Salvini ora sconfessa il reddito di cittadinanza: "Solo una toppa"

La campagna elettorale allontana sempre più gli alleati di governo. Oggi il vicepremier da Budapest sprona ad attuare la Flat tax: "Col reddito di cittadinanza per aiutare chi non ce la fa, ma il Paese lo fai ripartire dando lavoro altrimenti la vedo difficile"

Il vicepremier Matteo Salvini osserva con il cannocchiale il muro anti-migranti costruito al confine con la Serbia, 02 maggio 2019. ANSA/MATTEO GUIDELLI

Il reddito di cittadinanza è una "toppa": lo dice ad una platea più che mai internazionale Matteo Salvini prendendo le distanze da quello che è la misura simbolo del Movimento 5 stelle. Non è necessario ricordare di quanto il clima di campagna elettorale allarghe le distanze tra i due alleati di Governo, ma tra Salvini e Di Maio il tessuto del dialogo è quanto mai logorato per non dire strappato.

Asse Orban-Salvini "per proteggere confini e cultura d'Europa"

Salvini, in conferenza stampa a Budapest, ha rilanciato la Flat tax descrivendo la misura come prioritaria per far ripartire il paese " spero che nessuno rallenti quella che è emergenza nazionale" spiega, prima di menare di fendente contro i colleghi di governo. 

"Far ripartire il paese è una priorità, puoi mettere una toppa come il reddito di cittadinanza, ma serve altro"

Sono passati appena 4 mesi dalla conferenza stampa del decretone in cui Salvinim Conte e Di Maio presentavano le misure simbolo del governo gialloverde. Già allora i più notarono come alle foto di rito Salvini mostrò la sola slide di Quota 100, a differenza dei colleghi di premier e vicepremier che rivendicavano anche il reddito di cittadinanza. 

salvini conte di maio ansa-2

Nel frattempo, mentre le misure entravano in vigore tra mille problemi (ancora dei navigator non c'è traccia, mentre in tanti si sono lamentati dell'importo del sussidio caricato sulla Rdc Card), si è inserita una campagna elettorale che tra appuntamenti locali e nazionali ha intropidito l'area di governo. 

La bufala della flat tax: l'annunciato shock fiscale che non c'è 

Ma quanto valgono davvero le due misure lo ha chiarito lo stesso Governo nella presentazione del Documento di economia e finanza. Secondo i numeri e le proiezioni del ministero dell'economia il reddito di cittadinanza produrrà 260mila posti di lavoro in tre anni, ma senza effetti sul Pil resta al palo, così come Quota 100 avrà effetti nulli su crescita e consumi.

Dati negativi da Quota 100, impatto "zero virgola" per Rdc

Come si spiega nel Def l'erogazione dei benefici previsti dal Reddito di Cittadinanza comincerà dal mese di aprile. "Ciò dovrebbe fornire uno stimolo ai consumi delle famiglie meno abbienti, che hanno una propensione al consumo più elevata della media".

Inoltre il governo stima che il reddito di cittadinanza potrerà una maggiore occupazione che, nel 2022, potrebbe valere circa 260 mila nuovi posti di lavoro.

Occhio tuttavia al male attavico dell'economia italiana. Lo stesso governo lo ammette nel Def: maggior posti di lavoro non porteranno maggiore produttività.

"Si può ipotizzare che tale incremento nell'occupazione, riconducibile in parte alla maggiore fluidità del mercato del lavoro indotta dal potenziamento dei centri per l'impiego, risulti più pronunciato per le fasce di individui con minori competenze ed esperienza, il che si accompagnerebbe a un calo della produttività media del lavoro rispetto allo scenario base"

"Nel 2022 il prodotto per occupato risulterebbe inferiore di 0,6 punti percentuali rispetto allo scenario base. Il tasso di disoccupazione si accrescerebbe fino a raggiungere nel 2020 un livello superiore rispetto allo scenario base di 1,3 punti percentuali".

Tuttavia secondo il governo, l'impatto macroeconomico del reddito di cittadinanza e di 'quota 100' rispetto allo scenario base, porterebbe ad una crescita del Pil di 0,2 punti percentuali nel 2019, 0,4 punti nel 2020 e di 0,7 e 0,6 punti, rispettivamente, nel 2021 e nel 2022.

Una speranza necessaria anche perché la previsione di crescita media del pil in termini reali per il 2019 scende allo 0,1 per cento, dall'1,0 per cento del più recente documento ufficiale del Governo.

E quota 100? Effetti nulli su crescita e consumi

Nel Documento di economia e finanza il governo certifica che non sarà rispettato il rapporto 1:1 tra pensionamenti e nuovi assunzioni. Infatti a fronte del pensionamento di 100mila dipendenti pubblici nel 2019, l'ipotesi di turn-over sarebbe pari al 35%. Nell'anno in corso dunque saranno in 35 mila a rimpiazzare i dipendenti pubblici in uscita, 1 su 3.

Andrà meglio negli anni successivi: per il 2020 e 2021 il numero previsto di fuoriuscite di lavoratori pubblici sarà di poco superiore a 110 mila unità e il turn-over ipotizzato è prossimo al 100%.

Stime negative invece per l'occupazione nel settore privato: nel Def si stima come l'occupazione possa scendere dello 0,3% nel 2019, dello 0,5% nel 2020, dello 0,4% nel 2021 e dello 0,3% nel 2022.

Quota 100, effetto negativo per l'occupazione

Incidenza totale quindi negativa per quota 100 nel 2019 (-0,3%) e nel 2020 (-0,2%); per poi invertire la rotta nel 2021 (0,1%), come nel 2022.

Inoltre dalle tabelle, allegate al Def, che valutano l'impatto delle misure bandiera del governo M5S-Lega, risulta come l'anticipo pensionistico incida sul Pil di quest'anno per lo 0,0%; il prossimo anno e nel 2021 solo dello 0,1% per poi tornare a impatto 0 nel 2022.  Sul fronte dei consumi l'impatto si gioca sempre sui decimali: 0,1% quest'anno, 0,2% nel 2020-2021; e nessun effetto nel 2022.

Quanto al reddito di cittadinanza, l'incidenza sul pil sarà dello 0,2% nel 2019 e 2020; dello 0,1% nel 2021 e dello 0% nel 2022. Sul versante dei consumi, invece si stima un effetto positivo dello 0,5% quest'anno, poi 0,2% nel 2020, e 0,1% nel 2021 e 2022. La misura dei pentastellati impatta l'occupazione dello 0,1% quest'anno per poi salire allo 0,2% nel 2020 e allo 0,4% nel 2021 e 2022.

Tirando le somme si può dire che l'obiettivo del pareggio di bilancio, mantra dei Documenti programmatici degli anni scorsi, si fa sempre più vago e più lontano. Secondo la bozza del Def il target dell'azzeramento del deficit non sarà raggiunto prima del 2023. 

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