicchitto, "per quanto riguarda il Pdl siamo tranquillissimi", precisa, però la legge "deve essere resa più penetrante".

Pd: "Rifondare la politica" - Beppe Fioroni del Pd la vede in positivo: "Si apre una stagione dove serve la capacità di riformare la legge elettorale, i rimborsi elettorali e rifondare la politica stessa".

Finita la fiducia - Provano a sintonizzarsi sull'onda del malumore popolare i Radicali, che con Mario Staderini ammoniscono: "Bersani, Alfano e Casini non si illudano di riconquistare la fiducia degli italiani con operazioni di maquillage o controlli formali. Gli apparati dei partiti non devono ricevere alcun finanziamento pubblico ma basarsi sulle donazioni di iscritti e simpatizzanti, mentre lo Stato deve garantire servizi alla politica, non solo ai partiti ma anche ai cittadini". Mentre Antonio Di Pietro, leader Idv, in attesa che i tempi maturino per il referendum, annuncia: "Fra pochi giorni inizieremo a raccogliere le firme per una legge che elimini il finanziamento ai partiti e cominci a restituire alla politica italiana la moralità che ha perso".

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